MUSICA: INTERVISTA AL PRODUCER FLEGO

MUSICA: INTERVISTA AL PRODUCER FLEGO
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OGGI VI PROPONIAMO LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON NICOLÒ CASERTANO, IN ARTE FLEGO. A SEGUIRE L’INTERVISTA AL MUSIC PRODUCER: BUONA LETTURA! 

di Giulia Quaranta Provenzano                                        

Buongiorno! Vorrei iniziare col domandarti subito quando, come ma soprattutto mosso da quale motore interiore ti sei approcciato alla musica e hai iniziato il tuo viaggio nel mondo della produzione – ciò in relazione anche al tuo nome d’arte [https://instagram.com/flego_nosaintz?igshid=YmMyMTA2M2Y=]. “Buongiorno Giulia, inizio subito raccontando un aneddoto. Quando avevo undici anni, non mi sentivo bravo in niente. Una sera scoprii una piccola chitarra nell’armadio e, per puro sfogo, cominciai a “strimpellarne” le corde – cantando cose completamente senza senso. Per qualche strana ragione, ciò mi faceva sentire bene. Chiesi, dunque, subito a mia madre di scaricarmi foto di accordi maggiori e minori per chitarra e passai la sera ad allenarmi. Il giorno dopo, a scuola, non riuscivo a pensare ad altro. Ogni giorno, da quel fatidico incontro con tale strumento, ho continuato a provare e riprovare. Sono sempre stato, sia caratterialmente che quale musicista, una persona vivace ed esplosiva… e mi sono sempre dilettato in virtuosismi strumentali, fino a pochi anni fa. Il nome Flego deriva da una parola greca antica che significa “ardere”, “bruciare”, la quale si sposa perfettamente con la mia persona. Ovviamente solamente in senso positivo. Durante il liceo, il mio amore per la musica si é evoluto, espandendosi non solo alla chitarra ma a tutti gli strumenti utilizzabili …così come accade a un pittore, che usa i colori nella sua tavolozza”.

Da piccolo chi immaginavi di diventare “da grande” e che bambino sei stato? “Da piccolo, ricordo di aver sempre voluto essere “grande” in qualcosa. Volevo essere il migliore poi, col tempo, ho notato come la musica plasmi gli animi delle persone e le aiuti, le conforti… ma pure come, a volte le renda piú nervose o tristi. Tutto ciò lo trovai talmente affascinante da desiderare di divenire parte del processo che crea un ponte tra musica e persona. Da bambino ero una vera peste, non stavo fermo un attimo. Ero talmente vivace che un anno ho preso ben centoquarantanove note, un record nella mia scuola …Quella vivacità aveva necessità di essere incanalata in qualcosa, pertanto a undici anni ho trovato un mondo artistico in cui potermi esprimere come e quando volevo. In verità, non ho trovato la musica, bensì é stata lei a trovare me”.

Cosa rappresenta per te la musica e quale ritieni esserne il potere, nonché il suo principale pregio e valore? Benché probabilmente i due aspetti non siano mai del tutto discernibili, secondo quanto senti più vicino alla tua sensibilità, ritieni che l’arte abbia maggiormente a che fare con l’intimistico “auto centrico”/autobiografico o con il sociale-politico in senso ampio? “Per quello che mi concerne, la musica é una forma d’espressione universale. Ha un ruolo molto importante nella mia vita poiché mi dà modo di esprimermi là dove le parole non me lo permettono e inoltre, attraverso di essa, sento di avere la possibilità di creare emozioni”.  

Come descriveresti la sensazione e lo stato d’animo che provi quando ti dedichi alla tua professione? “Dipende dal progetto che ho in mano, però ogni volta che lavoro mi concentro e cerco di essere meticoloso ed ordinato… cosa che nella quotidianità non sono. Una volta che il brano é finito provo un grande senso di soddisfazione per la sfida superata, ma mentre ancora faccio musica cerco di liberare la mente e di ispirarmi alle piccole cose di ogni giorno”.

Se dovessi assegnare un titolo alle fasi più significative della tua vita, quale colore e quale canzone assoceresti a ciascun periodo? “Se dovessi descrivere con un colore la mia infanzia sarebbe gialla, spensierata, attiva e vivace. Nella pre-adolescenza ho cominciato invece ad essere leggermente piú malinconico, non avendo una visione precisa della mia vita, quindi direi che il colore che vi associo è il bordeaux. Da quando ho scoperto la musica, esperienza che é equivalsa a prendere l’autostrada, descriverei la mia esistenza con il rosso e con la mia prima canzone hard rock cioè “Highway to Hell”, degli AC/DC”.

Quando osservi, ascolti, leggi un artista cosa ti impressiona positivamente e più ti entusiasma tanto da fartelo ritenere tale? Vi è qualcuno con cui attualmente vorresti collaborare – e per quale motivo nello specifico? In cosa, poi, trovi bellezza e in cosa fascino nel campo artistico e nello spettacolo? “Un artista con cui vorrei assolutamente lavorare é Lazza – un ragazzo colto musicalmente, bravissimo al pianoforte e non solo con le rime. Mi piacerebbe molto produrre un pezzo per lui, perché i suoi testi non sono mai scontati così come non lo sono mai le linee melodiche che utilizza. Io bado prima al primo impatto che la musica ha su di me, analizzando la voce quasi come se fosse uno strumento e dopo ascolto le parole”. 

La forma quanto è importante rispetto al contenuto, ovvero quanta attenzione viene prestata – a tuo dire – e tu stesso presti al sottotesto inespresso del contenuto in base alla tua naturale propensione e non di meno da un punto di vista di “logiche di mercato”? Nella musica, consiglieresti di assecondare l’istinto oppure la razionalità? “Un regalo é molto apprezzabile quando è confezionato con cura… Cosí succede anche nella musica. Con il mio socio Doc [@doc_nosaintz] siamo sempre alla ricerca di suoni specifici e ogni volta li cerchiamo sia seguendo il nostro gusto, sia gli standard di mercato. Non penso che si possa fare bella musica solo con la razionalità o solo con l’istinto, serve l’alchimia dei due fattori, per cui consiglio a tutti i musicisti e i produttori come me di studiare senza perdere mai l’entusiasmo degli inizi”.  

Cosa ne pensi dell’uso dell’Auto-Tune e della sua manipolazione dell’audio che permette di correggere l’intonazione e mascherare piccoli errori o imperfezioni della voce – benché venga sovente utilizzato anche soltanto per creare particolari effetti di distorsione e non a scopo correttivo? “L’Auto-Tune, a mio avviso, è un’invenzione fenomenale. Permette di correggere piccole imperfezioni e di ottenere un timbro vocale particolare (…). Nelle grosse produzioni come quelle di Elisa, Annalisa, Dua Lipa, etc. viene sempre usato …giusto un filo, per intonare perfettamente la nota che sennò, naturalmente, potrebbe talvolta essere stonata di qualche cent”.

Certo ci fosse una “ricetta” chissà in quanti correrebbero a consultarla, mi pare però che non ne esista davvero una ma proviamo comunque almeno a ipotizzare, a riflettere sul passato e ad azzardare una proiezione sul futuro… A tuo avviso la musica destinata a fare storia può essere soltanto quella in linea con i consolidati ascolti abitudinari e prediletti dalla maggioranza in base al luogo e periodo in cui si vive, o piuttosto è quella che si differenzia e talvolta non viene (almeno non immediatamente) capita e/o apprezzata perché – se accolta – scardinerebbe la già “digerita” moda vigente? “Penso che il percorso di ogni genere musicale sia come un’onda, ossia destinata a morire ma con la possibilità di essere riscoperta. Per esempio, se si va nella global playlist di Spotify quale primi pezzi ci sono sonorità degli Anni ‘80/‘90. In America vi é una notevole riscoperta del passato, come anche in Europa alla fine (…). Ogni produttore dovrebbe cercare qualcosa di nuovo, partendo dall’espressione di sé e creando un sound originale da cui poi, forse, nascerà un genere”.  

Infine, prima di salutarci, ti domando quali sono i tuoi prossimi progetti e se puoi e vuoi rivelarci qualche chicca in anteprima… “Sui miei progetti futuri taccio per scaramanzia…”.

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GIULIA QUARANTA PROVENZANO

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