ORA DALLE PAROLE AI FATTI, QUANTO PRIMA POSSIBILE.

ORA DALLE PAROLE AI FATTI, QUANTO PRIMA POSSIBILE.
Il Presidente incaricato Giorgia Meloni legge la lista dei Ministri, al termine del colloquio con il Presidente Sergio Mattarella.(foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

Il Consiglio dei Ministri tenutosi lunedì notte, al chiar di luna, ha dato il via libera a quanto era più urgente da disbrigare, la Manovra di Bilancio, anche a costo di finire a notte fonda. È innegabile che Meloni un primo importante obiettivo, almeno per ora, lo abbia centrato: il rispetto dei termini concordati in merito con la EU dall’ esecutivo precedente. Non erano in pochi quelli pronti a scommettere che non sarebbe andata così. Pur lasciando agli sviluppi immediati il crash test in merito alla validità del suo contenuto, va comunque rilevato che lo stesso è sottodimensionato rispetto alle aspettative di chi oramai si avvia al terzo anno di pesanti disagi. C’è da aggiungere inoltre che, con buona probabilità, la messa in opera di quanto deliberato sarà particolarmente laboriosa. L’opposizione dovrà interpretare il proprio ruolo e tanto è stato già messo in conto. Correttezza vorrebbe però che la stessa rispetti i limiti del mandato e lo interpreti correttamente. Al momento, stando alle dichiarazioni rilasciate da buona parte degli esponenti della minoranza, si giunge in fretta a una conclusione non piacevole. Vale a dire che, a ispirare la loro forma di contestazione, esposta all’informazione quasi sempre a denti stretti e ancor prima che l’argomento venga affrontato nella sede naturale, sia altro. Non è affatto gratuito pensare che tra di loro alberghino altri scopi che mettono in seconda battuta quelli che dicono di voler raggiungere. Il momento attuale non è certamente quello migliore per occuparsi del sesso degli angeli, a cui alcuni degli argomenti dell’opposizione potrebbero essere equiparati. Tanto perché il Paese si possa avviare a ritornare sopra la linea di galleggiamento. Si potrà così evitare che, accanto a un funzionamento della macchina pubblica formalmente ineccepibile, si affianchi nella pratica un modo di fare tipicamente burocratico che rallenterebbe anche l’opera di un bulldozer. Intanto, man mano che si stanno conoscendo meglio i particolari dell’intero impianto della manovra, si rilevano almeno due grandi linee che avranno sicuramente ispirato l’intero CdM di lunedì. La premessa. La premier avrà senz’altro pensato e fatto capire all’ esecutivo che il loro vero debutto sarebbe avvenuto in quell’ occasione, quindi massima attenzione a non sbagliare. Dal ché sarà scaturita la prima considerazione della Signora Premier: se quanto è stato fatto da chi era seduto prima di lei era stato comunque accettato bene, la soluzione per non bloccare la macchina pubblica e proseguire, anche se in maniera più lenta, era cavalcarne l’onda lunga. La seconda sarà stata dettata dal timore, naturale e tipico dei debuttanti, che la ha indotta a ragionare alla meridionale maniera: ” anche se non piove è meglio tener pronto l’ombrello”. Gli inglesi aggiungono: ” tanto, prima o poi, pioverà”. Volendo con ciò dire che, essendo le casse dello Stato messe male, era preferibile tenersi a debita distanza dal baratro in cui sarebbe diventato ancor più probabile che l’Italia potesse finire. Nulla da eccepire per entrambe le ispirazioni della Primo Ministro. Un matematico definirebbe il suo prologo come necessario ma non sufficiente, come a dire che la stessa ha dato prova del suo voler fare, ma altra cosa sarà eseguirlo, anche se affinato, concretamente. Allo stato non resta che far lavorare la Giorgia nazionale, che fu già “de noantri” e sostenerla in tutto ciò che di genuino, quasi primipara, si accinga a fare. Tanto anche da parte dell’informazione, perché Il gioco del gatto con il topo è opportuno che, nel caso in specie, resti prerogativa di quegli animali.

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DOMENICO OCONE

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