TANTO PER RIMANERE CON I PIEDI PER TERRA

TANTO PER RIMANERE CON I PIEDI PER TERRA
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

Il tempo ha fatto il suo corso- almeno lui non si ferma – e i fusi orari si sono susseguiti, dando modo a tutti o quasi gli inquilini del pianeta di prendere atto dei risultati elettorali in Italia. È bene quindi fare qualche considerazione di ordine pratico, dopo aver appreso, almeno per sommi capi, i commenti in merito provenienti dai due emisferi. I notabili del vicino est non hanno esitato a gioire e a complimentarsi con i protagonisti del nuovo corso italiano. Russia, Cina e India stanno ancora elaborando, con grandi attenzione e prudenza, la nuova situazione che va configurandosi, mentre il resto del mondo, soprattutto quello di derivazione anglosassone, è rimasto quanto meno perplesso. Come succede in seguito a tutti gli scossoni, di qualsiasi genere, anche questa volta i governi di quelle realtà sociali restano in attesa di capire come la prossima coalizione di governo imposterà le scelte di politica interna e internazionale. Inutile negare che il nuovo status non tranquillizza quegli osservatori d’oltre confine. E non desta certo sentimenti positivi la tendenza diffusa di prendere le distanze dal Professor Draghi e dalla sua squadra di governo. Operazione questa che non depone certamente bene per chi le fa e per quelli che le avallano, come se stessero aspettando con ansia che tanto si verificasse. Sarà ancora una volta la storia, grande maestra di vita, a distillare tale miscuglio e a collocare da una parte l’essenza e da tutt’ altra il cascame di risulta. Come si riuscirà a innestare questo ramo, l’Italia del dopo voto, sul tronco già a frutto della EU, appare al momento impresa tutt’altro che facile. Prescindendo, finché sarà possibile, da giudizi, si spera esasperati dal contesto generale che sta attanagliando il mondo intero, come quello del governo australiano. Quello stesso ha bollato di connotazione fascista il risultato delle patrie urne. In effetti i protagonisti di questo nuovo corso anni addietro reagirono positivamente alle definizioni di alcuni leaders del vicino est che ipotizzavano come principio da osservare per il governo dei loro paesi una politica di tipo democratico, nella versione illiberale. Quell’espressione ricorda molto da vicino il modo di dire degli abitanti del vicinato di fuori- dizione burocratica per indicare la campagna -quando, venuti nel villaggio per commissioni di vario genere, per concludere la trasferta, entrano nel bar. Li, dopo un attimo dedicato al relax, decidono di gratificarsi con una bevanda. Chiedono così un’aranciata al limone, credendo essere il modo corretto per indicare una normale limonata. Non esistono, per ipotesi, né liberalismo non democratico, né democrazia illiberale. Le due indicazioni stanno tra di loro come il diavolo e l’acqua santa. L’Italia ha tradizioni liberali con radici ben profonde, di poco meno importanti di quelle inglesi e francesi, estese anche alle loro colonie. Si può andare con la mente all’inizio del secolo scorso, quando l’Italia ancora contadina già vantava una consistente adozione di comportamenti liberali, talvolta anche oltre i limiti normali per quel tempo. Se ne ha un’idea abbastanza attendibile nel vedere il film, ormai datato, Novecento di Bernardo Bertolucci. Ma già nel primo ventennio di quel secolo, qualcuno che scriveva per testate che si riferivano al pensiero socialista, cominciò a diffondere il suo pensiero, addossando alla scuola liberale la creazione del disagio sociale che affliggeva l’Italia. Era costui il Cavalier Benito Mussolini, prossimo a diventare il duce del fascismo. Se conferma di tanto fosse ancora necessaria, l’immediato scioglimento dei partiti politici realizzato dopo la costituzione dei fasci dovrebbe bastare a fornirla. È evidente che, allo stato, derive del genere non sono nemmeno ipotizzabili e meno male. C’ è comunque da non trascurare che la compagine dalla quale verrà fuori il prossimo governo già in tempi non sospetti si è dichiarata sovranista. Inoltre non convinta della costruzione di una entità europea sovrastante le identità nazionali. Per completare il quadro, mostra tepore, se non freddezza, nei confronti dell’Alleanza Atlantica. Queste caratteristiche non sono state mai smentite da chi è stato innanzi descritto. Certamente sia gli italiani che quanti interloquiscono con loro spunti concreti per stare sereni non ne hanno. Almeno per ora e con l’augurio che non si vada oltre, anzi che si faccia qualche passo indietro.

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DOMENICO OCONE

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