VIOLENZA DOMESTICA, PER I TRIBUNALI È INVISIBILE

VIOLENZA DOMESTICA, PER I TRIBUNALI È INVISIBILE
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É INUTILE GIRARCI INTORNO, TALE FENOMENO NON RAPPRESENTA ALTRO CHE UNA GIUSTIZIA NEGATA, POICHÉ NON VIENE RICONOSCIUTA A CHI HA GIÀ SUBITO VIOLENZA.

di Anna Adamo

Di femminicidio e violenza si parla spesso. 

E lo si ammette, ormai, che nonostante le misure di contrasto messe in campo in questi anni, il numero delle vittime cresca ancora a dismisura. 

Ciò di cui, invece, si parla poco più del nulla, è di come la violenza domestica venga valutata nei procedimenti di separazione e di affidamento dei figli. 

Infatti, qualche giorno fa la commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio ha approvato una relazione che indaga proprio su questo aspetto, ed è emerso che nei tribunali la violenza domestica non venga riconosciuta o venga sottovalutata.

Si tratta, purtroppo, come ha detto il Consiglio d’ Europa, di qualcosa che non si verifica come diretta conseguenza dell’atto criminale, ma attraverso la risposta di istituzioni e individui alla vittima, per questa ragione viene definito fenomeno di vittimizzazione secondaria.

É inutile girarci intorno, tale fenomeno non rappresenta altro che una giustizia negata, poiché non viene riconosciuta a chi ha già subito violenza.

Ciò avviene, perché spesso la dimensione penale della violenza e quella civile della separazione non comunicano, facendo quindi sì che le valutazioni in merito all’ affido dei figli vengano prese senza considerare il contesto in cui maturano le separazioni.

Ebbene si, la situazione è più critica di quanto si possa immaginare, basti pensare che il 34,7% delle cause di separazione con affido dei figli minori -all’ interno del campione utilizzato- presenti denunce di violenza domestica da parte di uno o entrambi i genitori ai danni dell’altro genitore o della prole.

Quanto emerso non lascia spazio ai dubbi, nella stragrande maggioranza dei casi i tribunali ordinari non acquisiscono gli atti relativi alle violenze domestiche e non ne tengono conto per decidere sugli affidi. Nei tribunali minori, invece, i minori vengono affidati solo alla madre e viene data la possibilità di vedere ogni volta che si vuole il padre violento.

Quanto si verifica non può e non deve essere sottovalutato, perché mostra chiaramente una violazione della Convenzione di Istanbul, la quale prevede che nei procedimenti di affidamento dei figli, al momento di determinare i diritti di custodia e visita di questi ultimi, debbano essere presi in considerazione gli episodi di violenza.

É un tunnel che sembra non avere via d’ uscita, quello della violenza domestica, ma la relazione approvata dalla commissione sul femminicidio, lascia presagire che la luce non è più così lontana.

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ANNA ADAMO

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