L’ANNUNCIAZIONE DI LEONARDO DA VINCI NELL’OPERA DI ARMANDO NIGRO 

L’ANNUNCIAZIONE DI LEONARDO DA VINCI NELL’OPERA DI ARMANDO NIGRO 
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NIGRO NELLA SUA OPERA L’ESALTAZIONE DEL CHIARORE ETEREO E DELLA SPAZIALITA’ FIGURATIVA

di Melinda Miceli critico d’arte

Armando Nigro è Primo Premio Sezione Arte Iperrealista con l’opera Annunciazione a International art Prize Giotto ideato e fondato dal Critico d’arte Melinda Miceli.

Segue recensione e raffronto con l’opera di Leonardo Da Vinci.

“Per la spettacolarità dell’impostazione dimensionale delle Sue Opere”.

L’opera del grande genio Leonardo Da Vinci è conservata presso la Galleria degli Uffizi di Firenze e rappresenta il momento in cui Arcangelo Gabriele si inginocchia davanti alla Vergine rivolgendole il saluto per annunciare a Maria che è incinta di Dio e darà alla luce Gesù. Il tema e il suo tempo si fanno simbolo dell’assenzo della Vergine a Dio affinchè possa compiersi attraverso di lei l’opera della Provvidenza divina. Sia Leonardo che Nigro rappresentano una scena estremamente terrena: la prima è ambientata in un “hortus conclusus”, un “giardino recintato” medievale che allude al ventre della Vergine, circondato da edifici quattrocenteschi, come denota la presenza del bugnato. Armando Nigro ambienta la sua opera in uno scenario catanese, dove gli alberi sono identici ma inseriti in un habitat tipicamente mediterraneo e vulcanico al contempo. Sullo sfondo troneggia l’Etna in eruzione simbolo di rinascita spirituale col suo ciclico alternarsi di vita e morte.

Raffaele possiede due ali molto studiate riprese dagli uccelli, ali di volatile autentiche, un viso addolcito e androgino rispetto all’angelo di Leonardo, proietta la sua tenue ombra sul terreno, sposta l’erba e forse anche i fogli del libro che sta leggendo Maria. Inoltre l’Arcangelo porge a Maria un fiore di giglio, simbolo di purezza. Rispettando la tradizione iconografica cristiana, Maria indossa la veste di colore rosso, poiché simbolo della sua natura divina, e un manto di colore blu, emblema della vita celeste con una balza dorata, colore per tradizione effigiante il sacro. Nigro pone la stessa cura di Leonardo nel riprodurre l’altare marmoreo, adorno di motivi classicheggianti, leggio e soprattutto la Bibbia, ingrandendo la quale, è possibile notare che Maria stesse leggendo nell’Antico Testamento, passi del profeta Isaia. L’inedito taglio della scena, l’ambientazione esterna anziché interna, l’adozione della prospettiva centrale rinascimentale e offre un’insolita proposizione del tema per l’intreccio rigorosamente calibrato delle partiture, per la selezione degli spazi ponderatamente dosata secondo canoni geometrici e dettagli d’ispirazione fiamminga. Il dipinto segue una “regola d’arte” dell’antico sapere, una prassi che trattiene, nella componibilità delle cifre e nell’entità dei valori, consonanze armoniche di geometria sacra e contenuti teologici. Straordinaria la revisione della luce che illumina l’Annunciazione di Nigro plasma le forme, unificando la scena e mettendo in risalto le sagome degli alberi sul lontano paesaggio dello sfondo, dominato dai toni tenui tanto cari all’artista. Gli elementi architettonici sono disegnati secondo le regole della prospettiva con punto di fuga centrale e riprendono anomalie leonardesche riscontrabili nella figura della Vergine, il cui braccio destro appare eccessivamente lungo, mentre la posizione del leggio su cui la Vergine poggia la mano destra, la costringe a una posizione quasi innaturale. Tali anomalie sono da mettere in relazione a precoci ricerche di ottica da parte di Leonardo, che avrebbe tenuto conto del punto di vista laterale e ribassato determinato dalla collocazione originale della tavola dipinta, cioè sopra un altare laterale di una chiesa. La lettura della tavola di matrice vinciana, ci induce a scomporre i segreti matematici del maestro addentrandoci nella mente del genio.

L’Annunciazione l’opera di Leonardo Da Vinci

Attraverso l’impiego della formula √5 Leonardo concentra la figurazione nelle parole dell’Angelo, che la Vergine accoglie in sé come una nuova Arca dell’Alleanza, definita, dalla sezione aurea. Per una comprensione teosofica geometria e numerologia s’impongono nuovi parametri all’arte sacra così come la triangolarità della scena dove la figura e la postura dell’angelo sono in proporzione aurea rispetto alla sua distanza dalla Vergine. Durante il soggiorno a Milano, presso la corte sforzesca di Ludovico il Moro, Leonardo conobbe il matematico Luca Pacioli e collaborò alla stesura del trattato “del Divina Proportione “, (1498) con la realizzazione di  ben sessanta  disegni esplicativi. In siffatto testo che fu poi pubblicato a Venezia, Leonardo ricercò nella proporzione dei numeri i principi ispiratori in architettura, scienza e natura, la regola aurea introdotta in seguito, chiamata “praxis italica”. La stessa è definita divina perché è unica, trina, indefinibile in quanto è irrazionale, è invariabile. Utilizzando la sezione aurea nei suoi dipinti Leonardo scoprì che, ammirando le opere, poteva conferire ad esse ordine e armonia. La tela imita un’invenzione del Verrocchio la foggia del leggio, ispirata al sarcofago di Piero il Gottoso nella chiesa di San Lorenzo a Firenze. Armando Nigro pittore dal tratto Leonardesco riprende l’Annunciazione del Da Vinci attraverso abile tecnica e tenue revisionismo in una rielaborazione pittorica che esalta il chiarore etereo nella spazialità figurativa”.

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MELINDA MICELI

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