PISTA CICLABILE DI VIA MESSAPIA DI GROTTAGLIE (TA). L’INCHIESTA GIORNALISTICA DI ARTE’STV, CHE HA INTERPELLATO UN ESPERTO IN MATERIA E CHIESTO IL PARERE. LA PISTA NON SAREBBE CONFORME AL D. M.557/99. INTERPELLO AL SINDACO. Parte prima/2

PISTA CICLABILE DI VIA MESSAPIA DI GROTTAGLIE (TA). L’INCHIESTA GIORNALISTICA DI ARTE’STV, CHE HA INTERPELLATO UN ESPERTO IN MATERIA E CHIESTO IL PARERE. LA PISTA NON SAREBBE CONFORME AL D. M.557/99. INTERPELLO AL SINDACO. Parte prima/2
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D.M.557/99.” I PERCORSI CICLABILI SU CARREGGIATA STRADALE, CON I VEICOLI A MOTORE, SONO LA TIPOLOGIA A MAGGIORE RISCHIO PER I CICLISTI”

di Vito Nicola Cavallo

Continua la “disputa” tra l’amministrazione comunale ed i residenti di via Messapia sulla richiesta di rimozione della “brutta” pista ciclabile, sulla quale è partita una petizione online, per la rimozione al link https://chng.it/9fd9BQZm.

Nei giorni scorsi il Consiglio comunale di Grottaglie ha respinto la mozione dei consiglieri comunali del Partito Democratico in merito alla pericolosità dell’opera pubblica, e che il sindaco e la maggioranza, al contrario, hanno “certificato” essere sicura e a norma. Interventi ben dettagliati dei consiglieri Francesco Donatelli, Ciro Petrarulo, Alfredo Traversa, Marinelli e soprattutto l’ing. Ciro Gianfreda. Il consigliere Gianfreda il quale sottolineava la carenza della documentazione contenuta nella procedura progettuale, e di eventuali responsabilità a vario livello, per non aver tempestivamente eliminato eventuali criticità dell’opera, tra le quali la regolamentazione del deflusso delle acque meteoriche, nel ristretto alveo della residua sede stradale. Il sindaco ha comunicato che comunque (ammettendo di “sforo” che qualcosa è da cambiare nell’opera) “ci saranno dei lavori di parziale modifica di alcuni “dossetti” e che non se ne parla di smantellare e rifare la pista ciclabile a raso”, in merito alle acque meteoriche ha comunicato” che tra qualche tempo saranno utilizzati somme per la realizzazione della condotta per lo smaltimento in sicurezza del flusso idrico” i tempi da definire, ed ha sottolineato che la pista ciclabile è a norma”, a norma diremmo, quanto la discarica di rifiuti speciali che tanto ha contestato nel passato, e che cittadini grottagliesi come quelli di via messapia non volevano.

Nella seduta dello stesso consiglio comunale si registrava la richiesta del consigliere Alfredo Traversa di convocare in aula per un parere, il comandante dei vigili urbani Morelli, richiesta che aveva fatto perdere le “staffe” al sindaco, il quale sostituendosi in quel momento- al presidente del Consiglio Comunale Aurelio Marangella- “vigile” del regolamento comunale, dava corso ad un ”pistolotto” di diritto ammnistrativo ed applicazione del regolamento sull’impossibilità di convocare seduta stante il comandante dei vigili urbani Morelli.

A seguito di tanto, Arte’sTv ha ritenuto opportuno, in ambito giornalistico di indagare sul contendere e di approfondire l’argomento offrendo ai lettori, in primis a quelli del luogo e agli altri per arricchimento del bagaglio culturale anche in materia stradale il parere di un esperto in materia, autorevole giornalista e consulente in materia di trasporti pubblici e regolamentazione del flusso veicolare a livello nazionale, in quanto consulente del vigente codice della strada.

Presentiamo al nostro interlocutore le immagini della contesta pista ciclabile, dopodiché gli sottoponiamo le domande a seguito.

Può dettagliarci di cosa bisogna dotarsi per la realizzazione di una pista ciclabile? Il primo documento programmatorio di cui deve dotarsi, con la relativa approvazione, è un bici-plan dotato dell’indispensabile parere dell’ufficio tecnico-urbanistico- viabilità, vincolante per la realizzazione della pista, e quindi l’indicazione della segnaletica orizzontale e verticale che risulta essere inesistente”.

Guardando le foto dell’opera, Lei nota qualcosa di “strano” nella realizzazione? “Si, mi chiedo perché il piano della pista ciclabile si presente convessa? Sarebbe necessario sapere se è stata rilasciato la certificazione di collaudo, se mai c’è stato e relativa attestazione con il quale si certifica che il materiale usato è antisdrucciolevole”.

Il parere del comandante dei Vigili urbani dovrebbe essere acquisito al procedimento autorizzativo? “È fondamentale l’acquisizione del parere del comando della polizia locale sulla sicurezza della pista e dovrebbe essere allegato agli atti il parere della commissione comunale anche per vedere cosa è stato detto dai componenti ante e post realizzazione. E non trascurabile il fatto che la pista deve essere illuminata adeguatamente per evitare nelle ore notturne un reale pericolo per la circolazione. A questi rilievi l’amministrazione è chiamata a dare risposte concrete”.

Ci viene spiegato che, il percorso delle piste ciclabili è costituito da una successione di tratti realizzati con differenti tipologie di soluzioni ciclabili, tra loro raccordate affinché ne risulti un flusso continuo, protetto e sicuro, ben accessibile, fluido nella percorrenza, così che il ciclista sia motivato ad imboccarlo ed a preferirlo rispetto a scegliere percorsi paralleli non attrezzato.

Il contesto di inserimento (urbano o interurbano), il recupero del territorio e l’aspetto paesaggistico sono aspetti basilari per la collocazione di una potenziale pista ciclabile.  In Italia la legge di riferimento per la realizzazione di percorsi ciclabili urbani è la legge del 28 giugno 1991 n. 208 “Interventi per la realizzazione di itinerari ciclabili e pedonali nelle aree urbane. (GU n.165 del 16-7-1991)” e dalle norme CNR, nonché il D.M. 557/1999 “Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili”.

La pista ciclabile è definita dal d.m. come “parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi” ed è distinta in tre tipologie: a) sede propria: ad unico o doppio senso di marcia, qualora la sua sede sia fisicamente separata da quella relativa ai veicoli a motore ed ai pedoni, attraverso idonei spartitraffico longitudinali fisicamente invalicabili; b) corsia riservata ricavata dalla carreggiata stradale, ad unico senso di marcia, concorde a quello della contigua corsia destinata ai veicoli a motore ed ubicata di norma in destra rispetto a quest’ultima corsia, qualora l’elemento di separazione sia costituito essenzialmente da striscia di delimitazione longitudinale o da delimitatori di corsia; c) su corsia riservata ricavata dal marciapiede, ad unico o doppio senso di marcia, qualora l’ampiezza ne consenta la realizzazione senza pregiudizio per la circolazione dei pedoni e sia ubicata sul lato adiacente alla carreggiata stradale .

Tenuto conto degli ingombri dei ciclisti e dei velocipedi, nonché dello spazio per l’equilibrio e di un opportuno franco laterale libero da ostacoli, la larghezza minima della corsia ciclabile, comprese le strisce di margine, è pari ad 1,50 m; tale larghezza è riducibile ad 1,25 m nel caso in cui si tratti di due corsie contigue, dello stesso od opposto senso di marcia, per una larghezza complessiva minima pari a 2,50 m. La larghezza dello spartitraffico fisicamente invalicabile che separa la pista ciclabile in sede propria dalla carreggiata destinata ai veicoli a motore, non deve essere inferiore a 0,50 m”.

(Art. 8). Nel caso di realizzazione di piste ciclabili in sede propria, indipendenti dalle sedi viarie destinate ad altri tipi di utenza stradale, la pendenza longitudinale delle singole livellette non può generalmente superare il 5%, fatta eccezione per le rampe degli attraversamenti ciclabili a livelli sfalsati, per i quali può adottarsi una pendenza massima fino al 10%. Ai fini dell’ampia fruibilità delle piste ciclabili da parte della relativa utenza, la pendenza longitudinale media delle piste medesime, valutata su basi chilometriche, non deve superare il 2% salvo deroghe documentate da parte del progettista e purché sia in ogni caso garantita la piena fruibilità da parte dell’utenza prevista. I valori di pendenza longitudinale massima (media e puntuale) devono essere utilizzati anche come riferimento sostanziale per l’individuazione dei percorsi di piste ciclabili da realizzare su strade destinate prevalentemente al traffico veicolare o in adiacenza alle stesse, in concomitanza ai criteri progettuali. Il corretto drenaggio delle acque superficiali è sufficiente una pendenza trasversale pari al 2%, con riferimento a pavimentazioni stradali con strato di usura in conglomerato bituminoso.

 

La velocità di progetto, a cui correlare in particolare le distanze di arresto e quindi le lunghezze di visuale libera, deve essere definita per ciascun tronco delle piste ciclabili, tenuto conto che i ciclisti in pianura procedono in genere ad una velocità di 20-25 km/h e che in discesa con pendenza del 5% possono raggiungere velocità anche superiori a 40 km/h. Ferme restando le limitazioni valide per tutti i veicoli, comprese quelle inerenti a particolari zone di aree urbane (ad esempio zone con limite di velocità di 30 km/h), specifiche limitazioni di velocità, per singoli tronchi di piste ciclabili, dovranno essere adottate in tutti quei casi in cui le caratteristiche plano-altimetriche del tracciato possono indurre situazioni di pericolo per i ciclisti, specialmente se sia risultato impossibile rispettare i criteri e gli standards progettuali  indicati (per strettoie, curve a raggio minimo precedute da livellette in discesa, ecc.).

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