BIOGRAFIA DI GIOVANNI BOSCHETTI SCRITTORE

BIOGRAFIA DI GIOVANNI BOSCHETTI SCRITTORE
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IL SUO ULTIMO LAVORO LETTERARIO “PUTIN L’ANGELO DI DIO

di Patrizia Palese

Quando si entra in casa d’altri la prima cosa da fare è conoscere il padrone di casa. In questo caso, la “casa” è l’ultima fatica editoriale PUTIN L’ANGELO DI DIO, e il  padrone di casa è Giovanni Boschetti.

Nasce a Montichiari, provincia di Brescia in quell’arco di tempo che viene classificato come Rinascita Economica del paese.

È attratto dalla bellezza degli oggetti antichi e sceglie di diventare esperto dell’Arte delle Antiche Icone Russe.

Tutto quello che artisticamente nasce in Russia, come le Avanguardie Russe, diventa per lui oggetto di studio.

Scrive libri sull’argomento, ma anche racconti per bambini per spiegare il simbolismo delle Icone ai più piccoli.

Ricordiamo BASTOGI LIBRI, un romanzo autobiografico e spirituale, LE SETTE PORTE, IL SOGNO DI UN AMORE.

Ha curato molte Mostre d’Arte Russa collaborando con esperti sull’argomento.

Per poter capire meglio cosa spinge l’Autore, si dovranno spendere delle parole su un suo precedente lavoro. In LE SETTE PORTE, tutto è guidato dall’unica logica possibile, la logica dell’Amore, e la maiuscola diventa chiarificatrice, in quanto non si parla unicamente di amore affettivo, familiare. Tutto ruota intorno alla Icone Russe e all’Arte Sacra. Parte come autobiografia, ma con la presenza pressoché costante di Entità che l’accompagnano fino alla sua maturità. È un libro che diventa atemporale, ma che fa intravedere quale sarà il percorso dell’Autore e le sue scelte future.

RECENSIONE DEL LIBRO PUTIN, L’ANGELO DI DIO

Lo stile di Giovanni Boschetti dimostra una scrittura lontana da giochi letterari e, anche se ci introduce in un mondo empirico, porta avanti un discorso sull’attualità, inserendo riflessioni che non dà come sue considerazioni personali ma come leggi eterne dell’universo su un futuro dell’umanità quanto mai incerto, senza far trapelare dalle parole dei due angeli nessuno schieramento pro o contro, e chi si intende di letteratura contemporanea sa quanto possa essere faticoso non dirigere l’attenzione del lettore verso una sponda o un’altra. Egli, come autore e conoscitore per scelta personale della storia e della religiosità di un paese come la Russia, smorza il suo sconforto negli avvenimenti, mitigando il tutto in utopiche visioni, anche se la realtà peggiore sembra lasciare sconcertate persino due entità angeliche. Ecco allora che quello che potrebbe essere soltanto un mero elenco di citazioni, diventa un romanzo che allarga i confini dall’esoterico all’umano. Il lettore che si avvicina al libro è dapprima attratto dal titolo che sembra essere una sfida alle opinioni della maggioranza delle genti, ma che trasuda da subito, attraverso le parole dei due angeli, di un’impotenza pesante, che l’autore e forse anche altri sentono sopra di loro. La vita sembra essere una salita su per campi minati; sono crollate le ideologie, le visioni di un mondo più giusto che si erano intraviste da scelte verso l’abbattimento di muri più o meno concreti. L’uomo ha da sempre cercato di modificare il suo mondo e questo nella lettura è riportato chiaramente, ma l’umanità ha visto sempre e soltanto la guerra come parametro fondamentale di cambiamento… e anche questo viene ammesso dai due angeli con tristezza, perché l’uomo non impara. Tutto ciò però non viene enunciato come condanna, ma come, lo ripeto, impotenza, che è poi la stessa dell’autore che si sente avviluppato nello stesso destino di altri uomini. Con cautela egli, attraverso la voce degli angeli, trova la causa scatenante: la tecnologia che va oltre quello per cui era stata creata; non collabora con l’uomo, ma lo assoggetta. Gli angeli sanno che l’uomo per sua natura non farebbe del male, ma che obbedisce a dinamiche che sul momento crede essere le uniche soluzioni, salvo poi a pentirsene, e in questo ci sentiamo puniti, sì, ma non condannati. In Putin, L’Angelo di Dio più che leggere di un uomo, Putin, ci sembra di leggere la storia degli uomini che si racchiude in tutta la loro storia, nella guerra, persa, vinta, ma che dà loro un motivo per sentirsi approvati da altri nelle loro azioni, finalizzate a far ottenere potere e ricchezza. Quello poi che viene messo sotto accusa proprio dagli angeli è questo precario concetto di democrazia, che stabilisce chi deve accettarla e chi deve riceverla. Viene naturale pensare allora che “l’io narrante” non sia tanto il personaggio, ma la persona che ha vissuto altri tempi, dove i segnali erano quelli di un cambiamento più vicino alla spiritualità dell’uomo, e che oggi si senta tradito. Ed ecco il perché del titolo del libro, messo lì come uno specchio dove andare a infrangersi come le speranze di allora si sono infrante contro altri specchi. E quella frase di esordio, LA VERITÀ È UN’ANTINOMIA, adesso sembra più chiara, mentre si va avanti con la lettura. E per ognuno la sua verità, anche se dovrebbe essere solo una e per la propria verità val bene mettere in piedi una guerra… questo si legge fra le righe e tutto diventa assurdo. La visione globale degli angeli serve al lettore per uscire dalla massa e vedere cosa si dovrebbe vedere: non c’è il potere di uno, anche se la tecnologia lo fa credere, ma il limite e l’errore di molti, e su molti, proprio grazie alla tecnologia, ricade il peso di guerre sia vinte che perdute. Alla fine cosa resta nel lettore? Il dolore e la consapevolezza che la guerra è molto di più di orrori e ingiustizie… essa rappresenta ancora una volta la stupidità umana nel voler risolvere i problemi con la violenza, perdendo di vista quello che invece appartiene all’uomo in misura somma: la spiritualità e la coscienza. Diventa così di secondaria importanza se Putin sia davvero un angelo di Dio o soltanto l’unico che cerchi di fermare l’avanzata occidentale verso la sua terra che considera fondata su altri valori da sempre. Eppure in questo libro non si intravede una difesa a Putin, bensì un chiedersi se l’occidente poteva o voleva veramente evitare il conflitto. Domande che da sempre ci si fa quando due popoli si scontrano. Ma allora, se da sempre l’uomo non ha imparato, cosa può sperare l’uomo stesso? Giovanni Boschetti lo fa dire ai suoi angeli: la visione, il sogno la speranza… solo attraverso questi tre momenti si potrà pensare che l’umanità possa raggiungere il Principio da dove proviene. Questo lo dicono gli angeli, questo lo crede l’Autore, questo lo speriamo noi.

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