LA VOCE DI CHI PRODUCE IN ITALIA

LA VOCE DI CHI PRODUCE IN ITALIA
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, è stato prudente. Prima di esprimere pubblicamente considerazioni sullo stato dell’arte del comparto produttivo del Paese, ha atteso che si cominciasse a delineare, seppure a grandi linee, il nuovo assetto della prossima legislatura. Lunedì il numero uno di Viale dell’Astronomia ha partecipato all’assemblea degli associati di Varese. Nel suo intervento, che ai più è sembrato soprattutto un appello al mondo della politica, ha ripreso dall’origine la disamina di tutto quanto sta ostacolando, con forza in veloce crescendo, il ritorno a una condizione di normalità operativa del settore della produzione. È importante sottolinearlo, il presidente della più forte organizzazione sindacale di imprese e imprenditori, non ha solo battuto cassa. Ha incentrato il messaggio suo e dei suoi colleghi al Governo affinché la produzione di ogni genere di beni e servizi del sistema Paese riprenda la sua crescita. Quindi che lo stesso ricominci a produrre ricchezza, e non si limiti a evitare le debacles aziendali che sono appena dietro l’angolo. Solo in tal modo si potrà ricorrere il meno possibile a manovre di scostamento di bilancio se non a evitarle del tutto che, volendole definire con maggior efficacia, altro non sono che decisioni di far lievitare ancora di più il già sovrabbondante debito pubblico. Per completezza di Informazione, l’Italia è il paese secondo al mondo solo al Giappone per le dimensioni del proprio Indebitamento. Con un particolare che fa la differenza: quel paese vede crescere il proprio PIL (prodotto interno lordo) con un trend decisamente rassicurante. Dalle notizie che circolano con maggiore insistenza, si desume che il governo che a breve dovrebbe insediarsi è contrario alla politica dei pannicelli caldi che, dopo la loro azione estemporanea, spariscono in breve come neve al sole. Certamente sarà difficile sentire opinioni qualificate contrarie. Esiste da tempo nelle casse dello Stato il corrispondente di una voragine sul pavimento di un magazzino attraverso cui è andato perso un determinato articolo. Come in quel caso, esso provoca l’accensione di una luce rossa e il suono di un dispositivo che segnala lo stato d’allarme. Ciò che scarseggia nella cassaforte del Paese è quello che permetterebbe di soddisfare i suoi bisogni: la finanza. La papabile nuova premier non sta battendo ciglio sui propositi dei possibili alleati nel nuovo esecutivo di ricorrere al finanziamento con l’assunzione di ulteriore debito. Altri autorevoli commentatori stanno via via aggiungendosi al coro dei governanti fai da te, affermando che oramai l’Italia deve essere comunque considerata una nazione in mobilitazione. Tanto perché è coinvolta non poco nella guerra in corso tra la Russia e l’Ucraina, nonché di Mosca con buona parte del mondo occidentale. Prima conseguenza sarebbe, a dire di quei sostenitori del deficit a ruota libera, la legittimazione di agire con manovre finanziare proprie di quel modello di economia. Dovrebbe quindi essere articolata decisamente sul tipo di quella di guerra, che prevede il ricorso a quantità di debito pressoché indeterminabile ex ante. Operazioni di tal genere, questa è un’aggiunta fuori del contesto, andrebbero delegate alla EU. In tal caso l’asino molto probabilmente non cascherebbe, evitando con buona probabilità di farsi molto male. Va aggiunto che esistono già da qualche tempo forti conflitti tra i paesi della EU su tale ipotesi di condotta, avendo parte di essi una visione decisamente contraria alla politica appena descritta. Non è un caso che la Germania, per aver scelto di contrastare la crisi energetica in piena autonomia, si sia tirata addosso il malcontento degli altri condomini della casa comune. Il commissario Gentiloni ha iniziato a formulare l’ipotesi di un finanziamento organizzato dalla EU, assistito dalla garanzia degli stati che la compongono. Per ora ha incassato il no pregiudiziale della Germania. È lo stesso un segnale molto pericoloso quello che da questo comportamento arriva al mondo occidentale e, ancor più, a quella parte dell’Oriente che non cerca altro che elementi di disaggregazione della EU. Unica nota piacevole di martedì, l’Ecofin ha dato semaforo verde per la prosecuzione del NGEU dedicato ai provvedimenti per contrastare la crisi energetica. Ancora una volta bisogna fare voti che nella decisione finale, qualsiasi essa potrà essere, prevalga il buon senso. Del resto esso è l’unico elemento realmente super partes

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DOMENICO OCONE

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