MUSICA: INTERVISTA AL MUSIC PRODUCER SIMON BAYLE

MUSICA: INTERVISTA AL MUSIC PRODUCER SIMON BAYLE
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OGGI VI PROPONIAMO LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON SIMON BAYLE, DEL QUALE IL 3 GIUGNO È USCITO IL SINGOLO “CALIFORNIA” 

di Giulia Quaranta Provenzano

Buongiorno Simon! Vorrei iniziare col domandarti quando, come e soprattutto da quale motore interiore ha avuto origine il tuo impegno e la tua dedizione in campo musicale. “Ciao Giulia! Ho cominciato con la musica “per gioco” … classica frase fatta [N.d.R. ride].  Scherzi a parte, mi ci sono avvicinato facendo il dj, da piccolissimo. È così che poi ho scoperto gli EDM Producers e, affascinato da tale mondo, ho deciso di entrarci con tutte le scarpe – per capire come creare un brano a partire da zero”.   

Da piccolo chi immaginavi di diventare “da grande” e che bambino sei stato? Ci racconti un po’ – partendo dai tuoi primi passi – come sei arrivato a dedicarti alla musica e se in ciò ipotizzi che centri il “destino” (cos’è il destino?) o se sei dell’idea che l’essere umano sia il solo artefice della propria sorte? Da piccolo avevo una grande immaginazione, che non ho mai perso. Speravo di diventare un calciatore, probabilmente come la maggior parte dei ragazzini della mia leva. Ero veramente un disastro, davo fastidio a tutte le persone che non mi andavano a genio, ma sempre per un motivo preciso e mai per bullismo. Verso i quindici anni d’età, mi ricordo che scaricai FL Studio, lasciandolo inutilizzato sul desktop del mio computer per più di un anno. Un giorno d’estate, dopo avere “sgamato” un Making Of di Skrillex, mi ricordai di aver il detto programma sul computer e da quel giorno non l’ho mai più lasciato. Fare musica non è una scelta, essa ti sceglie e ti trasporta nel suo mondo. Non pensavo a niente i primi anni – veramente! la facevo [la musica] perché calmava il mio caratteraccio e appunto mi trasportava in un mondo diverso, tutto mio… eravamo solo io e lei. Io penso che il destino non esista, anzi che si è il proprio destino, compiendo azioni e portando avanti la propria vera essenza senza secondi fini”.    

Se dovessi assegnare un titolo alle fasi più significative della tua esistenza finora quale colore e quale canzone assoceresti a ciascun periodo? “Alla pandemia sicuramente associo il colore rosso. È stato, sì, un periodaccio ma a me è servito per chiudermi in studio e lavorare tutto il giorno, tutti i giorni. R&B… direi un oro. Per quello che mi riguarda, questo, è stato un periodo di rinascita nonché glorioso. Sono riuscito a distinguermi e ad arrivare a tantissime persone, ad artisti noti”.

Cosa rappresenta per te l’Arte, la musica in particolare e quale ritieni esserne il potere nonché principale pregio e valore? Secondo la tua sensibilità, per ciò che ti concerne, ritieni che l’Arte abbia più a che fare con l’intimistico “auto centrico” / autobiografico o maggiormente con il sociale-politico in senso ampio? “Io ho una rappresentazione <<Romantica>> dell’arte e cerco sempre di rispettarla, accoglierla, amarla come se fosse una persona fisica. La musica è parte di me, ormai è quasi un’ossessione [N.d.R. ride una seconda volta] …cambio d’umore anche solo ascoltandola, è la mia terapista personale. Non millanto mai quello che faccio, se non in determinate occasioni – perché, per me, essa non è mai stato un mezzo persuasivo. L’arte viene accolta dalle persone sensibili, tutti gli artisti hanno una sensibilità unica che si stacca del resto della “gente normale”. Conosco artisti che non venderebbero mai le proprie opera in quanto non hanno secondi fini, creano solo per se stessi. Personalmente, dal canto mio, sento l’esigenza di condividere quello che faccio per far arrivare la mia personalità all’ascoltatore”.

Nella musica, ad esempio nei videoclip, quale ruolo ti pare giochi l’immagine visiva/l’estetica nel veicolarne il significato ma pure nell’essere, forse, almeno in parte il “bigliettino da visita” di ciascuno di noi? Quanto “pesano” invece rispettivamente il testo, la melodia e la voce nelle creazioni che maggiormente apprezzi? Oggi è fondamentale avere una propria immagine, uno stile proprio, anche se distinguersi è davvero difficile. Bisogna lavorare tanto su questo aspetto perché, purtroppo, oggigiorno la musica passa quasi in secondo piano. Se si ricopre un ruolo “spacca schermo” e quindi vi si sa giocare, si fa comunque notizia a prescindere dal resto! Io credo di essere un caso a parte, nel senso che – contrariamente ai più – amo ascoltare tutti gli elementi che compongono un brano, in una canzone e nelle sue componenti mi ci immergo al 100%”.   

A tuo avviso la musica destinata a fare Storia può essere soltanto quella in linea con i consolidati ascolti abitudinari e prediletti dalla maggioranza in base al luogo e periodo in cui si vive, o piuttosto è quella che si differenzia e talvolta non viene subito capita e/o apprezzata davvero perché – se accolta – scardinerebbe la già “digerita moda” vigente? È bene essere disposti a scendere a qualche compromesso con la propria artisticità a favore di pubblico? “Wow, questa è una domanda tosta. Non saprei, ogni periodo storico ha i propri rappresentanti e puntalmente quelli che resistono anche dopo cinque, dieci, vent’anni sono tutti artisti controcorrente, eccentrici. Le persone li amano, il politically correct non piace più a nessuno (bisogna essere onesti e ammetterlo che è così…), ma se scendere a compromessi significa andare contro la propria sensazione di arte allora dico no, assolutamente”.                          

Quando osservi/leggi/ascolti un creativo, una persona di spettacolo, cosa ti impressiona positivamente e cosa più ti entusiasma tanto da fartelo ritenere un vero e valente professionista quale che sia l’ambito di attinenza? Musicalmente c’è qualcuno al quale guardi con stima e con cui ti piacerebbe lavorare e collaborare? “Io amo ricercare nuova musica, sono un po’ “fan boy di nicchia”. Adoro alla follia tutto quello che è super melodico sia che sia Trap, Drill, R&B, Pop. Mi piacerebbe lavorare con Coez, Venerus, Rose Villain, Lazza – loro mi fanno volare, lo giuro”.    

A proposito di talent e social [https://instagram.com/simonbaylemusic?igshid=YmMyMTA2M2Y=], qual è il tuo pensiero al riguardo e con quale finalità ti ci approcci e li utilizzi? “I talent sono come quando si vede l’ultimo modello di una Sneakers in vetrina: bellissima, ma rimarrà lì per poco e poi si riavvolge il nastro. I social invece li uso in primis per comunicare quello che faccio, vari cazzeggi con gli amici di sempre, di tanto in tanto nuove uscite, outfits fighi”.

I ricordi, la pianificazione e la progettualità, la sperimentazione e l’osare quanto sono fondamentali nel tuo vivere e in che misura veicolano o meno il tuo quotidiano a livello artistico? Nella musica, di solito, ti sembra di seguire e consiglieresti di assecondare l’istinto oppure la razionalità? Cavolo, io sono un eterno insoddisfatto… mi tratto veramente male perché, pur lavorando tantissimo, mi sembra sempre che non sia abbastanza – però spesso riesco a ridimensionarmi per non divenire pazzo, anche se non è facile. Il mio consiglio è di osare sempre, di scoprire nuovi suoni e nuove realtà in quanto ciò è molto importante anche a livello personale [e non solo artistico]”.   

A proposito del tuo primo singolo “California” [https://orcd.co/california_multilink – feat. @shesaidetto], prodotto con @heysimo e @prodbyharley, puoi rivelarci la sua genesi e da quale “spinta” interiore, motivazionale e progettuale è venuto alla luce? “A fine estate 2021 ero sul balcone a fumarmi una sigaretta quando… avete presente il momento in cui nei film si accende una lampadina sulla testa del protagonista? Ecco proprio questo è successo. Mi sono chiesto perché in Italia si vedono sempre così poche persone lavorare insieme alle canzoni, perché si cerca sempre di valorizzare l’individualità e dunque ho deciso, invece, di radunare due “mostri” di musicisti e produttori quali Heysimo ed Harley che si sono dimostrati da subito entusiasti di collaborare ad un progetto comune. Abbiamo pertanto dato vita a parecchie strumentali, tra cui “California” che prevedere un altro cantante e non Etto. Quando, però, Etto ci ha mandato il provino siamo impazziti per lui, lasciandogli tutto il tappeto musicale”.

Discorrendo di amore, nelle sue varie declinazioni focalizzate su differenti soggetti umani e no, che è spesso uno dei temi cardine in ambito artistico – benché io non voglia indurti ad alcuna categorizzazione né schematismo riduttivo, ingabbiante e preconfezionato, ho una curiosità ossia dal tuo punto di vista cos’è appunto l’Amore? Chi si somiglia si piglia, persino artisticamente parlando, e successivamente non ci si perde se si hanno le medesime caratteristiche caratteriali, stile di vita, gusti o ci si sceglie e si rimane insieme sulla base di cosa? Ahia, che colpo basso [N.d.R. ride una terza volta]. L’amore è la droga più bella e pericolosa che esista! Come sentimento in sé è fortissimo, ma spesso si fa confusione e non lo si riconosce. Di sicuro due persone con la stessa passione (specialmente in ambito artistico) la vivono in maniera più poetica, perché gli artisti hanno un livello di sensibilità fuori dal comune. Ho idea che tutte le emozioni che ci arrivano dall’esterno vadano vissute al 100%, se ami ama”.  

Per riuscire a fare della propria Passione una professione, cosa è necessario e cosa è oggi imprescindibile a livello compositivo e di linguaggio? In un mercato ultra-consumista e di fronte alla democratizzazione della musica ove ogni giorno escono centinaia di canzoni, quello che non di meno desidero chiederti è se pensi sia con lo studio e con la cultura o con cosa che si possa trovare un’identità che riesca ad andare al di là di qualche anno di ribalta per poi finire nell’oblio. Per trasformare la propria passione in lavoro non esistono formule magica, bisogna semplicemente lavorare tanto su se stessi e sulla propria passione. L’idea di rimanere sempre al top, a mio avviso, va sdoganata poiché – come in tutte le cose – si avrà un periodo top e uno meno top. Conoscere se stessi e sapersi auto gestire emotivamente serve appunto per attraversare i periodi meno hype, così da mantenere comunque il focus, senza perdersi”.    

Qual è l’istante, se davvero esiste un tale istante, in cui un emergente capisce che non lo è più? L’etichetta dell’emergente l’ho sempre odiata, chi decide che si è o no emergente? I live? I numeri? I fan? Il tempo? Cosa vuol dire veramente emergente? Non saprei!”.

Infine puoi anticiparci quali sono i tuoi prossimi progetti e, magari, rivelarci qualche chicca in anteprima? Passerò l’estate in studio con tantissimi artisti. Posso anticipare che sto lavorando ad album, singoli, Ep… tuttavia, per ora, non mi sento di sbilanciarmi oltre”.

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GIULIA QUARANTA PROVENZANO

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