SALERNO ASSEMBRAMENTI AL ‘DOLCE VITA’ PER IL RAPPER GEOLIER, LA DENUNCIA DELLA LUCARELLI.

SALERNO ASSEMBRAMENTI AL ‘DOLCE VITA’ PER IL RAPPER GEOLIER, LA DENUNCIA DELLA LUCARELLI.
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ARMANDO MIRRA PATRON DEL DOLCE VITA: “SONO STATI ATTIMI, IMPREVEDIBILI LA SITUAZIONE È IMMEDIATAMENTE RIENTRATA, SONO SERENO RISPETTO AL MODO DI LAVORARE MIO E DEL MIO STAFF”

di Francesca Durante

Al centro delle polemiche resta la situazione movida, tra presunto mancato rispetto delle normative Covid e la necessità, per gli imprenditori del settore, di ripartire dopo il lungo periodo di stop e la sostanziale inconsistenza dei ristori previsti per il comparto. Questa volta ad attizzare il fuoco è la giornalista Selvaggia Lucarelli che, attraverso i suoi profili social, ieri mattina ha lanciato in rete video ed immagini che immortalano alcuni attimi della serata, svoltasi sabato sera al ‘Dolce Vita’, un locale notturno nei pressi di Salerno, dove si riversa gran parte della Movida della provincia, in cui era protagonista il rapper Geolier. Immagini in cui si vede l’entrata in scena dell’ospite della serata, alcuni frame dell’esibizione che mostrano in primo piano ragazzi ammassati. Il patron del Dolce Vita, Armando Mirra, come risposta a questo comportamento, rispedisce al mittente le accuse affermando che «sono stati attimi, imprevedibili» e che «la situazione è immediatamente rientrata, sono sereno rispetto al modo di lavorare mio e del mio staff».

Lucarelli postando le immagini, denuncia: «Ho ricevuto decine di video da tutta Italia di locali che diventano discoteche mentre il governo fa finta di discutere se riaprirle ma col green pass. Questo era il Dolcevita ieri sera a Salerno, la città di De Luca. Come da locandina doveva essere un concerto a capienza limitata. Tutto questo è un insulto a chi organizza concerti tra mille limitazioni, a chi ha la discoteca con i sigilli da 18 mesi, a chi deve mettersi una mascherina anche per entrare in un bar solo a prendersi un caffè. Detesto dover fare retorica, ma davvero, non può essere sempre il paese che premia i furbi, soprattutto in un momento in cui ci sentiamo tutti vittime di una grande ingiustizia. P.s.: i giornali non lo raccontano, tutti a far finta che le discoteche siano chiuse, finché non riapre Briatore ovviamente». E subito dopo questi commenti, la rete si scatena. Iniziano critiche ed accuse sui profili social sia del Dolce Vita che su quelli della Lucarelli. Ma la storia raccontata da Armano Mirra, che nel settore lavora da oltre trent’anni, è ricca di dettagli che, per forza di cose, i video non potevano certo restituire a chi li ha guardati, poche ore dopo il concerto del rapper. «Mi spiace che in Italia lo sport nazionale sia la critica all’altro senza chiedere conto e ragione di azioni e comportamenti – ironizza – spiace soprattutto che basta postare un video in rete per raccontare tutto ciò che è accaduto durante una serata intera. Video di qualche decina di secondi contro ore in cui le regole sono state rispettate. Sono amareggiato per questo, perché oltre a essere svantaggiati dobbiamo essere demonizzati ma se una squadra vince il campionato o l’Europeo, nessuno cerca il colpevole degli assembramenti. Allora, capiamoci bene, se dobbiamo essere il capro espiatorio diciamolo e ce ne faremo una ragione». Stando al racconto di Mirra, il Dolce Vita ha aperto gli spazi di bar, ristorante e spiaggia mantenendo chiusi quelli della discoteca, come da direttive. Quella con Geolier, a parere degli organizzatori, era una serata che poteva attirare senza troppo sforzo tre o quattromila persone. I biglietti staccati, dichiarano, «arrivano si e no a quattrocento». Succede che tutti coloro che hanno comprato il biglietto, entrano e vengono fatti accomodare ai tavoli e succede anche, nel momento in cui Geolier sale sul palco, che cresce l’onda emotiva degli astanti che s’alzano e si avvicinano alla passerella. Cercano un contatto, scattano una foto, registrano frame di una serata che poi diventa polemica. I video «immortalano quell’esatto momento, dopo il quale tutti hanno ripreso il loro posto. Tutti ci siamo adoperati per recuperare una condizione di sicurezza ma non possiamo certo attaccare le persone ai tavoli. Mi chiedo: non sono forse le stesse scene che si vedono in mille altri posti come gli uffici pubblici o gli stessi centri vaccinali? È evidente che sono comportamenti da censurare ma è altrettanto evidente che se non si spara a zero su coloro che dovrebbero far rispettare le regole in quegli ambienti non lo si può fare con un imprenditore che ha personale di sala, mica cecchini». Dal canto loro le forze dell’ordine andranno a fare gli accertamenti del caso, sanzionando se necessario. «Sono sereno – conclude Mirra – faccio questo lavoro da sempre e rispetto le regole. Il resto è palcoscenico».

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FRANCESCA DURANTE

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