GLI SPICCIOLI DELL’EURO DI TAGLIO MINIMO, QUELLI COLOR BRONZO, NON LI ACCETTANO PIU NEANCHE GLI ESERCIZI COMMERCIALI PIÙ PICCOLI: UN ALTRO SEGNALE NEGATIVO LANCIATO DALLA ECONOMIA DELLA EU

GLI SPICCIOLI DELL’EURO DI TAGLIO MINIMO, QUELLI COLOR BRONZO, NON LI ACCETTANO PIU NEANCHE GLI ESERCIZI COMMERCIALI PIÙ PICCOLI: UN ALTRO SEGNALE NEGATIVO LANCIATO DALLA ECONOMIA DELLA EU
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

All’inizio del terzo millennio, su disposizione della EU, la BCE immise nel circuito finanziario internazionale la prima espressione materiale dell’unificazione monetaria in corso nel vecchio continente, l’euro. Con tutti i pregi e difetti che lo hanno caratterizzato dal suo debutto, esso ha valore liberatorio per i paesi che la hanno accettata e che hanno provveduto a sostituire nel tempo previsto la loro moneta con quella neonata. Il suo esordio, come tutti gli eventi epocali, incontrò ostacoli al suo gradimento anche di una certa rilevanza. L’allora presidente della BCE Duesenberg dovette ammettere di essere stato troppo ottimista nell’ affermare che il tempo perché quella valuta fosse accettata e non subita in tutta la sua portata nella eurozona, sua naturale piazza domestica, potesse essere contenuto in sei mesi. Al contrario, ciò è avvenuto pressoché totalmente solo alla fine del secondo anno dalla comparsa sul mercato di quel conio. Accadde che la reazione dei vari paesi alla presentazione della nuova unità, dei suoi multipli e sottomultipli, non fu la stessa. Fin dall’ inizio i tagli delle banconote furono accettati senza problemi particolari, anzi da più parti giunse alla BCE la richiesta di un biglietto da due euro, sull’esempio del dollaro. Sui sottomultipli i vari soggetti coinvolti nella gestione della nuova unità di conto si trovarono su posizioni decisamente distanti. In particolare ciò si verificò per quanto riguardava le monete dal valore inferiore a 50 centesimi, in particolare quelle da 1, 2 e 3. Vale la pena ricordare che, usando come termine di paragone la lira italiana, all’ epoca un caffè a Atene ne costava pressappoco 50, mentre a Berlino per berlo ne occorrevano 1000. Il governo tedesco, come altri di quelli situati ai piani alti della Casa Comune, arrivarono a dichiarare che per loro quelle frazioni minime della nuova unità monetaria sarebbero state sempre più di intralcio per le transazioni, soprattutto quelle frequenti o ripetitive quotidianamente. Gli altri condomini, quelli più a sud del continente, azzardarono a chiedere ulteriori sottomultipli. Aldilà dell’aspetto tecnico della questione, un altro di essi, ben più importante per riflettere sulla unificazione economica della unione ancora in corso, evidenzia quanto sarebbe stato arduo il percorso per arrivare a una vera e propria collaborazione produttiva. È l’omogeneità del valore reale di beni e servizi prodotti nel vecchio continente. Solo così la neo costituita federazione di stati è potuta arrivare a essere qualcosa in più di un embrione e di una sigla di facciata. È stata l’economia reale a avvicinare e a coinvolgere le produzioni di beni e servizi dei vari paesi della EU e a spalmare in buona parte le differenze dei prezzi degli stessi tra paese e paese. Tale processo non è ancora arrivato a regime e nel frattempo, almeno in Italia, un problema di notevole grandezza è da tempo presente accanto a esso. Un particolare fenomeno sta evidenziando ancor più l’intuita della circolazione di monete con potere liberatorio pressoché nullo: è l’inflazione. Si tratta dell’inflazione che, in quest’ ultimo anno. nel Paese è cresciuta in ragione di percentuali a doppia cifra. Tutto ciò non solo in Italia, mentre l’aumento dei prezzi di beni e servizi anche di uso quotidiano ha portato l’offerta a arrotondare gli aumenti passando a contenere i minimi nell’ordine dei 10 centesimi. Di conseguenza la circolazione degli spiccioli color bronzo non è accettata con piacere da chi vende, diventando di impaccio per chi compra. Di conseguenza essa sta sparendo dalla circolazione. Tanto continuerà a verificarsi anche se è quando l’inflazione dovesse ridimensionarsi drasticamente. I nuovi equilibri reali si troveranno consolidati perché il valore intrinseco di beni e servizi, all’ uscita dal tunnel della crisi attuale, si troveranno assestati all’ incirca sulla loro espressione in termini monetari. Non c’è rimedio, almeno in via di massima, a che ciò avvenga. Sarà bene così cominciare a prepararsi a affrontare tale nuova e fisiologica situazione, certamente non più agevole di quella attuale.

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DOMENICO OCONE

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