DRAGHI ALL’ONU: OLTRE LUI E MATTARELLA, DIFFICILE IMMAGINARIE CHI ALTRI POTREBBE DAR LUSTRO AL PAESE IN OCCASIONI DEL GENERE

DRAGHI ALL’ONU: OLTRE LUI E MATTARELLA, DIFFICILE IMMAGINARIE CHI ALTRI POTREBBE DAR LUSTRO AL PAESE IN OCCASIONI DEL GENERE
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APPUNTI E SPUNTI DA PONTE

di Domenico Ocone

L’Italia, per il tramite del suo Premier, porta a casa dall’assemblea delle Nazioni Unite un importante riconoscimento di stima dal resto del mondo o quasi. È opportuno sottolinearlo, anche perché sono tali e tante le notizie interne e internazionali di tutt’altro genere che arrivano all’ attenzione degli italiani. La campagna elettorale sta arrancando, senza qualità e senza le novità preannunciate quando gli schieramenti concorrenti ancora non si erano delineati.

A ben pensarci, sul fatto che tanto sia poi davvero successo, gravano serie riserve. Non passa giorno o non si verifica evento degno di nota, che I vari aspiranti al seggio non trovino in essi spunto per litigare, sia con i loro compagni d’avventura che con gli avversari. Ciò che preoccupa di più, da quanto confermato dalle fonti più disparate, è il modo di proporsi di buona parte dei personaggi che vorrebbero rappresentare il popolo in Parlamento. Gli stessi fanno dichiarazioni generiche di portata più che ampia sul programma che intenderebbero, la forma dubitativa non è fuori luogo, realizzare, ma un cenno, che sia uno, su come procedere, resta irrimediabilmente in mente dei. Si racconta che, durante la rivoluzione messicana, quella che ebbe tra i protagonisti di spicco Pancho Villa e Emiliano Zapata, una missione di frati europei volle dedicarsi all’insegnamento dei lavori agricoli ai campesinos, i locali braccianti. Quando, più di una volta, quei frati venivano richiesti dai loro allievi di dare dimostrazione pratica di come dovessero procedere nell’attività quotidiana, gli stessi rispondevano che non era mestiere loro. Traslato il tutto al giorno d’oggi, diventa superfluo aggiungere altro, mentre all’estero i venti di guerra che spirano in più parti del pianeta stanno soffiando sempre più forte. Quello delle steppe, al momento certamente tra I più forti se non quello che si è trasformato ormai in tempesta, è senz’altro tra i fattori più importanti di distrazione degli italiani dalle vicende di casa loro. È di poche ore fa una notizia che, poco dopo del suo lancio dalla forza di un pugno nello stomaco all’occidente, ben riflettuta chiarisce definitivamente l’atteggiamento di Putin e dei burattini da lui manovrati. Per completezza di informazione, in Russia il discorso dello pseudo zar ha innalzato di parecchie misure il disordine e la preoccupazione della popolazione; gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e ogni via di fuga sono stati presi d’assalto. Del resto in Europa e in tutto l’Occidente, fin da prima che il conflitto dilagasse in tutta la sua potenza, si era capito che quei massicci spostamenti di truppe non lasciavano presagire niente di buono. Ora è arrivata la conferma definitiva, semmai fosse stata ancora necessaria, che già da quando l’Armata Rossa cominciò, ormai due anni or sono, a ammassare soldati e mezzi militari ai confini con l’Ucraina, la cosiddetta “Operazione Militare Speciale” era stata concepita nell’ottica dell’invasione di quel paese e della sua annessione alla Russia manu militari. Dunque Putin, con un vero e proprio discorso alla nazione ai limiti del proclama, ha annunciato che saranno richiamati sotto le armi trecentomila riservisti, da impiegare nella difesa dei patri confini. Non è il caso di azzardare previsioni, anche perché certamente non lascerebbero il sorriso sulle labbra, ma un aspetto del problema, dopo le vittime e le distruzioni senz’ altro tra i più significativi, è che fin d’ora si può affermare con buona attendibilità che la durata del conflitto sarà tutt’ altro che breve. Oltre che il timore suscitato dalla minaccia di un conflitto globale con l’Occidente, Putin ha parlato dell’utilizzo di armi nucleari. È vero che chi vuol fare cose di quel genere non dà preavvisi e, soprattutto, non mette le mani avanti aggiungendo che il suo non è un bluff, resta comunque una spada di Damocle sospesa sul collo dell’occidente, cioè la coscienza della totale instabilità e dalla analoga inaffidabilità di tutta la schiera di quegli oligarchi. La prima ripercussione, la dimostrazione la hanno già data i mercati delle materie prima e dei prodotti energetici, sarà un’ulteriore lievitazione dei relativi prezzi con quanto ne consegue sui consumi. Essi inficeranno in buona parte le previsioni e i provvedimenti che il governo italiano, come del resto quelli degli altri paesi europei, stava definendo. Motivo in più perché l’esecutivo che verrà dovrà essere caratterizzato necessariamente da una chiarezza di idee e da una forza contrattuale consistenti, almeno simili quelle dell’attuale. A Napoli, in situazioni del genere, si dice: “Avendo, potendo e pagando”. Con la precisazione, quando le tre condizioni non possono essere soddisfatte, che non è possibile ” friggere con l’acqua”. A buon intenditor, poche parole.

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Redazione

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