L’INTERVISTA: VITE SOSPESE È IL TERZO LIBRO DI ELIO SABIA, FISICO E RICERCATORE NAPOLETANO

L’INTERVISTA: VITE SOSPESE È IL TERZO LIBRO DI ELIO SABIA, FISICO E RICERCATORE NAPOLETANO
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COMPLIMENTI PERCHE’ DOPO UN THRILLER ESOTERICO E UN FANTASY THRILLER, QUESTA VOLTA HAI DECISO DI CIMENTARTI NELLA STESURA DI UN ROMANZO DI FORMAZIONE

di Daisy Raisi

Da cosa hai tratto spunto per questa tua nuova fatica letteraria, Elio? “Prima di rispondere a questa domanda vorrei condividere la mia soddisfazione per avere ricevuto la “Menzione d’onore” dalla giuria del Premio Letterario Caffè delle Arti 2022 e la “Segnalazione di merito” del Premio Internazionale SAMNIUM 2022”. “Da anni avevo il desiderio di raccontare una storia che fosse a cavallo della seconda guerra mondiale e che abbracciasse un grande arco temporale. Poi, come succede ogni volta in un atto creativo, eventi esterni ti stimolano.Una visita guidata al Tunnel Borbonico di Napoli, un pasticcino delizioso acquistato in un posto popolare di Napoli ed ecco che si snoda davanti a tuoi occhi il romanzo: la storia di Gennarino racchiusa in quaderni dimenticati e poi ritrovati per caso dal giornalista Mario, che ne trae un romanzo”.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con Vite sospese? In questo romanzo le vite sono “sospese” nello spazio e nel tempo. Nello spazio, perché, a causa di eventi anche traumatici, c’è l’Oceano che separa le vite dei personaggi tra Napoli e New York. Ma c’è anche il tempo che interviene in maniera beffarda, sconvolgendo l’esistenza degli esseri umani nella dimensione di una tragedia qual è la seconda guerra mondiale. Sospesi sono anche i rapporti e le relazioni tra i protagonisti che, loro malgrado, vengono allontanati ma mai definitivamente. Dopo la “sospensione” avviene il ricongiungimento. Nei miei romanzi a un destino ineluttabile contrappongo la speranza in un futuro migliore. Forse è questo il messaggio: mai arrendersi”.

C’è qualche analogia fra te e il protagonista Mario? “Mario è solare, creativo, audace ma è anche accondiscendente, un po’ mi somiglia. Forse soprattutto è la voglia, durante il lavoro di composizione del romanzo, di trasferire al lettore le emozioni, le passioni dei protagonisti. Ed è questo desiderio che in fondo mi lega con un filo invisibile al giornalista/scrittore Mario”.

Ti è capitato di avere momenti di blocco creativo, durante la stesura? Fortunatamente, in modo diverso dai miei romanzi precedenti, non ho avuto impedimenti. Forse è dipeso dal fatto che le “storie” che volevo raccontare mi erano chiare fin dall’inizio: un romanzo in un romanzo e, soprattutto, un romanzo di formazione. Gli ingredienti li avevo tutti: gli anni ’30 del secolo scorso, con le sue miserie, l’emigrazione italiana, la mafia americana e poi gli amori impossibili, gli amori ritrovati, la tragedia della seconda guerra mondiale, il dopoguerra, il boom economico, la mia Napoli nel corso dei decenni in alcuni tratti immutabile, le nostalgie”.

L’hai già dato alle stampe… ma c’è qualcosa che cambieresti in questo libro? È una domanda a cui è difficile rispondere. Quando si scrive, dopo la fase di correzione e durante quella di editing, possono venire dei dubbi. Per chiarire in qualche modo il mio pensiero ti riporto un estratto da pag. 53 di “Vite sospese”: “Mario aveva appena finito di scrivere un altro capitolo. Aveva dei dubbi che già l’attanagliavano da qualche giorno: era riuscito fino ad allora a mantenere il tessuto narrativo del romanzo, rendendo merito agli appunti e agli afflati poetici contenuti in quei quaderni scritti, in successione temporale, da un bambino poi diventato adolescente e infine uomo adulto? Era riuscito a non intervenire con la sua fantasia modificando la trama di quel romanzo di una vita? Quanto di sé era contenuto in esso e quanto di Gennarino? Aveva fatto torto a quel giovane? Infine capì che la risposta sarebbe venuta dai lettori”. “Un libro, se scritto con amore e passione, è come un organismo vivente con i suoi acciacchi, con le sue ferite fisiche e psichiche, ma anche con i suoi entusiasmi”.

Senti di essere maturato come scrittore rispetto ai primi due?  Se sì, sotto quali aspetti? “Ogni scrittore, credo, fa un suo percorso letterario e sono convinto che i percorsi sono tutti diversi, dipendono fortemente dalle proprie passioni, dalle proprie vicende personali. Nel mio caso ho delle considerazioni da fare. Nel primo romanzo, che è stato quello di esordio, ho voluto scrivere una storia misteriosa con tratti esoterici, in cui il vero protagonista è il tempo, che non ha coscienza di sé e interviene nelle vicende umane senza remore. Un romanzo che qualcuno dei miei lettori ha paragonato alla scrittura del grande Murakami e di ciò ne sono fiero. “L’incoscienza del tempo” è il titolo del primo romanzo, pur nella sua complessità, a volte anche  acerbo, ha  un fondo di profonda tenerezza che poi è il leitmotiv di tutti i miei scritti. Lascia il lettore spesso in trance: quello che sta leggendo è la realtà o è un sogno o è forse il frutto di una mente malata? Il secondo romanzo “Initium”, che vuole essere un proseguimento del primo, è più ricco di storie, ma si immerge in territori che vanno dal mistero al fantasy, alla pseudoscienza e la trama diventa via via più complicata, anche se poi la matassa si scioglie. La tenerezza di alcuni  protagonisti ti prende il cuore. “Vite sospese” è completamente diverso dagli altri, reale e verosimile nelle storie narrate, nei personaggi che potrebbero essere esistiti veramente, in alcune parti prende spunto dal cinema neorealista italiano. È un romanzo più maturo, che suscita nel lettore fortissime emozioni, anche nelle descrizioni accurate delle scene”.

Pensi che questa tua storia abbia i numeri per essere convertita in un film? Se sì, perché?

“Forse molti scrittori sognano di veder rappresentata la propria opera letteraria in teatro o in un film. Nel mio “Vite sospese”, durante la stesura del romanzo vedevo le scene davanti ai miei occhi prima di scrivere, quasi come se stessi assistendo a una proiezione cinematografica e questo appare anche nella mente dei lettori che, non a caso, mi hanno sollecitato a trarne una sceneggiatura. Le storie sono avvincenti, mai banali, sono trattati i temi dell’emigrazione in America, con il disagio di chi è costretto a lasciare le proprie radici per trovare sostentamento lontano da casa, della prepotenza dei gangster americani, della guerra nella sua dimensione di tragedia globale, ma anche di amori impossibili, di amori ritrovati e di come le circostanze possono cambiare il corso degli eventi e il destino delle persone”.

Per finire, senza pensarci troppo, vuoi lanciare un appello ai tuoi lettori? “Siamo in estate, fatevi accompagnare da un buon libro, “Vite sospese”, una storia racchiusa in un’altra storia, avvincente, uno scorrere delle pagine che non può fermarsi. Magari al mare sotto l’ombrellone, o in montagna al fresco sotto un porticato di legno, su una sedia a dondolo, fatevi trascinare da Rachele, Irina, Gennarino, Mario, Camilla, il capitano Ferguson in un turbinio di passioni e di sogni”.

Grazie per aver partecipato a questa intervista, Elio. Complimenti per la tua attività di scrittoree i migliori in bocca al lupo da parte di tutta la redazione di Arte’S Tv – il giornale per i tuoi progetti letterari!

 

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