PUTIN HA DELUSO I PACIFISTI. NON FARÀ LA PREANNUNCIATA “GUERRA TOTALE”

PUTIN HA DELUSO I PACIFISTI. NON FARÀ LA PREANNUNCIATA “GUERRA TOTALE”
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PUTIN ALLA RICERCA DI CHIUDERE IN MODO DIGNITOSO UNA GUERRA MAL RIUSCITACHGE NON HA VOLUTO QUALIFICARE TALE.

di Salvatore Sfrecola

Sconcerto grande tra i “filoputniani”. Intesi come quella vasta gamma di politici e giornalisti che, fin dalla vigilia dell’invasione russa dell’Ucraina, hanno scritto e detto che, tutto sommato, Putin qualche ragione l’aveva per l’affollamento NATO intorno alla Russia. Un po’ come l’“abbaiare” di autorevole formulazione. Per cui l’invasione avrebbe avuto un carattere preventivo, come l’aspirante Zar ha ripetuto ieri. E insistevano nel dire che è un errore fornire armi all’esercito di Kiev. Perché nella guerra definita USA-Russia, ma combattuta dagli ucraini per conto di Mr. Biden, fornire armi avrebbe fatto alzare il livello dello scontro e determinato pericolo di “guerra totale”. E l’hanno scritto e detto nei giorni scorsi, un po’ in ragione di quel diffuso antiamericanismo alimentato in Italia soprattutto da una destra nostalgica, ma anche per paura di rimanere spiazzati. Infatti, l’andamento assolutamente insoddisfacente (per i russi) delle operazioni militari avrebbe potuto effettivamente indurre Putin ad alzare il livello dello scontro, magari ricorrendo all’uso di armi atomiche tattiche.

Non lo ha fatto. Rientrato in tribuna dopo il discorso, seduto tra qualche cariatide vestita con uniformi di stampo zarista con una copertina per preservare le ginocchia dal freddo della Piazza Rossa, Putin non ha detto niente di nuovo. Ha ripetuto le ragioni già espresse più volte. Neppure ha insistito sulle velleità imperiali. Così deludendo i pacifisti nostrani che hanno cercato di girare la frittata sostenendo che altri avevano esplicitamente evocato la guerra totale. Loro, prudentemente, avevano denunciato nei toni dei vecchi saggi che non è bene fornire armi perché gli ucraini si difendessero come possono, che anzi dovessero arrendersi, concludendo che “non si può morire per l’Ucraina”. Inutilmente è stato ricordato loro il precedente del 1939, quando si disse che non si poteva morire per i sudeti o i cecoslovacchi. E poi si morì ugualmente, ma qualche mese dopo.

Sembra, dunque, che Putin, il quale, di fronte all’unità dimostrata dalle potenze occidentali, forse nel ricordo del 1939, deve trovare un modo dignitoso per chiudere una guerra che non ha voluto qualificare tale convinto che l’operazione si concludesse in qualche giorno, ora va in qualche modo convinto che la vittoria auspicata non l’avrà, ma potrebbe uscirne dignitosamente perché qualcuno, che non è stato capito, il Segretario Generale della NATO, ha detto che la cessione della Crimea è fuori discussione. Cioè ha fatto intendere che si può fare.

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SALVATORE SFRECOLA

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