SE SONO ROSE FIORIRANNO, ALTRETTANTO SE SONO SPINE

SE SONO ROSE FIORIRANNO, ALTRETTANTO SE SONO SPINE
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

Finiti gli scrutini, è stata questione di minuti prima che gli schieramenti in campo, per bocca dei loro leaders, dessero il via alle dichiarazioni trionfalistiche quelli che hanno vinto e alle spiegazioni con arzigogoli incredibili per giustificare la sconfitta quelli che hanno perso. Per non dire della quantità di parole vomitate dai commentatori di professione che, il più delle volte, hanno una validità equivale alla disputa annosa sul sesso degli angeli. A questo punto interessa solo che il treno Italia (diverso da quello quasi omonimo, nb!) riparta, cercando di recuperare il tempo perduto. Facendo in modo di non perderne ancora nel vano tentativo di stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina. Il parco mondo, il condominio Europa e l’appartamento Italia stanno bruciando con violenza sempre maggiore e sarebbe oltremodo dannoso, oltre che sterile, blaterare sui se è sui ma. Senza auspicare guai per i vinti, tutti i giocatori che hanno passato le selezioni, insieme ai nuovi entrati, devono prepararsi a entrare quanto prima nel loro ruolo e, mai come in questa occasione, comportarsi con il necessario fair play. Lungi dal cedere a facili entusiasmi o a farsi abbattere da scoraggiamenti che complicherebbero la situazione, gli italiani faranno bene a accettare in maniera più o meno asettica l’attuale realtà così come è venuta fuori dal risultato espresso dal voto. All’atto pratico ciò consisterà nell’ agevolare, ciascuno per quanto di sua competenza, il completamento di tutto quanto il governo che sta per lasciare palazzo Chigi non ha fatto in tempo a ultimare. Come per chi, in mezzo al deserto, è sitibondo e per tanto ne può morire, bisognerà che il governo che, si spera a breve, comincerà a operare, proceda a completare, prima di intraprendere ogni altra iniziativa, gli adempimenti al fine di legittimare a riscuotere la provvista finanziaria necessaria al completamento del PNRR. Lo stesso è indispensabile e urgente per il Paese come l’acqua per chi descritto sopra. E, di buon grado o malgrado, la nuova coalizione dovrà accettarne il contenuto a scatola chiusa. Pena ritardi o ancora peggio, che sarebbero imperdonabili da parte delle generazioni a venire. Se ciò non dovesse verificarsi, allora veramente il Bel Paese rischierebbe grosso. Altrettanto e in contemporanea, il o la capo del nuovo esecutivo dovrà dare la massima potenza alle macchine che muoveranno la coalizione da lui/lei retta per risolvere il problema energetico. Il mosaico più importante in cui la rinnovata tessera Italia dovrà inserirsi con precisione assoluta è la EU, per rimanere in tal modo nel ruolo conquistato e attualmente detenuto sulla ribalta del mondo. Non sarà impresa facile, ancor più per quanto riguarda le intese bilaterali che sono già in essere, come quelle con Francia e Germania. Il governo prossimo venturo dovrà lavorare di cesello e di bulino per adeguarsi da subito agli equilibri esistenti, il più delle volte già ben consolidati. Altro legame privilegiato da trattare con i guanti di velluto è quello con gli USA. Lo stesso, ormai più che longevo e mai messo in discussione, proprio in questi ultimi tempi sta andando rafforzandosi, sia per quanto riguarda la collaborazione militare che quella economico finanziaria. Proprio il consolidarsi di quest’ ultima sarà tra le precedenze da rispettare perché il Paese riesca a venire fuori dal pantano in cui, insieme a tutti gli altri della EU, è venuto a trovarsi. Bastano solo questi impegni e, di conseguenza, obiettivi da raggiungere, a far capire alle forze politiche quanto sia importante operare in sintonia. Gli italiani in questi giorni si stanno preparando anche psicologicamente a affrontare un periodo di tempo, non si sa quanto lungo potrà essere, di vere e proprie ristrettezze a tutto tondo, che andranno ben oltre l’adozione di uno stile di vita austero. Tanto non riguarderà solo la maggior parte della popolazione, quanto anche gli stessi governanti. A loro toccherà di cercare di rendere il meno disagevole possibile la condizione innanzi illustrata. Per chi da anni stava vivendo in una società modellata secondo lo schema vero e proprio della economic of the welfare, la cosiddetta economia del benessere, tutto ciò non sarà facile da accettare. Va comunque scartata senza esitazione l’ipotesi di attingere a risorse esterne provenienti da indebitamento, buono o cattivo che sia. È la produzione e la produttività del Paese che vanno stimolate senza falsare il mercato, quindi a costo di sacrifici. Non sarà un’operazione di breve periodo e anche al suo contenimento il prossimo governo dovrà dedicare la massima attenzione. Come si può facilmente rilevare da quanto esposto, esiste un’agenda, peraltro ben fitta di impegni, non riferibile in particolare a nessuno dei leaders, politici e non, già operativi. È stata dettata e compilata da un’entità non fisica, eppure altrettanto, se non ancor più, titolata a interpretare il comune modo di operare: il buon senso. Esso, dall’inizio del terzo millennio, non è stato adoperato in diverse occasioni importanti. È opportuno che, a stretto giro, quel giusto comportamento venga ripreso con rigore dagli attuali protagonisti. Nonostante non lo rivendichino esplicitamente, né hanno un bisogno disperato. A tutti, maggioranza e opposizione che comporranno il prossimo esecutivo, l’Italia invii l’augurio di buon lavoro.

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DOMENICO OCONE

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