CARTA CANTA E VILLAN DORME

CARTA CANTA E VILLAN DORME
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UNO SGUARDO DA PONTE 

di Domenico Ocone

Con l’inizio della settimana, per chiunque voglia prestare attenzione alle notizie delle ultime ore, sia nazionali che estere, sarà facile realizzare che la domenica, oltre al caldo eccezionale, della stessa tipologia ha evidenziato situazioni decisamente delicate. Esse richiedono un particolare approfondimento. Partendo da est, da poche ore in Russia si è formalizza una situazione che gli analisti occidentali andavano evidenziando sistematicamente dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Si tratta precisamente dello lo squilibrio dei conti di Mosca. Aggiungevano gli stessi specialisti che quella guerra, anche se prevista di breve durata, avrebbe finito per dissanguare le già esauste casse del Cremlino. Così è stato e tale situazione mostra tutte le premesse perché possa continuare a peggiorare. È successo che su una serie di titoli di debito del tesoro russo, sottoscritti da quello americano, per un totale di cento milioni di dollari, evidentemente non spiccioli, non siano stati pagati nemmeno gli interessi. Non alla scadenza naturale, la fine di maggio, ma alla mezzanotte di domenica, termine concordato dal governo USA con quello della Russia per una vera e propria moratoria. Concessa, il Campidoglio ha concesso al Cremlino un nuovo termine per pagare, il 26 di giugno. Spirato con il mancato pagamento sia del capitale che degli interessi relativi a quei titoli nelle mani del Campidoglio, Putin e i suoi accoliti sono diventati insolventi e la Russia è entrata in stato di insolvenza tecnica o di default se si vuole tentare di usare un francesismo per addolcire la pillola. Putin e i suo portavoce-pappagallo si sono affrettati a spiegare che l’episodio, che è presumibile non resterà isolato, è da correlare alle sanzioni che l’Occidente, luogo di perdizione, ha comminato alla Santa Madre. La domanda retorica che ha provocato da parte di alcuni dipendenti dell’ENEL che stavano bevendo il caffè al bar della stazione in attesa del treno per recarsi al lavoro, ancora una volta ha confermato che, da argomentazioni semplici, vengono fuori considerazioni logiche difficili da scardinare. Uno di loro, che aveva svolto il servizio militare a Tarvisio e che era ritenuto dai colleghi uomo di mondo, ha liquidato la questione con poche ma estremamente condivisibili osservazioni. Fino a qualche giorno fa, ha detto quell’ illuminato sotto diversi punti di vista, lo zar e i suoi assistenti al soglio si gloriavano di poter raccontare al mondo che i provvedimenti economici adottati nei confronti di Mosca da Washington e Bruxelles in uno con le capitali europee stanno avendo risultati completamente opposti a quelli attesi. In buona sostanza le sanzioni e i provvedimenti simili farebbero sì che la loro economia ne esca e rafforzata giorno dopo giorno. Alla luce di quanto innanzi è bizzarro prendere atto che quegli oligarchi non riescano a pagare nemmeno il servizio di un debito maturato, scaduto e prorogato, per giunta dovuto al loro nemico storico, quindi quello per antonomasia. Questo andamento, del tipo di quelli della corrente alternata, ha proseguito quell’elettricista, non giova alla causa dell’improbabile Moloch orientale che vorrebbe uscire dalla caverna della ragione. Giuste, si fa per dire, le premesse fantasticamente espresse da più parti nel corso dell’ultima riunione del BRICS. La prima reazione degli osservatori internazionali su quanto appena riportato è stata, come era logico aspettarsi, che è da ritenere confacente il prendere le distanze dal pifferaio magico e da chi gli si accompagna. Il motivo è che non ci si potrà mai accordare con lui su A, ben sapendo che, d’iniziativa unilaterale, può diventare, secondo il suo umore del momento, B. Un fedelissimo di quel tecnico, nonché suo grande ammiratore, si è affrettato a corroborare quelle riflessioni, aggiungendo che comunque il comportamento di Putin è inadeguato, cioè non tiene conto che pare brutto, non fosse per altro che per la gente che vede. Ha aggiunto che qualcosa del genere l’aveva già detta in un film Tina Pica a un attonito Vittorio De Sica, a mo’ di verbo rivelato. Ciò accennato, è molto importante spostare lo sguardo a occidente, precisamente in Baviera, più o meno nel cuore dell’Europa, dove è in corso un’importante riunione del G7. La prima osservazione che colpisce l’attenzione di chi osserva, è che sia le facce dei partecipanti che l’ambiente appaiono distesi. Molta di quella coreografia probabilmente è di circostanza, ma vedere i grandi del mondo lavorare in maniche di camicia intorno a un tavolo rotondo fa la sua comparenza. Tale termine, arcaico e molto usato nel villaggio, trova la sua trasposizione nel linguaggio corrente in fare scena. Con soddisfazione gli italiani stanno avendo conferma del loro rilancio internazionale, fino a qualche anno fa offuscato con la conseguente messa in panchina. Il Professor Draghi ha buona presa sui suoi omologhi, sia per preparazione e esperienza riconosciutegli unanimemente, quanto per carisma tutto italiano che gli permette di interloquire agevolmente con chiunque si imbatta in lui. È corretto pensare, dopo questo ultimo incontro al vertice ancor più, che il Primo Ministro del Bel Paese consideri decisamente positivo il lavoro di squadra e ne faccia un suo cavallo di battaglia. Il suo impegno principale al momento è quello di far sì che per tutta la EU sia regolamentato per delibera comunitaria uno stesso limite al prezzo in cui va pagato il gas. Allo stesso livello di importanza il Premier italiano pone lo svincolo totale di Bruxelles dalla dipendenza da Mosca. Per ora i partecipanti al summit hanno stabilito di stanziare 600 milioni di euro per la ricostruzione dell’Ucraina e il suo adeguamento agli standard occidentali.

Martedì saranno note le decisioni di quella importante assise. Per ora avanti così, che si va bene e auguri di buon lavoro a quegli stakanovisti che, con molta probabilità, avrebbero preferito dedicarsi a impegni più concreti di quello di tener testa a una banda di invasati, scemi e non pazzi.

Che aggiungere? Solo in bocca al lupo.

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DOMENICO OCONE

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