LICEO ARTISTICO “V. CALÒ” APRE LE PORTE DEL MUSEO DELLE MAIOLICHE “BUONGIORNO CERAMICA”.

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LA BOTTEGA VESTITA IN “MANI ALL’OPERA”, SABATO E DOMENICA NELL’ANTICA BOTTEGA NEL QUARTIERE DELLE CERAMICHE “SECONDA E ULTIMA PARTE”

di Vito Nicola Cavallo

 Modellata, graffita, ingobbiata, decorata: l’argilla cotta nel forno diventano pumi, vasi, piatti, bicchieri, complementi d’arredo, capolavori. A contatto con questi maestri, artigiani e artisti, è facile restare incantati da storie, aneddoti e mille curiosità suscitate anche da oggetti insoluti come le pupe baffute, le brocche con i segreti, utensili d’uso quotidiano d’altri tempi. Qui il tempo trascorre lentamente e non s’invecchia; poi dalla terrazza della bottega la vista è mozzafiato: siamo davvero in un angolo di Puglia unica e autentica. Le ceramiche invetriate racchiudono elementi simbolici e carichi di significato sospesi tra recupero della storia e tradizione popolare, architettura colta e design artigianale. Così la Bottega Vestita, ritrova saperi antichi e cultura popolare. Durante le visite in bottega ci si potrà incrociare con le dissertazioni di Antonio Vestita, ingegnere e ceramista, sulla bellezza e l’uso della ceramica in architettura con un ex-cursus dall’architettura fittile fino alle sperimentazioni di Vittorio Chiaia.

Carmelo Vestita “donare” una lavorazione al tornio in cui, «segno e materia, diventano codici complessi e misteriosi che fluttuano sulle note dei Derwish danzanti che ruotano come il tornio del ceramista». A partire dal frammento ceramico, custode della memoria del tempo, Antonio, Carmelo e Cosimo Vestita si pongono tra immaginario e tradizione nell’ottica del sogno condiviso di cambiare la realtà, alla costante ricerca di un equilibrio tra cielo e terra(3). Simona Di Giulio ed Emanuela Di Palma dettagliano ancor più l’antica Bottega Vestita (1) “che alla fine dell’800 era un deposito per la legna, è possibile visionare una vasta collezione di oggetti antichi, della tradizione ceramica grottagliese. Grazie alla sua posizione centrale, del terrazzo “iefo”(ndr iefu) della bottega, si gode una vista a 360° che affaccia sull’interno del “Quartiere”, da cui emerge la splendida cupola di maioliche della chiesa di S. Francesco di Geronimo, con i tre colori predominanti della ceramica grottagliese, il giallo, il verde e il rosso. Per il rivestimento delle cupole delle chiese si usavano mattonelle di forma rettangolare con il lato corto arrotondato, muniti di un foro per consentire un migliore fissaggio alla cupola e, solitamente, si presentavano invetriate su una faccia e sui lati mentre il retro veniva lasciato grezzo.

Tali coperture venivano disposte quasi sempre a squama di pesce creando dei suggestivi effetti decorativi. Alcune di queste maioliche sono state donate dai fratelli Vestita al Museo Nazionale e Tradizioni Popolari di Roma. La storia della famiglia, è molto antica; si hanno notizie di un tal Vestita Giacomo, primo tornitore nella fabbrica di ceramica del prof. Galileo Chini a Borgo S. Lorenzo nei primi dell’800. Nel 1818 è attestata l’attività figulina di Giuseppe Felice e nell’Elenco delle maestranze figulina di Grottaglie compilato dal prof. Polidori, compaiono come ceramisti capasonari: Vestita Giacomo, Vestita Salvatore, Vestita Eligio e F. e Vestita Carmine.

La nuova generazione dei Vestita ha studiato e ripreso la tradizione della tecnica ceramica magno-greca, allargando la sua competenza alla produzione medioevale. I tre fratelli collaborano oggi con molti artisti, producendo ceramica per l’architettura, non trascurando la sperimentazione e lo studio del design di forme di arredo alternative. Hanno, inoltre, partecipato a diverse mostre internazionali tra cui la biennale di Venezia, e prodotto manufatti per scenografie teatrali. Un oggetto simbolo della loro produzione è il pomo detto “Pumo”, che è un elemento ornamentale tipico dei terrazzi e balconi; sostituisce le piante ornamentali, e viene messo in coppia all’estremità delle ringhiere infilato sopra agli appositi fermi metallici. Altro splendido manufatto è rappresentato dalle casette degli uccelli di cui si conserva nella bottega un antico esemplare. I fratelli Vestita cercano di trasmettere e tramandare con

l’oggetto creato, i sentimenti e le emozioni dei padri attraverso al ceramica.” I “Pumi o “Pigne”, sono prodotti ceramici fatti a mano molto diffusi nelle aree del Barocco pugliese. Nel centro storico di Grottaglie, nei palazzi antichi sulle facciate e nelle ville nobiliari dell’agro fanno bella mostra sulle facciate ed adornano i rispettivi balconi in ferro battuto, o fanno bella mostra di se su imponenti colonne in tufo dei suggestivi pergolati a collegamento dei diversi spazi abitati delle ville o delle masserie presenti nel territorio delle ceramiche.

La loro forma è simile ad un carciofo o a un bocciolo di rosa stilizzato, che rappresentano la riproposizione elegante della natura unita al simbolismo legato al buon auspicio alla fecondità, alla fortuna, all’abbondanza. Il pumo è inteso da ceramisti quale espressione di capacità professionale ed innovazione delle forme, della decorazione espressa nella varietà dei colori. “Manufatti ornamentali che presentano generalmente una forma sferica circondata e sostenuta da quattro grandi foglie così da ricordare, nel loro intero sviluppo, i boccioli dei fiori racchiusi in un calice. All’apice una guglia appena accennata. I pumi, di forma e colore variabili ma sempre legati al motivo floreale del bocciolo stilizzato, avevano anche una funzione augurale, per questo venivano aggiunti particolari che ne potenziavano il valore beneaugurante. Nel corso dei secoli i pumi si evolvono nella forma adattandosi ai gusti delle diverse epoche, alle capacità artistiche del figulo, al valore puramente estetico e beneaugurante che l’eventuale committente richiedeva. Questa variabilità si rifletteva altresì nell’uso degli smalti e delle invetriature impiegati.”(1)

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