UN BAMBINO NON È UN ADULTO

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“L’ABUSO SESSUALE MINORILE”

di Anna Ferrentino (AF-F)

La storia ci insegna che la mente umana è un processo contorto e inspiegabile come quando ci si imbatte in dinamiche che riguardano i minori. La sottigliezza dei gesti umani verso un indifeso, in questo caso un bambino, lascia interrogativi senza risposta se non elementi per analizzare e in molti casi prevenire o intervenire.

Tra i diversi tipi di maltrattamento, ritroviamo l’abuso sessuale che è definito come “il coinvolgimento di soggetti immaturi e dipendenti in attività sessuali, soggetti a cui manca la consapevolezza delle proprie azioni nonché la possibilità di scegliere”. Si intende quindi il coinvolgimento di un minore in atti sessuali che non comprende completamente, per i quali non è in grado di acconsentire o per i quali il bambino non ha ancora raggiunto un livello di sviluppo adeguato, o che violano la legge e i tabù sociali. L’abuso sessuale sui minori colpisce individui, famiglie e comunità appartenenti a differenti classi socioeconomiche e diverse aree geografiche. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sotto i diciotto anni sono stati vittime di episodi di violenza e sfruttamento sessuale. Studi provenienti da diversi paesi del mondo dimostrano che approssimativamente il 20% delle donne e il 5-10% degli uomini hanno subito abusi sessuali da bambini. I minori possono essere abusati sessualmente sia da adulti che da altri minori, che sono, in ragione della loro età o livello di sviluppo, in una posizione di responsabilità, fiducia o potere nei confronti della vittima. La definizione legale di molestia su minore considera abuso ogni atto di una persona (adulto o altro minore) che con la forza, la coercizione o le minacce costringa un minore ad avere qualsiasi forma di contatto sessuale o di attività sessuale; inoltre include rapporti sessuali e/o comportamenti che prevedono toccamenti sessuali del minore, molestie senza toccamento e utilizzo del minore a scopo sessuale. A volte può non esserci nessun contatto fisico e l’abuso può avvenire online, tramite chat e/o webcam. Ricordiamo che l’abuso sessuale minorile è un comportamento deviante che nell’ordinamento italiano si concretizza come reato. Il caso più frequente riscontrato è l’abuso perpetrato da uno dei genitori a danno dei figli, ossia l’incesto; l’abuso sessuale è sempre un trauma per la vittima, a maggior ragione quando questa persona è in crescita, come nel caso di un minore. I minori vittime di abuso imparano a dirigere verso se stesse la rabbia che hanno provato verso chi le maltrattava, mettendo in atto comportamenti autodistruttivi come l’abuso di cibo, psicofarmaci, droghe o alcool, automutilazioni e tentativi di suicidio.

Molti adulti, vittime di abusi nell’infanzia o nell’adolescenza e cresciuti in famiglie in cui i rapporti erano basati sul dominio, sul potere e sullo sfruttamento dell’altro, hanno interiorizzato il messaggio “o si domina o si è dominati” e questo ha provocato in loro la tendenza a controllare il più possibile le persone che li circondano, per non doversi più trovare nelle condizioni di vittima indifesa oppure la tendenza a cercare relazioni in cui continuare a sottomettersi alla volontà altrui e subire ancora una volta il dominio degli altri. Gli individui “abusati” incontreranno molta difficoltà ad istaurare relazioni soddisfacenti con gli altri e spesso i loro rapporti saranno caratterizzati da instabilità e conflitti. Chi è stato maltrattato da piccolo è stato abituato a sottomettersi al volere di un’altra persona e a rassegnarsi all’impossibilità di cambiare la situazione. Tutto ciò genera in lui un profondo senso di impotenza che lo porta ad essere poco combattivo, molto assertivo, ad avere un atteggiamento passivo nei confronti della vita, scarsa capacità di iniziativa e poca volontà di realizzarsi. Ovviamente, le conseguenze di questo evento traumatico sono diverse, poiché dipendono da fattori variabili, quali l’età della vittima e dell’aggressore, la relazione esistente fra i soggetti coinvolti, la durata dell’abuso, il livello di sviluppo fisico e cognitivo del minore, etc…Di conseguenza, anche gli interventi a favore della vittima dovranno essere diversificati, poiché qualunque generalizzazione potrebbe avere conseguenze deleterie per il soggetto. In ogni caso, gli specialisti del settore sono concordi nel ritenere indispensabile un approccio integrato, nel quale si mescolano in egual misura interventi di ordine giudiziario, medico, psicologico e assistenziale, tutti orientati alla salvaguardia e alla protezione del minore. Appare quindi irrinunciabile il momento del rilevamento, poiché rilevare prontamente il maltrattamento e segnalarlo all’autorità giudiziaria sono le modalità più sicure per ottenerne l’interruzione e per mettere in atto le prime misure di protezione del minore. Naturalmente, questo è solo il primo passo per eliminare la situazione di pericolo fisico e psicologico in cui il minore si trova a vivere. Successivamente sono indispensabili l’accertamento, il trattamento giudiziario e, in ultimo, ma di fondamentale importanza, la terapia per il minore.

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ANNA FERRENTINO

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