LA PRIMA IMPRESSIONE

LA PRIMA IMPRESSIONE
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

Un noto quanto bravo avvocato sannita, passato a miglior vita diversi anni orsono, soleva fare con frequenza una particolare raccomandazione ai giovani praticanti del suo studio. Non lasciava sfuggire una sola occasione per raccomandare loro correttezza e ordine formale nella compilazione di documenti di qualsiasi genere. Sosteneva infatti che chi avesse letto quegli scritti, si sarebbe fatto un’idea dell’autore in base a esso e a esso solamente. Non esistendo all’epoca i telefoni portatili o altri strumenti che permettessero ai corrispondenti di conoscersi virtualmente come se fossero in presenza, questi ultimi potevano farsi un’idea l’uno dell’altro solo per tabulas. Il preambolo appena scritto vuole essere di conforto alla convinzione che la prima idea che una persona elabora su un’altra o su una situazione, molte volte condiziona significativamente il prosieguo del rapporto appena instaurato. Mettendosi dalla parte di chi è oltreconfine e sta osservando i primi comportamenti della classe politica appena eletta nonché dell’apparato burocratico che orbita intorno all’ apparato elettorale, con buona probabilità non ne riceverà un’impressione di particolare efficienza. Gli errori dell’attribuzione o meno di alcuni seggi starà lasciando più che interdetti gli osservatori quegli osservatori. Tali eventi si rivelano dettagli se confrontati con le lungaggini della burocrazia tricolore e altre chicche sparse un po’ qua e là nella amministrazione pubblica del Paese. Ciononostante, lo stesso riesce ancora a stupire la EU e la comunità internazionale con effetti speciali. Nella Nadef, l’aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, si evidenzia un tesoretto (un altro!) tra le pieghe del bilancio (quante ne sono?) A un primo sguardo superficiale in essa non sembra di scorgere granché di confortante, seppure con una pregiudiziale di peso: una parte considerevole dei problemi del Paese è causata da variabili esogene ai suoi sistemi produttivo e amministrativo. Sono le stesse che stanno affliggendo, anche se con diverso peso, il resto del pianeta. È di mercoledì l’ufficializzazione di un super aumento dei costi energetici a partire dal primo ottobre. Viene fuori dall’applicazione di maggiorazioni dei prezzi all’origine nell’ordine di percentuali a doppia cifra. Fino a qualche tempo fa, esse non avrebbero fatto parte nemmeno delle simulazioni di scuola in casi forzati fino al limite estremo. Bene fanno i responsabili dell’ENI a tranquillizzare la popolazione sulla disponibilità delle scorte in fase di accumulazione che hanno già superato il 90% di quanto consumato lo scorso anno.

Non si avventurano, d’altro canto, a formulare ipotesi sull’andamento dei prezzi che l’ente applicherà alla clientela. Tale comportamento sarebbe comprensibile se quell’azienda non fosse di proprietà dello stato per una buona parte. Tra l’altro quell’ azienda è una gallina dalle uova d’oro, condizione non frequente tra quelle pubbliche, e realizzava già in tempi normali buoni utili. Ancor più in questo lo sta facendo attualmente e non sembrano sussistere ostacoli perché parte di essi possa essere utilizzata dal governo per calmierare la situazione. Oltre che a mettere in ginocchio le famiglie, mortificando di conseguenza i consumi, si innesca e si alimenta un effetto domino nelle varie filiere che culmina con l’aumento generale dei prezzi finali. Esiste oramai da qualche decennio una branca specialistica dell’economia aziendale, arricchita da altre discipline, che si occupa della gestione delle crisi di azienda. Ha preso piede sempre più un pò dovunque e potrebbe essere utile anche per la gestione di impasse degli stati. Ciò nel caso della gestione di complicazioni attribuibili a mala gestio della cosa pubblica in tempo di pace. Situazioni del genere negli ultimi decenni in Italia si sono verificate con frequenza crescente e, più o meno bene, i governi in carica sono riusciti ogni volta a venirne fuori. Attualmente la crisi del Paese dipende per buona parte da variabili esterne, né prevedibili, né contenibili. La sintesi di quanto narrato fin qui è che, malgrado sia contro ogni regola di buongoverno, il prossimo esecutivo si troverà a dover navigare a vista. Non sarà cosa facile anche perché, è notizia delle ultime ore, l’alleanza che ha vinto le elezioni comincia a lanciare segnali non confortanti. Sarebbe un errore non dare il giusto peso allo scricchiolio proveniente dall’edificio in costruzione, il governo che a breve si insedierà. Forse, per scaramanzia, è meglio pensare che dovrebbe insediarsi.

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Redazione

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