VERSO IL FUTURO CON L’INFLAZIONE AL GALOPPO. RITORNERÀ IL BARATTO? NON SI PUÒ MAI DIRE.

VERSO IL FUTURO CON L’INFLAZIONE AL GALOPPO. RITORNERÀ IL BARATTO? NON SI PUÒ MAI DIRE.
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

È notizia di sabato, quindi ancora in ottobre, che in quel mese l’inflazione in Italia si è attestata poco sotto il 12%. Si aggiunga che, nello stesso tempo, l’aumento dei prezzi è andato pressoché di pari passo, il più consistente è stato quello del comparto alimentare. Se fosse possibile, non pochi sarebbero quelli tentati di gettare la spugna, avviandosi il sistema economico, perdi più velocemente, verso la più che temibile combinazione negativa di stagnazione e inflazione. Essa è definita dagli addetti ai lavori stagflazione. Per dare un’idea, anche se molto grossolana, del fenomeno, è come se un organismo, per sopravvivere, si nutrisse di sé stesso. In campagna descrivono, a mo’ di ammonimento, quel fenomeno con l’affermazione: “dove togli e non rimetti, a un certo punto non troverai niente”. Essa è riferita per lo più al risparmio e, al momento, è proprio quella grandezza che è in grado di condizionare alcune decisioni di spesa, sopperendo all’ insufficienza di reddito. L’ Italia è il paese della EU con la propensione più alta a tesaurizzare parte del reddito prodotto, soprattutto per quanto attiene alle famiglie. Insieme al dato sull’inflazione, arrivano oggi anche alte notizie negative, sempre provenienti da fonti autorevole. Esse riferiscono che dall’inizio dell’anno, gli italiani stanno risparmiando meno. Come se non bastasse, quanto riescono a mettere da parte non è investito ma resta nelle condizioni di disponibilità immediata. Sono indicatori indubbiamente negativi e, per estensione, soprattutto nel campo delle derrate alimentari, in maniera analoga i produttori e i soggetti commerciali stanno erodendo le scorte. Di fatto, a partire dai cereali, complice un andamento climatico decisamente sfavorevole, nell’emisfero occidentale si sta producendo di meno in termini più che sostanziosi. Solo per colore vale la pena ricordare che le negatività innanzi considerate risentono fortemente dei rincari energetici. Tanto vale a iniziare dalla produzione, al trasporto per finire allo stoccaggio in depositi a temperatura controllata. E fuori dubbio che l’impegno del Governo dovrà essere rivolto il più possibile a far fronte al caro energia, ma nel contempo il settore primario, quello agricolo, dovrebbe essere tra i primi a ricevere sostegno. Per gli altri prodotti, anche se a fatica, l’acquisto può essere messo in stand by, seppure per un periodo limitato. Per gli alimentari e altri generi di prima necessità, tale ragionamento non vale e la sua affermazione è come l’enunciato di un’ipotesi, non ha bisogno di commenti. Buon senso indicherebbe che, rinforzata l’esigenza dagli aggiornamenti di cui innanzi, tutta la macchina pubblica si concentrasse sui problemi accennati: il trastullo che sa di vecchio, quello rivolto alla limitazione dell’uso del contante, è senz’altro di forte valenza ma non decisivo per i problemi vitali. Fin qui la questione resta nell’alveo dei problemi da discutere. Non così il dubbio amletico su come rivolgersi alla Premier: anche una maestra di scuola materna liquiderebbe la questione spiegandola ai piccoli alunni. Quell’ insegnante confermerebbe che, come accade di norma, è l’articolo che orienta il seguito. Quindi la forma corretta, anche per i puristi della lingua, è la Presidente e l’argomento è chiuso. Per il limite all’uso del contante il tourbillon che si é creato intorno alla questione è solo in parte valido. È bene tener presente che il trend mondiale va verso una drastica riduzione della circolazione della valuta fisica. Una delle motivazioni più pressanti da parte dell’opposizione all’aumento della quantità di contante da poter usare nelle transazioni di ogni genere è la presumibile capacità dello stesso di agevolare chi voglia evadere il fisco. Esiste a monte un problema decisamente più ampio che permette a chi vuole trasferire anche quantità notevoli di denaro di farlo senza lasciar tracce. Si tratta della moneta che non esiste, viaggia via etere e, svolta la sua funzione, ritorna nel nulla da dove è venuta: la moneta cibernetica. Le autorità monetarie di tutto il mondo vanno affermando ormai da anni che è necessario che questo strumento di pagamento improprio venga fuori dal limbo dove si muove ora. All’atto pratico, però, in tal senso non è stato fatto ancora niente e quel fenomeno continua a dilagare incontrollato, espandendosi a macchia d’olio. Il paragone della circolazione di questa moneta non moneta va diritto al castello di carte: vengono disposte una dopo l’altra, fin quando l’ennesima non ne provoca il crollo totale. Il sabato, in generale, non si lavora. Il governo fa eccezione e sarà in aula tutto il giorno: c’è ancora da completare l’organigramma del Governo e l’operazione, oltre a essere complicata, non è esente da frizioni. In aggiunta alla sua indispensabilità, questa finitura è senz’altro di grande portata per il buon funzionamento della squadra coordinata dalla Presidente Meloni. A tal proposito, giusto per tagliare la testa al toro, come dicono quelli che hanno dimestichezza con quegli animali, se si dovesse far riferimento formale alla Giorgia nazionale, non si direbbe la Meloni? Per rimanere in campagna, la questione è unicamente di lana caprina, al piu della stessa importanza di quella dell’ombra dell’asino di Empedocle.

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DOMENICO OCONE

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