TUTTI AL MARE, TUTTI AL MARE, CANTAVA GABRIELLA FERRI TANTI ANNI FA E L’ITALIA VA…

TUTTI AL MARE, TUTTI AL MARE, CANTAVA GABRIELLA FERRI TANTI ANNI FA E L’ITALIA VA…
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

Come oramai non succedeva dalla comparsa del virus, lo scorso sabato l’Italia, o almeno buona parte di essa, ha chiuso per ferie. Fino all’ultimo i dubbi che ciò sarebbe accaduto erano piuttosto diffusi, ma alla fine esodo è stato, addirittura da bollino nero per la circolazione automobilistica. A voler essere realisti, non ricorrerebbe quasi nessuno dei presupposti per chiudere baracca e burattini, partendo dal virus che continua a mietere vittime quasi indisturbato per arrivare alla osservazione della situazione economica, che segnala che un numero sempre crescente di italiani non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. A volerlo essere più del re, c’è da tener presente che ogni corda, tirata troppo, si spezza e tanto ha spinto a staccare chi era al pezzo ormai da troppo tempo. Del resto nel villaggio non è stato mai messo in dubbio da quel di che vale più uno sfizio che cento ducati. Chi certamente non è partito per le ferie perché impegnato in tournée, è il gruppone degli aspiranti a rappresentare gli italiani in Parlamento nella prossima legislatura. Senza dubbio alcuno il loro spettacolo nelle varie piazze del Bel Paese dove andrà in scena non sarà di qualità. Molte volte quei guitti si troveranno a contendersi gli spettatori con le attività delle Pro Loco che, nei villaggi più decentrati, tengono alta la bandiera della recitazione popolare, per lo più sacra, scadenzata in questo periodo dell’anno. Il regista Ugo Gregoretti dedicò molto tempo ai Misteri, cosi sono definiti gli spettacoli di quel genere, ricavandone un elenco generale. Mentre questi ultimi sono la quintessenza della genuinità, per lo più l’argomento trattato sono le vite dei santi, l’avanspettacolo o qualcosa di ancora più di dozzina della politica itinerante, non potrà fare altro che tentare di imbonire alla maniera dei ciarlatani gli eventuali spettatori, certamente pochi. Qualcosa accomuna i protagonisti di queste rappresentazioni: i protagonisti sono tutti dilettanti. Qualcun’ altra li divide sostanzialmente: mentre gli artisti ruspanti sono convinti di quanto portano in scena, i comici in trasferta da Roma mentono ben consci di mentire. È superfluo aggiungere la reazione della platea alle performances dell’una e dell’altra compagnia. Vale solo la pena precisare che, se verso i primi sono dirette espressioni di simpatia, verso i secondi definire le stesse di rabbia è ancora poco. Le angosce che si vorrebbe almeno per un po’ dimenticare non sono limitate solo ai problemi domestici, che pure sono tanti. È imbarazzante doverlo confermare, ma il mondo è in guerra. Sembrano lontani i vari conflitti in atto sul pianeta ma, a ben guardare, non è così. In Ucraina l’Armata Rossa aumenta giorno dopo giorno la sua potenza di fuoco, nella striscia di Gaza nelle ultime ore i venti di guerra sono diventati tempesta, l’Afghanistan quasi non fa più notizia come gli altri scontri armati da quelle parti del mondo. Come se non bastassero, a essi si è aggiunta da un paio di giorni l’esercitazione militare speciale, un’altra, questa volta concretata da Pechino verso Taiwan, che si sta di ora in ora allungando nel tempo e crescendo di intensità. Nelle masserie, quando si verifica qualcosa di negativo all’improvviso, i rustici, attingendo sempre dalle tante perle di scaramantico esorcismo di cui dispongono, affermano, con un’espressione del volto indefinibile, che ciò che non succede nel lungo periodo, può verificarsi in un istante. Così è stato per i rapporti Cina USA all’ indomani dell’oramai arcinoto Pelosi tour. È ormai chiaro, semmai esistessero ancora dubbi, che quanto si è verificato è stato solo un pretesto. Detto in sintonia con il capostazione in pensione del villaggio, appare ormai chiaro che la logica di lungo periodo che almeno da un secolo ispira gli USA e la Russia per la leadership globale, stia allargando la sua portata con il tentativo della Cina di aggiungere un terzo posto a quel tavolo. Con l’augurio che la considerazione del ferroviere di cui innanzi sia il contenuto di un brutto sogno dopo un’abbondante cena con i colleghi alla mensa del dopolavoro, una cosa è comunque certa. Partirà, ansi è già partita, una serie di ritorsioni economico finanziarie, soprattutto commerciali, da entrambi le parti. La loro negatività non ha bisogno di commenti, basti solamente un cenno di riferimento agli effetti delle sanzioni comminate dall’ Occidente alla Russia e alla reazione del Cremlino. È bene fermarsi a questo punto dell’osservazione per non aggiungere al caldo già insopportabile il bruciore alle tempie che questi argomenti arrecando. Del resto, non gioverebbe a nessuno.

 

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DOMENICO OCONE

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