CONTINUAVANO, MALGRADO TUTTO, A CHIAMARLA ESTATE

CONTINUAVANO, MALGRADO TUTTO, A CHIAMARLA ESTATE
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

Uno dei brani musicali più noti che hanno fatto da colonna sonora alla bella stagione degli ultimi anni del cosiddetto miracolo economico del Paese è stato E la chiamano estate, del cantante confidenziale italiano per eccellenza, Bruno Martino. Già il titolo dava l’idea che l’argomento messo in musica non era dei più allegri, trattandosi della fine di un rapporto sentimentale. Intanto questi erano i giorni definiti ufficialmente del grande esodo, quando i commentatori esteri riferivano con malcelato sarcasmo che l’Italia, a agosto, rimaneva chiusa per ferie. L’informazione riferiva che i cosiddetti vacanzieri, termine che suona come uno schiaffo alla purezza della lingua, si trasferivano al mare, in montagna, ai laghi, dovunque avessero potuto trascorrere qualche giorno senza angosce e senza ambasce. Da qualche anno le cose sono cambiate e gli italiani sono stati indotti a apportare modifiche sostanziali a questi riti pagani. Nel contesto di queste righe vale la pena prendere in considerazione a tutto tondo i risvolti economici dell’argomento. Il plurale è d’ obbligo perché le considerazioni sotto quest’ aspetto assumono angolazioni diverse. Partendo dall’aspetto più evidente, è innegabile che per gli italiani e, in maniera più o meno simile per il resto degli occidentali, il periodo da dedicare al relax si è notevolmente ridimensionato. Una motivazione di peso è la riduzione, in termini reali, della capacità di spesa. Condizionamenti negativi altrettanto importanti li stanno inducendo la pandemia e le guerre con le loro espressioni: oltre a quanto sta succedendo in Ucraina, anche in Afghanistan la situazione sociale è ancora tutt’altro che tranquilla. Ciò significa che il timore di possibili attentati dei Talebani all’ Occidente, Bel Paese in prima fila, è da tenere nella massima considerazione. Pertanto la componente estera del turismo verso questi lidi è fortemente condizionata. Per lo stesso Bel Paese o Giardino d’Europa che definir lo si voglia, il settore turistico è una voce importante tra quelle che contribuiscono alla formazione del PIL, quindi osservare il suo andamento con particolare attenzione diventa d’obbligo. Senza alcuna indulgenza alla polemica, è impossibile ignorare che l’informazione in generale e quella di settore non di meno, presentano al pubblico serie numeriche commentate in una occasione in un modo e in un’altra, di lì poco, in modo notevolmente diverso. Così facendo, si genera confusione gratuita che, poco ma sicuro, non giova a niente e a nessuno. Quanto descritto apre il sipario su un argomento più vasto di grande interesse per le popolazioni di ogni parte del pianeta. In buona sostanza, può l’analisi economica, quella effettuata da una scienza che è da considerarsi principalmente sociale e pertanto non esatta, rappresentare, usando quasi esclusivamente numeri estrapolati dal contesto, con accettabile sufficienza la descrizione dell’id quod plerumque accidit? A costo di essere avvicinati a Ernesto Calindri che in una pubblicità televisiva di tanti anni fa, stufo, già allora, della confusione dilagante, esclamava stentoreo: ‘fermate il mondo, voglio scendere!”, la risposta è negativa. Dopo gli anni ’70 che, soprattutto nell’ Europa del Nord furono il momento di maggior attenzione per scienze (o tecniche?) come l’econometrica, l’econometria e simili, che avevano la pretesa di inquadrare il comportamento umano in un reticolo di equazioni o sistema che definir lo si voglia, è stato e continua a esserlo il momento degli algoritmi, edizione riveduta e corretta degli strumenti innanzi citati. Piaccia o no, il comportamento umano non è analizzabile e inguardabile con soli numeri. Se così fosse, al momento attuale in cui ogni previsione numerica si dimostra inesatta e superata a stretto giro dalla sua elaborazione, non resterebbe che gettare la spugna. In ogni modo agosto resterà presumibilmente ancora a lungo il mese eletto per staccare. Del resto non si può non dare atto che, tanti anni dopo la sua morte, l’imperatore romano Augusto da molti sia ricordato per aver istituito le Ferie che cadono in questo periodo, appunto quelle di agosto, quando un’annata agraria si andava chiudendo e bisognava prepararsi per quella successiva. Sarebbe oggi inopportuno ricordarlo agli agricoltori ucraini.

 

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DOMENICO OCONE

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