OPERAIO 45ENNE SCHIACCIATO E UCCISO DA UN TELAIO, L’INCIDENTE MORTALE NEL PORTO DI TARANTO

OPERAIO 45ENNE SCHIACCIATO E UCCISO DA UN TELAIO, L’INCIDENTE MORTALE NEL PORTO DI TARANTO
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NUOVA MORTE SUL LAVORO PROTESTE DEI SINDACATI SEGNALI DAL MONDO POLITICO

di Raffaella Capriglia

Vittima Massimo De Vita, ex dipendente della società Taranto Container Terminal. Secondo una prima ricostruzione si è ribaltato il telaio di ferro che contiene le pale eoliche e l’uomo è rimasto schiacciato. Lo scorso anno una morte simile

Massimo De Vita aveva 45 anni ed era padre di due figli. È morto in un infortunio sul lavoro avvenuto questa mattina, intorno alle ore 8, al quarto sporgente del porto di Taranto, schiacciato da un pesante telaio metallico. Il telaio si è improvvisamente sganciato mentre lo stesso veniva spostato da una nave che trasportava pale eoliche, nel corso delle operazioni di movimentazione delle pale e dei supporti che sorreggono le stesse, i telai o castelletti.

De Vita aveva appena iniziato il suo turno di lavoro. Era un ex operaio Tct, impegnato da circa due anni all’interno della compagnia portuale Nuova Neptunia, che opera per conto di una commessa di Peyrani, un’altra azienda del porto. Era un addetto alle operazioni di imbarco e sbarco delle pale eoliche. Stava lavorando grazie ad un intervento di rioccupazione del personale portuale: l’agenzia portuale che cura il reinserimento del personale, lo aveva assegnato infatti alla compagnia Nuova Neptunia. Era iscritto al sindacato Filt Cgil e – come confermano i sindacati – era un lavoratore capace e competente, con un’esperienza precedente decennale nella Taranto Container Terminal, società che non opera più dal 2015 nel porto di Taranto e aveva in concessione il molo polisettoriale. Sullo stesso sporgente, lo scorso anno, nell’aprile 2021, aveva perso la vita un altro operaio, Natalino Albano, 49 anni, impegnato per Peyrani nelle operazioni di carico di pale eoliche su una nave.

“Massimo De Vita non c’è più – dichiara Paolo Peluso, segretario generale della Cgil di Taranto – , ma c’è una storia, la sua, e quella di Natalino Albano, morto quasi un anno fa a 300 metri dalla tragedia di oggi, e che non vogliamo più declinare al passato, archiviare tra le cose accadute e dimenticate”. Secondo una prima ricostruzione, l’operaio “oggi avrebbe dovuto caricare su una nave i castelletti in acciaio che sorreggono nel trasporto le pale eoliche. Non si comprende ancora come uno di questi manufatti in acciaio sia caduto proprio sul corpo di De Vita, che purtroppo non avrebbe avuto scampo”.

“La nave – dichiara Carmelo Sasso della Uiltrasporti – aveva a bordo un carico di pale eoliche danneggiate che per prime sono state sbarcate in banchina. Si stavano movimentando successivamente i telai in ferro che contengono le pale eoliche, quando uno di questi, nelle operazioni, si è sganciato colpendo il lavoratore. Quell’area del quarto sporgente – conclude – appartiene alla gestione pubblica del porto ed è usato per la movimentazione e il trasporto”. Sono intervenuti la Guardia Costiera, i carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polmare, l’Autorità portuale di Taranto, il 118. “Siamo di fronte ad un’ennesima tragedia sul lavoro nel porto di Taranto. La sicurezza sul lavoro diventa sempre più una priorità ed una emergenza da affrontare” dichiarano i segretari Cgil, Cisl e Uil di categoria, Di Ponzio, Fiorino e Sasso che annunciano che alle 12 di oggi suonano le sirene delle navi in porto. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato l’ultima ora di sciopero, per il primo e secondo turno di oggi, per tutto il settore metalmeccanico.

Acciaierie d’Italia, ex Ilva, con una nota intanto precisa “di non avere alcun coinvolgimento nelle operazioni che hanno condotto a tale incidente” e di “non avere in gestione lo sporgente numero 4 lato ponente del porto di Taranto”. “Quello che è accaduto questa mattina al porto di Taranto ci dà conferma dell’esigenza di tenere alta la guardia su un tema purtroppo sempre attuale come quello della sicurezza”, dichiara Nicola Oddati, commissario provinciale del Pd di Taranto. Il movimento “Una città per cambiare” del candidato sindaco Massimo Battista afferma che “è intollerabile che nel 2022 si muoia ancora a causa del lavoro, Taranto piange l’ennesimo morto. È l’ennesima tragedia che colpisce la città”. Per il consigliere regionale Michele Mazzarano (Pd), “va certamente posta in cima alla lista delle priorità la sicurezza sui luoghi di lavoro in un’area industrializzata come quella ionica, perché non esiste sviluppo che non rispetti e tuteli prima la persona”.”Nessuna vita umana per la produzione” , dichiara il vicepresidente nazionale dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro Emilio Deandri. L’Anmil comunica inoltre “la propria disponibilità nell’assistere gratuitamente i familiari dell’operaio nello svolgimento delle pratiche presso l’Inail e in tutta l’assistenza necessaria per ricevere il contributo regionale riservato alle vittime del lavoro e la pensione”. Inoltre, se dovessero emergere responsabilità, intende “costituirsi parte civile nel relativo procedimento”. Si ferma la campagna elettorale per le comunali. Il consigliere del presidente della Regione Emiliano Mino Borraccino fa sapere che, “insieme al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e al candidato sindaco Rinaldo Melucci, si è deciso di rinviare l’iniziativa di inaugurazione del quartiere Tamburi (un progetto di lavori, rifacimento strade, verde pubblico, ndr)”, auspicando che “le polemiche e le strumentalizzazioni politiche possano lasciare il passo ad una seria riflessione sulla sicurezza dei lavoratori e dei luoghi di lavoro”.

E un altro incidente è accaduto nella tarda mattinata. Questa volta è successo ai pontili Ilva, al secondo sporgente Ima, sigla di Impianti marittimi. Lo annuncia Acciaierie d’Italia affermando che “durante le operazioni di scarico in corso presso il secondo sporgente, un escavatore si è ribaltato sulla banchina. Non si segnalano – afferma l’azienda – danni alle persone operanti nell’area”. Per i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm, che parlano di “tragedia sfiorata”.

Si ringrazia l’amica giornalista Raffaella Capriglia e “Repubblica”

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RAFFAELLA CAPRIGLIA

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