REPETITA JUVANT

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L’ITALIA SOTTO OSSERVAZIONE SIA DALL’INTERNO CHE DALL’ESTERNO DEI CONFINI

di Domenico Ocone

Quanto si sta verificando in Italia ha già provocato qualche commento sarcastico da parte di chi monitora queste situazioni, sia dall’interno che da oltre i patri confini. Il rilievo più immediato che ne segue, la madre di tutte le altre, è la domanda retorica di come siano potuti andare fuori tempo massimo gli elettori del Presidente della Repubblica. Gli stessi si sono ridotti al tentativo di individuare uno o più nomi quando la situazione era già arrivata molto prossima al time out. La Costituzione, repetita juvant, prevede, approssimandosi la fine del mandato, che il Capo dello Stato in carica debba agire con alcune limitazioni negli ultimi sei mesi di permanenza al Quirinale. Logica avrebbe voluto che in questo semestre definito bianco, avesse fatto lui stesso da sprone all’uopo sull’ esercito di elettori, grandi o piccoli che siano. Gli stessi avrebbero così dovuto indossare le vesti dei cacciatori di teste per arrivare all’appuntamento elettorale con una manciata di nomi tra i quali individuare il prossimo Primo Cittadino da nominare. Se è vero che quello appena descritto sarebbe il comportamento tipo, non si può non tener conto che la deputazione politica, comprendente anche l’esecutivo, da due anni è sotto l’assedio della pandemia. Quella stessa che, da sola, le sta dando tanto di quel da fare che già la metà sarebbe troppo. Accade così che più di un votante, in mancanza di una indicazione da parte del suo riferimento politico se non quella di introdurre nell’insalatiera o urna che chiamar si voglia, scheda bianca, piuttosto che lasciarla intonsa, scriva su di essa, nella migliore delle ipotesi, nomi di personaggi dello spettacolo, quando non espressioni di pessimo gusto. In tal caso quel comportamento riportato non può essere addebitato solo allo stress o considerato un episodio di goliardia di infimo ordine. Si tratta di una vera e propria offesa alle istituzioni e agli italiani. Quegli stessi che devono così prendere atto della qualità media di coloro che hanno mandato a Roma perché li rappresentassero in Parlamento. A tal punto non è da condannare quella parte dei giornalisti politici che definisci i citati “onorevoli” peones. Semprechè non siano quei latinoamericani a risentirsi per l’abbinamento. L’ altro pungolo che infastidisce non poco la popolazione è la conclusione a cui arriva senza esitazione. Cioè che coloro che stanno gestendo la fase propedeutica all’incarico del nuovo Primo Cittadino, hanno piena consapevolezza che il mondo attualmente è poggiato su una Santa Barbara di dimensioni impressionanti. Per il momento la parte più pericolosa è localizzata in Ukraina, pur rimanendo consci che ne esistono altre con caratteristiche simili che potrebbero esplodere in rapida sequenza, come un macabro congegno pirotecnico. Avendo inquadrato tale panorama, va da sé che individuare ad horas chi deve succedere a Mattarella diventa un imperativo categorico. Come se tutto ciò non bastasse, si deve constatare nel contempo che sull’orlo di una crisi di nervi non c’è solo l’Italia. Con essa vi sono anche gli altri paesi europei e la stessa EU, ma soprattutto le cosiddette super potenze, almeno quelle direttamente coinvolte. Il comportamento del Presidente degli USA Joe Biden nel corso di una recente conferenza stampa, non è parso assolutamente adeguato alla sua carica. Per non dire del frasario usato, dismesso dalle alte cariche di quella Confederazione da quando il selvaggio West fu collegato al resto del paese. Il vecchio ex militare, con un linguaggio che in Italia è definito da caserma, ha apostrofato un giornalista che, a suo modo di vedere, gli aveva rivolto una domanda impertinente. Lo ha definito apertamente e davanti alle telecamere figlio di una madre che un tempo sarebbe stata definita donna di facili costumi. Il vetusto ex marine è inquadrabile nella tipologia di personaggi già visti più che a sufficienza nei tanti film e documentari sulla guerra in Vietnam. C’è però una sostanziale differenza tra lui e i personaggi di quelle pellicole. Se in esse i soldati americani, probabilmente perché costretti, affrontavano il nemico con macabra ironia, nel caso dell’Ukraina Big Joe si propone di portare in trincea tutti i suoi alleati a buona voglia o a forza. C’è di più: ha dichiarato che farà sì che la dipendenza della EU per la fornitura di idrocarburi si attenui, perché gli USA assicureranno ai paesi della stessa forniture di gas sufficienti al loro fabbisogno. Proverranno dal Nordafrica ma non è stato precisato se il prezzo sarà calmierato o sarà quello di mercato. Non è un dettaglio di poco conto, perdurante una crisi economica epocale che avrà strascichi per un lasso di tempo certamente non breve. Nè verso oriente si riscontra un comportamento di tipo diverso. Putin, ex, almeno ufficialmente, agente del KGB, continua a adottare comportamenti ben allineati con quelli della sua precedente occupazione: doppiogioco, intrigo e via elencando. Tali caratteristiche di certo non rendono attendibili i loro contenuti. Così succede che il confine russo con l’Ukraina è già un fronte di guerra, tante sono le truppe e le armi che Mosca ha dispiegato in quella zona. Putin, oltre a nascondere la verità, ha iniziato a ricattare l’occidente, tacciando i paesi di questa parte del mondo di indebita ingerenza nella politica di Mosca. Conviene per ora fare una pausa di sospensione sul commento dei comportamenti di chi si adopera a divenire potenza egemone del mondo. Aggiungendo l’augurio che il buon senso, primo motore immobile a presiedere ai comportamenti umani, sia di aiuto affinché la collettività mondiale non arrivi a un punto di non ritorno o a esso vicino. Mentre sta accadendo tutto ciò, oggi gli elettori italiani procederanno alla terza votazione per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Molto probabilmente i risultati saranno pressoché del genere di quelli ottenuti ieri. Si è sempre detto che ogni bel gioco dura poco, così deve essere anche nel caso in specie. Con l’aggiunta che in esso, di bello, è rimasto ben poco, mentre di pericoloso molto.

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DOMENICO OCONE

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