SENSAZIONALE SCOPERTA A ERCOLANO, RITROVATO DOPO 25 ANNI DAGLI ULTIMI SCAVI LO SCHELETRO DI UN FUGGIASCO

SENSAZIONALE SCOPERTA A ERCOLANO, RITROVATO DOPO 25 ANNI DAGLI ULTIMI SCAVI LO SCHELETRO DI UN FUGGIASCO
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IL DIRETTORE FRANCESCO SIRANO HA DICHIARATO DOPO LA SCOPERTA “RITROVAMENTO DA CUI CI ASPETTIAMO MOLTISSIMO”

di Daniela Anna Manzo

Uno scheletro in parte mutilato di uomo che la valanga di lava catapultata dal Vesuvio in eruzione su Pompei ed Ercolano aveva fermato a un passo dal mare e dalla speranza della salvezza. A 25 anni dagli ultimi scavi, arriva da Ercolano, documentata in esclusiva dall’ANSA, una scoperta che potrà portare nuova luce sugli ultimi momenti di vita della cittadina seppellita come la vicina Pompei dall’eruzione del 79 d.C. Il direttore del sito archeologico Francesco Sirano ha dichiarato “Un ritrovamento da cui ci aspettiamo moltissimo”, il ministro della cultura Franceschini commenta l’evento con “scoperta sensazionale” e continuando aggiunge “E’ una bellissima notizia innanzitutto perché il ritrovamento è dovuto alla ripresa in questo luogo, dopo tanti anni, di uno scavo scientifico condotto dal personale tecnico del ministero”. Il luogo del ritrovamento è l’antica spiaggia di Ercolano, ed è lo stesso luogo dove negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, vennero ritrovati, ammassati nei piccoli magazzini affacciati sull’antico arenile, i resti di più di 300 fuggiaschi che avevano cercato riparo nell’attesa di essere portati in salvo dalla flotta di Plinio il Vecchio. I nuovi scavi, che sono durati settimane ed impegnati gli archeologi del Parco, sono connessi all’allestimento di un percorso che consentirà ai visitatori di raggiungere la maestosa Villa dei Papiri ripercorrendo quella che nella città antica era la passeggiata sul lungomare e che ancora oggi rimane l’unico fronte a mare completamente conservato di una città romana. I resti, stando ai primi studi antropologici appartiene ad un uomo, dell’età compresa tra i 40/45 anni, lo scheletro era alla base dell’altissimo muro di pietra lavica che oggi chiude l’antico fronte a mare. In posizione riversa e capo piegato all’indietro in direzione del mare e circondato da pesanti legni carbonizzati, persino la trave di un tetto che potrebbe avergli sfondato la testa. Le ossa appaiono di un rosso acceso, “è l’impronta lasciata dal sangue della vittima”, e si tratta di una conseguenza del particolarissimo processo di combustione dalla corrente di magma, venta fuori dal Vesuvio.

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