INIZIA L’ESTATE MENTRE IL CALDO L’HA PRECEDUTA, DI UN BEL PÒ

INIZIA L’ESTATE MENTRE IL CALDO L’HA PRECEDUTA, DI UN BEL PÒ
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UNO SGUARDO DA PONTE

di Domenico Ocone

In Francia, nel giro di pochi giorni, il quadro politico ha subito uno scossone decisamente pesante: alla seconda tornata elettorale, Macron non ha conservato la maggioranza assoluta che aveva ottenuto al primo turno. Eppure, per quanto è dato di sapere a chi vive fuori di quel paese, negli ultimi giorni non si è macchiato di nessuna colpa talmente grave che possa, in qualche modo, giustificare questa quasi debacle.

Francesco, domenica all’angelus, ha espresso una forma di lamentazione più volte sfociata nel surreale. Ha iniziato con la denuncia della non conformità (parere personale, si spera) dell’organizzazione mondo in toto, che non sarebbe in linea con i dettami evangelici. Seppure il concetto non sia stato illustrato esplicitamente, l’attuale pretendente al trono di Pietro (!) ancora una volta ha voluto sottolineare che la principale prova dell’azione del diavolo tra le popolazioni è che buona parte di esse vada alla ricerca del profitto. Ben sa anche chi ha seguito poche lezioni di catechismo che il campar d’aria non é di questo mondo, rientrando solo nel pacchetto che ricevono i meritevoli del premio eterno. Per riportare solo il clou del sermone dal balcone, come non si sia ascoltata, proveniente da quella assemblea, qualche espressione del tipo usato dai Sanniti nei confronti dei Romani alle Forche Caudine, altro non può essere stato se non un miracolo. Stante il contesto, è difficile credere che sia andata diversamente. Dunque Lui in terra, o quantomeno da tanti ritenuto tale, ha rivolto la domanda fatidica alla moltitudine di fedelissimi che aspettavano il verbo. Sul sagrato di piazza San Pietro arroventato dal sole, è risuona la domanda cosa stessero facendo i destinatari per l’Ucraina. Il caso ha voluto che non fosse presente un Pierino della situazione, che gli avrebbe di sicuro risposto a tono. Molto probabilmente gli avrebbe urlato platealmente: ” certamente più di te e della tua corte, guardie svizzere comprese”. Completando subito dopo: “Oltre l’espressione di buoni propositi, al secolo detti chiacchiere, tu qua e Keryll a Mosca, di concreto che state facendo?” Intanto a Odessa, uno dei discendenti di quei napoletani che, in epoca borbonica si trasferirono la, ha raccontato ai suoi attuali connazionali che i suoi avi erano soliti raccontare che “chiacchiere e tabaccherie di legno, il Banco di Napoli non le accetta in pegno”. Al di là dei farseschi botta e risposta dei due capi spirituali, di concreto gli stessi cosa hanno fatto o intendono fare? Di portata simile alla domanda riportata sopra, è stata quella rivolta al Capo della Chiesa Cattolica al termine di un udienza, da un bambino ucraino. Al piccolo che, angosciato, gli chiedeva quando avesse deciso di andare dalle sue parti, il sommo ha risposto: “appena la situazione lo consentirà”. Avrebbe fatto prima e una figura migliore se avesse risposto: “a guerra finita”. A rischio che l’affermazione che segue possa suonare blasfema, Francesco negli ultimi tempi somiglia sempre più a Don Trajella. È questo il parroco di Aliano che si vede nel film di Francesco Rosi Cristo si é fermato a Eboli, tratto dall’omonimo diario di Carlo Levi tenuto durante il suo confino. Quel parroco di campagna, avvezzo ad alzare il gomito, passava il suo tempo a scrivere e a pronunciare improperi contro tutti e contro tutto. Li faceva anche dall’ altare, coinvolgendo anche i fedeli che partecipavano alla messa. Così facendo, si era messa contro buona parte dei fedeli e quanti ne rimanevano, lo sopportavano a mala pena. Entrambe le situazioni, la sacra, Francesco, la profana, Macron potrebbero essere state provocate dal caldo straordinario e si sarebbe pure propensi a crederlo. Ma in Russia, dove fa più fresco, che sta succedendo in Russia al punto che le dichiarazioni degli oligarchi stanno seguendo un crescendo in peggio simile a quello che si verifica spesso nell’ osteria del villaggio? Tra quei tavoli, dopo un’abbondante sbicchierata, prende il via spesso una turpe gara a chi la spara più grossa. Iniziata con grottesche esibizioni di forza da parte di Putin, proseguita con la pittoresca quanto pacchiana parata annuale dell’Armata Rossa sulla piazza in tinta, negli ultimi giorni, la stessa è arrivata all’apoteosi, almeno fino a ora. All’ inizio dell’invasione dell’Ucraina, Putin ha invitato l’Occidente a star fuori della vicenda, quasi a voler dire:” è cosa nostra” e il fatto si commenta da solo. Subito dopo ha iniziato a scorrere un rosario blasfemo Zavlov, il suo ministro degli esteri, che correndo come una trottola tra i fedelissimi o fidelizzabili del suo mandante, ha continuato a ripetere, in russo e in inglese, qualcosa di simile a “vincere, e vinceremo”. Insieme a Keryll, negazione palese della spiritualità in senso lato, ha completato per ora la compagnia di guitti che recita a soggetto una farsa di pessima qualità, il past president Medvedev. Faccia da cantante neomelodico rintracciabile facilmente nelle feste di camorra, il tipo da sceneggiata di quart’ordine al momento interpreta il ruolo del consigliori. Precisamente del fido consigliere, del protagonista ‘Infamone, il capo bastone Putin. Quel tizio, apprendendo la notizia che l’iter per l’ammissione dell’Ucraina nella EU era partito con il piede giusto, ha commentato, con un ghigno a metà tra la finta meraviglia e il sarcasmo, che è tutta da decidersi la fine del torbido in fieri, sempreché all’epoca l’Europa esista ancora. Nemmeno Kruscev, ai tempi della guerra fredda, più precisamente della crisi di Cuba, usò termini e frasi da grand guignol come quelli appena riportati. Ancora una volta sta trovando conferma l’antica perla di saggezza contadina che vuole che qualsiasi specie, quando non riesce a evolvere, non si attesta sulla posizione raggiunta, ma comincia a indietreggiare. Churchill, subito dopo che a Yalta fu configurato il nuovo assetto geopolitico del mondo dopo la fine della guerra, si espresse in merito con il tono della voce a metà tra il preoccupato e il corrucciato.

Affermò con convinzione che quell’assetto non sarebbe rimasto stabile oltre la fine del secolo scorso. Il motivo sarebbe stato la crisi di leaders non in grado di conservarlo come chi lo aveva concretato gli aveva consegnato. Probabilmente eccedette in prudenza con il traguardo temporale, mentre fu ottimista nell’ipotizzare la qualità dei capi di stato che si sarebbero avvicendati. Mai sarebbe riuscito a convincersi che l’auri sacra fames di chi ne tira le fila avrebbe portato il mondo sul ciglio di un baratro cosmico. Dove ora, purtroppo, è pericolosamente posizionato.

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DOMENICO OCONE

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