ORIETTA BERTI – INTERVISTA A UNA DONNA STRAORDINARIAMENTE GENEROSA, UN’ARTISTA VERA

ORIETTA BERTI – INTERVISTA A UNA DONNA STRAORDINARIAMENTE GENEROSA, UN’ARTISTA VERA
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OGGI VI PROPONIAMO LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA A ORIETTA BERTI – CANTANTE, PERSONAGGIO TELEVISIVO E ATTRICE ITALIANA GENTILE, DISPONIBILE E GENEROSA CHE DUNQUE RINGRAZIAMO SENTITAMENTE. A SEGUIRE LA NOSTRA CHIACCHIERATA: BUONA LETTURA!  

di Giulia Quaranta Provenzano      

Buongiorno Orietta e grazie di cuore della Sua disponibilità, di cui sono sinceramente onorata e molto grata! Vorrei iniziare col domandarLe subito quando, come e soprattutto da quale motore interiore ha avuto origine la Sua dedizione alla musica, alla televisione e al cinema. “Buongiorno Giulia! Fu mio padre, da grande appassionato di lirica (e tenore mancato), che riversò su di me tutta la sua passione per la musica e mi spronò a intraprendere i primi passi proprio nel mondo della musica e dello spettacolo. Mio padre dovette lasciare gli studi di lirica per mantenere la famiglia e questo suo sacrificio mi ha trasmesso, per certi versi, la responsabilità e la consapevolezza di voler realizzare così anche il suo sogno. Poi, sicuramente, Giorgio Calabrese – che è stato il mio pigmalione – ha giocato un ruolo importante tant’è che non smetterò mai di ringraziarlo per aver creduto in me. Feci un concorso di voci nuove al Teatro di Reggio Emilia e in giuria c’era, appunto, Giorgio che rimase colpito dalla mia voce. Mi chiese di fare un provino alla Karim, a Milano… ricordo che eravamo io, Fabrizio De André e Memo Remigi (tutti e tre seguiti e curati da Giorgio). Giorgio si prese a cuore il nostro destino e si diede molto da fare per trovare a me, a Remigi e a De André una casa discografica che potesse produrci e valorizzarci. Io entrai dunque nella multinazionale Philips (gestita da Tedeschi), incidendo su etichetta Polydor e da lì iniziò la mia carriera musicale. Successivamente, dopo tanti anni, sono arrivate anche la televisione e qualche “apparizione” nel cinema ma il mio destino rimane sempre nella musica”.  

Da piccola chi sognava di diventare “da grande” e che bambina è stata? Ci racconta un po’ – partendo dai Suoi primi passi – con quale proposito e speranza è arrivata a dedicarsi a quella che è la Sua poliedrica nonché splendida carriera di cantante, personaggio televisivo e attrice e se in ciò ipotizza centri un po’ anche il “Destino” (cos’è il destino?) o se piuttosto è dell’idea che l’essere umano sia il solo artefice della propria sorte? Da piccola sognavo di fare la maestra d’asilo o la hostess. Ero una bambina molto curiosa e, anche se sono cresciuta in una famiglia non benestante (anzi, rimasi sola con mia mamma in giovane età perché mio padre perse la vita in un incidente stradale), ho avuto un’infanzia abbastanza serena – con mio papà e mio zio che mi coccolavano. Ricordo il mio paese, Cavriago, dove sono cresciuta sempre con tanto affetto. L’atmosfera di quegli anni e proprio la mia infanzia, che racconto nel mio libro autobiografico dal titolo “Tra Bandiere Rosse e Acquasantiere”, pubblicato lo scorso anno da Rizzoli, è stata esattamente quella che Giovannino Guareschi ha descritto nei libri e nei films di Don Camillo e Peppone… si viveva la società, i bambini giocavano e correvano per strada senza pericoli e si era molto solidali con il prossimo perché tutti, nel dopoguerra, possedevano “poco”… ma eravamo comunque contenti di quello che si aveva”.

Se dovesse assegnare un titolo alle fasi più significative della Sua esistenza finora quale colore e quale canzone Sua e/o di altri cantanti assocerebbe a ciascun periodo? Sarebbero tantissime le canzoni e i momenti da ricordare della vita. I primi brani che mi vengono in mente sono, per la mia infanzia, “Tra bandiere rosse e acquasantiere” (come il titolo del mio libro biografico)… poi l’incontro con Osvaldo, che associo a “Tu sei quello” in quanto rappresenta la nostra storia d’amore. Per l’arrivo dei miei figli direi “Futuro” (una canzone sulla paura della guerra, che portai a Sanremo nel 1986, e che oggi è attualissima), mentre quello delle mie nipotine lo associo a “Mille” o anche a “Luna piena” dacché la mia prima nipote Olivia le canta sempre… infine cito “Film (la mia vita è un film)”, che è il brano che ha dato il titolo al mio album di inediti e al mio cofanetto per celebrare i miei 55 anni ++ di musica, il quale uscirà ai primi di settembre di quest’anno. Ché la vita è meravigliosa …e la vita di ognuno di noi è proprio come un film”.  

 

Cosa rappresenta per Lei l’Arte in generale, la musica e il cinema in ispecie e quale ritiene esserne il principale pregio e valore? Secondo la Sua sensibilità, si sente più affine a un’artisticità intimistica e “auto centrica”, autobiografica, o maggiormente vicina al sociale-politico in senso ampio? L’arte e le arti tutte sono parte di noi, ossia fanno parte degli esseri umani. La musica, per esempio, per me è un qualcosa che è naturale e per l’appunto fa parte della mia esistenza …non solo come professione. Le arti ci rappresentano in tutto quello che siamo e ci stimolano a conoscere e a conoscerci, tuttavia non sono “certe” come alcune scienze. Le arti sono influenzate da tutte le nostre emozioni e da tutte le nostre esperienze di vita, a volte esaltano le intimità, altre volte le speranze, altre volte ancora le debolezze etc.. È, quello tra artista e pubblico, un legame fortissimo e inscindibile poiché si condividono le già dette emozioni”.

Nella società attuale quale ruolo Le pare giochi l’immagine visiva, l’estetica, nel veicolare significati in campo artistico (ad esempio nei videoclip musicali) ma pure nell’essere almeno in parte il “bigliettino da visita” di ciascuno di noi? L’immagine e l’estetica sono sempre state valori importanti per dare un’impressione al prossimo. Fanno parte della vita di tutti. Questo già con le straordinarie statue greche e romane che impersonavano e personificavano la bellezza dell’uomo (o con i Bronzi di Riace), con le pitture dei grandi potenti del passato, fino ad arrivare ai videoclip di oggi. L’immagine anche recente, degli ultimi cinquant’anni, è curata. Sono cambiate le mode e gli strumenti (adesso più tecnologici), ma certi canoni estetici rimangono e ritornano inevitabilmente. Forse soltanto, con i social, attualmente tutti hanno a disposizione la possibilità di mostrarsi di più”.

Quando osserva, legge, ascolta un artista cosa La impressiona positivamente e cosa La entusiasma tanto da farglielo ritenere un vero e valente professionista quale che sia l’ambito di attinenza? Vi è qualcuno che stima particolarmente, con il quale ad oggi vorrebbe collaborare e per quale motivo? Dipende tutto dalla capacità di emozionare, di raccontare e di trasmettere un messaggio. Una canzone, un film, un quadro, una scultura, un’opera, un oggetto antico, hanno tutti pari possibilità di emozionare… sicuramente in modi diversi, ma spesso con la medesima forza. Nella musica, le doti vocali e il rispetto per la musica stessa sono importanti però c’è costantemente da tenere da conto la più volte citata capacità di emozionare. Ci sono tanti artisti giovani che stimo e con i quali vorrei collaborare, perché da loro si può imparare tantissimo. Ho avuto la fortuna di lavorare con Fedez, Achille Lauro, Manuelito Hell Raton e ognuno di questi mi ha insegnato qualcosa – sono magnifici. Ci sono, inoltre, altresì tanti artisti classici, che hanno una lunga carriera, con i quali viene naturale duettare”.  

Da Imperiese quale sono, una domanda probabilmente prevedibile benché spero non banale e cioè cosa ne pensa del trionfo sanremese di Mahmood e Blanco con “Brividi”? Ci può dire se vi è stato qualche Suo collega che ha apprezzato in questa 72esima edizione del Festival di Sanremo? Sanremo che cosa significa per Lei e quale ricordo conserva delle emozioni vissute sul palco del Teatro Ariston? Il palco di Sanremo è sempre emozionante, sarebbe strano il contrario… Quel brivido di salire sul palco poco prima di esibirsi è linfa vitale per un artista. Mahmood e Blanco mi sono piaciuti molto a Sanremo quest’anno, come anche Achille Lauro che porta sempre in scena delle performance meravigliose. Il brano di La Rappresentante di Lista è stato ed è un grande successo (tutti la cantano) e pure quello di Dargen D’Amico (Jacopo) che è uno degli autori di “Mille””.

Di Lei – oltre a una piacevolissima, frizzante, solarità – è evidente il talento, la Sua voce straordinaria e che sa travalicare ogni temporalità sino ad arrivare forte e chiara alle persone quale ne siano le coordinate spaziali e generazionali. Ebbene la capacità di rinnovarsi quanto è fondamentale, a Suo avviso, e cosa significa e comporta per quello che La riguarda “stare sul pezzo”? Avere una lunga carriera non è facile e penso che nessuno abbia la formula magica al riguardo perché dipende da tanti fattori quali le doti o il talento vocale che si ha, dalla professionalità (e, a volte, dalla perseveranza), dai collaboratori che sono importanti nelle scelte, nell’esperienza che possono portare e nei consigli e ovviamente dalla fortuna. La capacità di rinnovarsi fa parte o meno della personalità di ognuno, della curiosità che si ha nell’affrontare la vita e la propria professione. Una cosa che posso dire è che per rinnovarsi sempre occorre “rimanere se stessi”, nel senso che occorre cambiare e sperimentare ma mantenendo la propria personalità e ricordando la propria storia. Il pubblico, i fan, gli ammiratori sono di tutte le età …alcuni sono cresciuti con te, con le tue canzoni, perciò non ci si può stravolgere ché rimarrebbero disorientati. I giovani, invece, ti scoprono oggi”.

Dell’estate 2021 è il successo di “Mille” [https://youtu.be/L6N-Yq9Fw4U], brano che la vede in compagnia di Fedez e Achille Lauro: quale suppone sia il “quid” che ne ha fatto un cosiddetto tormentone? Inoltre una curiosità ossia quanto “pesano” rispettivamente il testo, la voce e la base musicale nelle Sue canzoni e in quelle che predilige? Il successo di “Mille” penso sia dato dalla naturalezza con cui tutto il progetto è nato e si è sviluppato – prima di tutto dall’intuizione di Fedez e degli autori del brano che hanno realizzato una canzone con un ritornello che, malgrado le tantissime parole, entra in testa subito (“Quando sei arrivato ti stavo aspettando…”) …Poi dalle strofe personalizzate di Federico e Lauro, che esprimono a pieno la loro personalità. Con Federico ci siamo sentiti, ho fatto il provino prima con il cellulare e la settimana seguente sono andata da lui in studio a Milano. Dopo qualche giorno mi ha telefonato e mi ha detto <<Orietta, sai c’è una sorpresa… Achille ha sentito il brano e vorrebbe partecipare anche lui>> e così è stato. Siamo contenti che “Mille” abbia portato gioia e serenità a tutte le generazioni”.       

 [Continua…]

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GIULIA QUARANTA PROVENZANO

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