ARCHITETTO E DESIGNER DI GIOIELLI, SCOPRIAMO IL BRAND “IL SOGNO DI SIRIAH “

ARCHITETTO E DESIGNER DI GIOIELLI, SCOPRIAMO IL BRAND “IL SOGNO DI SIRIAH “
6 0
Read Time12 Minute, 29 Second

ELEGANZA E POSITIVITÀ PER QUESTI GIOIELLI INNOVATIVI…

di Francesca Anastasi

Una giovane architetto dalle idee chiare , dalla forte personalità e dal gusto raffinato ha creato il suo brand già amato dalle star della tv come Emanuela Arcuri che ha indossato sul Red Carpet uno dei sui giouelli creato interamente a mano con pietre naturali ora ci facciamo raccontare come nasce il suo brand ed altre piccole curiosità da questa donna così intraprendente forte e creativa.

Raccontaci come nasce il nome del suo brand? Il Sogno Di Siriah nasce nel 2016. È un omaggio ad una bimba orfana di tre anni, venuta a mancare prematuramente. Era afghana e mi raccontavano fosse molto simile a me: mora con i capelli ricci, gli occhi grandi e curiosi. Il racconto di questa bimba mi ha profondamente turbata e pensavo spesso a lei. Ad un certo punto ho cominciato a percepire la sua vicinanza, fino ad avvertirla. Mentre lavoravo, sentivo tintinnare le pietre, si accendeva lo stereo senza previa programmazione, partivano musiche a me familiari tipo Aicha di Khaled … Ho capito che la bimba angelo desiderava stare con me e mi aveva scelto come mamma… e così quando ho deciso di registrare il mio marchio, il mio pensiero è andato a lei e il simbolo scelto non è un caso che sia proprio un angioletto”.

Quanto tempo dedica per realizzare un gioiello? “Non esiste una risposta precisa. Il tempo è molto variabile. Dipende da quello che si deve realizzare. Posso dire che la realizzazione di un gioiello è comunque molto impegnativa e segue l’iter di un progetto di architettura in miniatura: a partire da target, circostanza, gusti, si elabora un concept nel quale si definiscono linea, peculiarità, stile, materiali, colori, forme, poi si passa al design e quindi alla definizione delle proporzioni di tutti i vari elementi, lo studio dei materiali e la ricerca di tutta la minuteria e poi quando tutto è pronto a livello di progetto e quando è verificata la compatibilità tra le varie parti si passa alla realizzazione. Nel mio caso ci sono due tipi di produzione: quella più classica, prettamente artigianale che realizzo con le mie mani e quella contemporanea in design 3d, per la quale, avendo bisogno di tecniche tipo taglio laser, o microfusione, mi avvalgo della collaborazione di un laboratorio orafo. In ciascuno dei due casi, ad ogni modo, il montaggio finale lo realizzo personalmente. Come vedi dunque è un processo molto complesso che richiede tempo, pazienza, cura e dedizione”.

Quando è nata questa passione per i gioielli? “La passione per i gioielli come per tutto ciò che fa parte del mondo femminile è nata con me. Da bambina infilavo perle e pietrine, indossavo cappelli, borse e camminavo per casa con i tacchi della mamma. Nel tempo ho studiato le varie tecniche da autodidatta. Nel 2009 poi in occasione del mio Master in Architettura sostenibile, a Roma, ho frequentato un corso di tecniche orafe presso maestri artigiani. Da allora non ho mai smesso di tenermi aggiornata e di approfondire le tematiche fino a seguire un corso di modellazione 3d del settore orafo con un importante designer di fama internazionale”.

È un architetto e design, trova tempo per entrambe le attività? “Dalla nascita di mia figlia Rebecca, nel 2017 mi occupo solo di pratiche edilizie familiari. Come mamma, senza aiuti – ho perso entrambi i miei genitori – era impensabile crescere una bimba e curare cantieri o andare in giro per uffici. Quella dell’architetto è una professione bellissima, per cui ho seguito una formazione molto rigida e ho conseguito la laurea con il massimo dei voti, purtroppo però il 2008 ha riservato delle sorprese inaspettate verso tutti i protagonisti del campo dell’edilizia, con una crisi senza precedenti. Era necessario reinventarsi. L’architettura è e resta sempre la mia grande passione, ho anche superato un casting per architetti in una rivista di settore, nazionale. Quello da architetto è l’approccio che mantengo nella progettazione dei gioielli”.

Che donna acquista un Suo gioiello? “Una donna consapevole del suo valore. Le mie creazioni spaziano da un design sbarazzino e leggero ad uno impegnativo e prezioso. Sono comunque tutte ricercate e laboriose, rivolte a donne di carattere e dalla personalità ben delineata che si struttura più avanti, con l’età, l’esperienza e la formazione”.

Un Suo sogno? “Vedere crescere mia figlia felice! Sono stanca di misurarmi con i dolori, i vuoti, la paura dell’incognito, le difficoltà economiche. Prego ogni notte il Signore che guidi la mia bambina in una crescita sana fisica ed emotiva. E poi sarebbe meraviglioso se Il Sogno Di Siriah diventasse una realtà…un’importante realtà”.

Il gioiello che ha indossato sul red carpet Manuela Arcuri lo ha realizzato a posta per lei? “Assolutamente si! Desideravo omaggiare la bellissima Manuela con un simbolo di femminilità, l’emblema dei fiori, la rosa. Mi piaceva l’idea di questo dono da donna a donna. Spesso le donne sono in competizione e invece credo che il sostegno reciproco tra donne sia una grande risorsa umana. Ho disegnato una parure personalizzata col suo nome: la collana raffigura due rose i cui steli girando intorno al collo si intrecciano e terminano sullo sterno racchiudendo il suo nome… Nasce così “Una Rosa Per Te Manuela”, la collezione per la 79esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2022, che Manuela Arcuri ha indossato durante la sfilata sul red carpet”.

Per acquistare un Suo gioiello ha un sito? “Consiglio sempre di rivolgersi personalmente contattandomi sui vari canali social o su WhatsApp. Realizzando gioielli personalizzati è importante avere un canale di comunicazione immediata. Mi piace conoscere le mie clienti, decodificare i loro desideri e adoperarmi per regalare loro un’emozione. È bellissimo ascoltare le loro esigenze e riuscire a proporre o consigliare qualcosa che le faccia sentire uniche. L’obiettivo delle personalizzazioni è proprio questo: abbandonare l’omologazione e sottolineare la propria unicità”.

Come si definisce? “Un’umile e sensibile poliedrica”!

Ci parli della Sua personalità? “Ho una personalità molto complessa, talvolta fatta di opposti. Sono una donna sensibile, riservata, composta, dalla fortissima dignità, che talvolta può essere scambiata per superbia, ma che in realtà cela una grande timidezza. Esageratamente delicata, credo profondamente nel potere della dolcezza e della gentilezza. Mi piacciono le persone dalle buone maniere, e con quel senso del tatto che sostituisce la pacca sulla spalla, capace di darti un veloce sollievo. Non sopporto chi professa “sincerità a tutti i costi” come scusa per vomitare addosso rabbia e cattiveria. Penso che “forma” e “sostanza” siano le facce della stessa medaglia e ciascuna necessiti dell’altra per completarsi a vicenda. Tanta delicatezza è poi controbilanciata da una forza, che tal volta mi stupisco di avere… Tenace, caparbia, stacanovista, resiliente… Capace sempre di cogliere il bello di chi mi sta intorno. Molto autoironica e super critica verso me stessa. Dico sempre che la vita toglie e la vita da…a me ha tolto tantissimo. Ho perso mio padre a nove anni. Sono cresciuta nei sacrifici e nel senso del dovere e della rinuncia, con una mamma sola, a cui devo tutto: ha fatto i salti mortali per crescere me e mio fratello, cercando di fornirci tutti gli strumenti per spiccare il volo. Ho dovuto fare i conti con la sua retinopatia diabetica che l’ha portata presto all’ipovisione. Anni passati su una panchina in una corsia di ospedale, in attesa di visite e interventi. Gambe serrate e mani congiunte mentre le lacrime richiamavano l’attenzione dei medici che alla domanda ricorrente:” Vanna cosa ti fa paura?” seguiva una secca risposta:” IL buio!” Poi il buio è arrivato, ma non quello che pensavo. Mia madre è caduta per le scale di casa, riportando un grave trauma cranico e tre giorni dopo, mentre era in terapia intensiva, ho scoperto di essere incinta. Due mesi dopo è venuta a mancare e la mia gravidanza è proseguita nella peggiore delle solitudini. Penso di aver affrontato l’inferno tra lutto, iperemesi e questioni burocratico amministrative post mortem. Un dolore così straziante che è riuscito ad offuscare anche la gioia dell’arrivo di un bimbo… E poi dopo tanto dolore la luce in fondo al buio. È nata Rebecca, una bambina di incantevole bellezza, che oggi è la mia forza, il “gioiello” più brillante che sia riuscita a concepire. In tutto ciò le creazioni hanno avuto un ruolo fondamentale… salvarmi dal baratro! Hanno rappresentato la mia psicoterapia, la via più bella per canalizzare rabbia, dolore, tristezza e trasformarli in qualcosa di così elegantemente indossabile. La vita toglie e la vita da… Ringrazio Dio per avermi dato tanto se penso a tutte le energie che non mi sono mancate. Alla forza a cui ho dovuto attingere per non cadere, alle risorse che ho potuto sfruttare per reiventarmi mille volte, e a tutte le potenzialità che nemmeno sapevo di avere… Penso che al centro di tutto ci siano le persone, che sbagliare sia umano e che il perdono faccia tanto bene. Sostengo il concetto di leggerezza, mai come sinonimo di superficialità o banalità, ma come principio attraverso cui non prendersi mai troppo sul serio perché alla fine siamo esseri umani e ricchi, poveri, neri, bianchi, etero e omosessuali siamo tutti accomunati da un fattore comune: L’imprevedibilità Della Vita che può ribaltare posizioni e ruoli in un istante.

Come definisce e cosa caratterizza le Sue creazioni? “Le mie creazioni che siano classiche o sperimentali trovo siano armoniose ed eleganti. Anche dietro il pezzo più semplice c’ è tanta ricercatezza, un’attenzione quasi maniacale a restituire un oggetto bello. Ogni manufatto custodisce in sé, la volontà di sostituire la preziosità dei materiali con un concentrato di tempo, studio, ricerca. non mi pongo limiti nell’uso dei materiali. Dall’argento, all’ottone, bronzo, all’acciaio come dalle pietre semipreziose a quelle dure, ai coralli, alle perle, cristalli, zirconi, ed anche quelli più innovativi tipo resine e metacrilato. Mi piace molto lavorare materiali “poveri” con effetti di luce e brillantezza e dargli una dignità negata in partenza. È una sorta di sfida. Non so è come il principio della vita… È bello pensare che anche un povero possa svoltare, è il sogno che diventa realtà. Fra gli altri mi occupo anche di accessori, tipo borse… Quando usi la paglia e la lavori e la rivesti e impreziosisci per farla diventare una meravigliosa coffa cosa fai? È come prendere un barbone, dargli la mano, sfamarlo, dargli dei vestiti puliti, un lavoro, una casa …Ridargli una dignità! Penso che i gioielli siano amplificatori del mondo interiore. Sono specchio di cio che siamo. Un gioiello in quanto ponte tra corpo, abito e circostanza non è solo ornamento, ma strumento comunicativo, allusivo, distintivo. Racconta molto, nella sua miniatura di chi lo indossa”.

Qual è il confine tra gioiello e bijoux? “Se devo attenermi ad una definizione classica il gioiello è il manufatto realizzato con metalli e pietre preziosi vedi oro, platino, diamante, zaffiro rubino e smeraldo. Tuttavia ragiono da architetto e non da orafo e mi vengono in mente a riguardo le parole di Salvador Dalì:” I miei gioielli sono concepiti in modo da mostrare l’arte dei gioiellieri nella sua vera prospettiva, per cui il valore del disegno e della lavorazione deve essere al di sopra del valore venale delle gemme”. Anche se non uso oro e diamanti disegno gioielli che potrebbero essere realizzati in oro e diamanti. Si tratta di oggetti molto curati, armoniosi, pezzi di luce con ore ed ore di lavoro e studio. Che si tratti di collezioni comuni o di personalizzazioni, in ciascuno dei casi l’obiettivo è regalare un’emozione. Credo che il confine tra gioielli e bijoux sia molto labile e contenga tanta soggettività. Pensiamo ad un anellino con un gambo sottile di oro bianco e un brillantino. È sicuramente un gioiello dati i materiali utilizzati e l’arte orafa impiegata. Ora pensiamo alla collana disegnata per Manuela Arcuri. Un pezzo di altissimo design, molto laborioso… Piu di un mese di tempo tra progettazione e messa in produzione con bronzo doppio bagno oro, zirconi e smalto madreperlato (Chi volesse potrebbe commissionare lo stesso in oro e brillanti o acquistare il progetto e farselo produrre, come mi è stato chiesto da Dubai). Adesso mi chiedo, questa creazione è un bijou o un gioiello? Non so per gli altri, ma per me è un gioiello!! E la collana Moonwalk disegnata da Kostantin Grcic nel 1997, in PVC, con sopra stampata l’intervista a Lady Miss Kier del gruppo musicale Deee-Lite, cosa è”???

Quali sono le Sue icone di stile? “Se penso a delle signore che hanno per me rappresentato un riferimento di eleganza mi vengono in mente Audrey Hepburn per la sua elegante compostezza, Grace Kelly, per la bellezza e la classe inimitabili, Bianca Jagger per la sua bellezza esotica, vicina ai miei canoni, indubbiamente carismatica. Se penso agli stilisti che hanno fatto storia, il mio inchino va a Coco Chanel, rivoluzionaria e moderna e al grande Giorgio Armani, che regala emozione pura ad ogni sfilata”.

Ha un posto del cuore? “Ne ho più di uno. Sicuramente il primo è Polignano a Mare, la mia meravigliosa località in Puglia. In particolare una piccola frazione San Vito, dove trovo relax, ispirazione. Fatto di mare, aria, storia, è un luogo dove la magia la fa da padrona e quando vai via sei sempre diversa da quando sei arrivata. Un altro luogo che ho nel cuore è il bazar di Khan El Khalili de Il Cairo, un suq così decorato di colori, odori, profumi di essenze e spezie, dove la varietà umana è così ricca che non puoi fare a meno di tornarci. Il tutto concorre a generare un inimitabile substrato alla creatività”.

Dove si riconosce l’approccio progettuale da architetto? “Il progetto di Architettura è come l’acqua, cadendo dal cielo in differenti luoghi, questa assume configurazioni diverse e la chiamano: mare, lago, palude, ghiacciaio…Ma il mare, il lago, la palude, il ghiacciaio sono comunque acqua” Gli architetti Antonio Rossetti ed Elviro Di meo spiegano così la trasfigurazione dell’architettura in forme molteplici, accomunate dallo stesso linguaggio. Credo che la sostanziale differenza tra una casa/architettura e un gioiello sia che la prima vada vissuta, il secondo indossato. I principi di riflessione che governano un atto di progettazione sono gli stessi: funzionalità, comfort, valore estetico, cura del design, sostenibilità. La storia può contare diversi esempi di architetti che si sono impegnati nel campo dei gioielli. Si pensi al veneziano Carlo Scarpa, all’architetto Ettore Sottsass. Lo stesso mio mito, l’architetta irakena Zaha Hadid, si è occupata tra le altre cose, nel 2015, del restyling dell’anello B.Zero1 per casa Bulgari. Come si possa passare da un’ispirazione tettonica tipica della sua architettura al design di un gioiello? Semplicemente applicando lo stesso linguaggio espressivo, basato su concetti di fluidità, natura nonché di dinamismo parametrico. E quindi? Fare la designer di gioielli è per me fare l’architetto di manufatti in miniatura dove la componente estetica deve essere espresso in modo esponenziale”.

Happy
Happy
100 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleepy
Sleepy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %
Print Friendly, PDF & Email

FRANCESCA ANASTASI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
it_ITItalian