MUSICA: INTERVISTA A CANEDA, INSTANCABILE E POLIEDRICO ARTISTA

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OGGI CHIACCHIERIAMO CON CANEDA CHE, IL 5 LUGLIO, HA PRESO PARTE ALL’HONIRO SUMMER FEST. EVENTO, QUESTO, CHE SI È SOTTOLINEATO ESSERE UNA SERATA DEDICATA ALLA MUSICA E ALLA STREET ART. CANO INFATTI – OLTRE AD ESSERE UN RAPPER, BEAT MAKER E WRITER – HA REALIZZATO, NEL 2020, L’OMONIMA OPERA MILANESE INTITOLATA “CANO”. LA DETTA, SU MURO E CON SMALTI, È IL FRUTTO DI UNA RICERCA SULL’ESTREMA EVOLUZIONE DELLE LETTERE NONCHÉ DELLA VOLONTÀ DELL’ARTISTA DI CREARE UN ALFABETO ATTRAVERSO LA SCOMPOSIZIONE DELLE FORME [https://www.imcano.com/]

di Giulia Quaranta Provenzano

Ciao e grazie della tua rinnovata disponibilità! Il 5 luglio sei stato ospite a Villa Ada, all’Honiro Summer Fest: com’è andata e, inoltre, cosa ti ha portato ad accettare l’invito a Roma? “Ciao Giulia! Ho accettato l’invito all’Honiro Summer Fest perché è un bel festival, in tutto. È stato organizzato molto bene e l’atmosfera che si respira lì è piacevole anche grazie alla location, al pubblico che vi prende parte, ai colleghi, agli addetti ai lavori”.

All’Honiro Summer Fest si sono esibiti pure Briga, LowLow, Chicoria, Crytical, Sine, Metal Carter, Matteo Alieno, Flaza, Sayanbull, Yamba, 167 Street, Eddie Brock, Adriano Barbieri, Fader, Holyzeno, Kid, Tarsia, Clara, Cannella, Nebraska, Mr. Hugo, Zame, Booda, Depo, Venere, Cima, Belly Button, Nessuno, DRKO e altri ancora. Ebbene, c’è qualcuno di questi che ti ha favorevolmente colpito e, in caso affermativo, per quale sua peculiarità? “Ho trovati tutti coloro che hai nominato molto bravi e preparati”.

Tu sei stato il primo artista ad esibirsi al concerto Love Mi, il 28 giugno, in Piazza Duomo a Milano. Quali emozioni hai vissuto lì e qual è stata, in questo caso, la motivazione più forte che ti ha portato a prenderne parte? “Il 28 giugno è stato molto bello cantare e suonare davanti a così tanta gente quale tutta quella che era presente a Love Mi …anche perché sono cresciuto in quelle strade, al Muretto, a San Babila etc.”.

Mydrama, Frada, Cara, Paulo, Beba, Rosa Chemical, Rose Villain, Miles, Mara Sattei, Tedua, Nitro, Ariete, Rhove, Paky, Shiva, Dargen D’Amico, Rkomi, Myss Keta, Lazza, Ghali, Tananai, J-Ax, Fedez …con chi di costoro, con i quali hai condiviso il palco di Love Mi, faresti volentieri uscire un tuo singolo e perché? “Mah, non saprei… dipende dalle situazioni, dalle scelte e dalla volontà di entrambe le parti. Sono tutti bravi, alla fine è davvero solo questione di scelte personali sia mie, che loro”.

Love Mi ha permesso di raccogliere fondi da devolvere alla Fondazione Fedez E.T.S. e tutti i proventi sono stati destinati a Togheter To Go (TOG), un’Onlus che è diventata un centro d’eccellenza nella riabilitazione di bambini con patologie neurologiche complesse. L’arte, dunque anche la musica, che senti più vicina alla tua sensibilità è quella intimistica e autobiografica oppure con focus tematico e finalità sociali-politiche (benché i due aspetti, certo, possano coesistere)? “Sì, certo: i due aspetti da te citati possono coesistere. È stato un bel gesto quello di raccogliere fondi da devolvere alla Fondazione Fedez E.T.S. e consegnarne i proventi a TOG. Love Mi ha avuto luogo con un bell’intento”.

Viene detto da taluni, al contrario di altri, che il “termometro” del vero seguito di pubblico sia sempre il tutto esaurito ai live. Nonostante ciò oggi, spesso, appunto il seguito viene parametrato e le possibilità date in base soprattutto a quello [di seguito] che si ha sui social. Tu ritieni che il numero di follower sia indicatore di coloro sui quali, per esempio le case discografiche, puntare nonché “spia” di qualità? “Mah, dipende… dalle circostanze”.

Hai affermato in un’intervista che ti è stata fatta nel 2021 che le tue canzoni sono la famiglia che ti manca e che sono come figli (pertanto i tuoi brani ti piacciono tutti). Alla luce di questa tua dichiarazione mi sorge spontaneo chiederti se quando decidi di fare un feat, o comunque di collaborare con qualcuno, in un certo qual senso non equivalga ad una sorta di innamoramento e forse inconscia speranza di una relazione a più ampio raggio. “Le canzoni, a mio dire, sono molto importanti – del resto, come altresì ogni altro prodotto che l’uomo fa”.

Pensi che un artista che sia davvero tale sia colui in cui vigono o no delle divisioni, degli ossimori e delle volute reticenze quali, ad esempio, tra pubblico e privato oppure essere un artista è mettere in comune e far partecipe anche gli altri non soltanto del proprio mondo creativo ma di ciò che in primis come persona si vive? In altre parole, per un artista, è una sorta di spontaneità o dovere “morale” verso il pubblico quello di farlo partecipe e dunque fornirgli risposte?“Penso che ognuno scelga se essere un artista oppure no. È una decisione personale quella di mettere o non mettere in comune il proprio quotidiano, i significato che si danno alle opere e cosa ha spinto a crearle”.

È stato ripetuto più volte quanto tu sia originale e dunque ti domando cosa significa, dal tuo punto di vista, essere originali …credi o no che si possano intersecare, potenziare, decostruire solo cose già note dacché ciò che non si è mai visto, letto, sentito non lo si può immaginare? Intendo ovvero se trovi vera o errata la concezione secondo la quale non è possibile fare e nemmeno pensare ad alcunché senza prima imbattersi in qualche modo in quello che, forse, si rivisiterà nella veste d’artista… “Essere originale, per me, è importante perché voglio dare un contributo personale al movimento artistico del rap”.

Hai ammesso che non sei mai soddisfatto di alcunché, però è proprio in ragione di questa evidenza che sei continuamente spinto in direzione della ricerca della perfezione. Cosa intendi con “perfezione”? La staticità, anche la perfezione in quanto compiutezza quindi, non è più propria della morte benché probabilmente l’arte cerchi di vincerla in una “guerra” che dura tutta la vita? “Sì, è importante non essere mai contenti dei propri prodotti perché tale scontentezza serve per migliorare sempre”.

Ho notato che nelle tue opere di arte visiva, utilizzi per lo più i colori primari – con predominanza del rosso. Altra tua scelta ricorrente è quella del nero e del bianco (e dei colori della terra, in gradazioni che vanno fino all’oro) e, in tutta schiettezza, questo non mi stupisce nemmeno un po’. Trovo difatti che in tutte le tue opere, comprese quelle musicali, ci sia una tensione inesausta tra opposte direzioni… tra il carnale/terreno e l’invisibile/divino in accezione secolare ossia come ciò che va al di là del tempo e dello spazio. Ecco pertanto che, alla luce di questo, il rosso non può che essere preponderante in quanto simbolo del sangue della vita e della morte oppure vado errando? “No, non sbagli. I colori che hai notato nelle mie opere e anche i materiali che mi piace usare sono, a mio dire, potenti”.   

Tu non sei battezzato tant’è che – cito – vedi la religione da un punto di vista storico e poetico. Io sono, a tratti, molto più “impudente” (benché, pur non essendo d’accordo con certe persone e taluni credo, trovo giusto che ognuno abbia la possibilità di prestare fede a ciò che preferisce) poiché considero assurdo giustificare qualsiasi occorso col libero arbitrio ovvero se si ritiene dio onnipotente, onnipresente e onnisciente non trovo la necessità inaggirabile di aver creato una realtà dove i mali, almeno quelli naturali, se non altresì quello morale, fa troppo sovente soffrire innocenti quali lo sono i neonati. “Sì, nemmeno io me lo spiego ma ho comunque sempre molto rispetto della fede delle altre persone”. 

Ti è talvolta stato fatto notare che nei tuoi titoli vi è la presenza dell’elemento “ala”, eppure ho l’impressione che non abbiano compreso in toto il significato da attribuitogli consciamente o inconsciamente che sia. L’ala è un mezzo, più precisamente un mezzo che pone la creatura interessata in uno spazio sempre potenzialmente intermedio tra terra e cielo …E cos’è l’arte (e l’artista) se non un essere figlia delle stelle, quell’occasione che – come poche altre magie – può travalicare il tempo e il già citato spazio?! Ma dimmi tu, sbaglio? “No, di nuovo non sbagli. Mi piacciono le ali come simbolo di libertà. Grazie, un abbraccio”.

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GIULIA QUARANTA PROVENZANO

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