LO SPETTACOLO DEVE CONTINUARE. OGNI RITARDO RISCHIEREBBE DI VANIFICARE GLI SFORZI PER LA RIPRESA IN CORSO

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FATTI ECONOMICI DI IMPORTANTE RILEVANZA SONO SOTTO L’OSSERVAZIONE DI CHI DI COMPETENZA. IL NUOVO BUSSA ALLA PORTA: È NECESSARIO DARSI DA FARE PERCHÉ POSSA ENTRARE IN CASA

le pillole di Domenico Ocine

Continua a tener banco la vicenda dell’OPA amichevole sulla TIM da parte del fondo americano Kkr. A prescindere dalle sue validità e congruità, è da considerarsi una conferma che la finanza, in particolare quella speculativa, non fa pause, è sempre vigile, pronta a colpire appena avverte segnali di situazioni aziendali indebolite. Per prassi essa si avvicina alla preda con argomentazioni pseudo amicali, dando immediatamente un biglietto da visita che la presenta in tutta la sua realtà. Il soggetto concupito non lo mette da parte insieme agli altri, ma valuta con attenzione quanti soldi vi sono dietro. Nel caso in specie sono tanti dollari. Quanto sonnecchiava nel controllo di gestione dell’azienda telefonica, di recente ha dato segno di se con gran vigore. Più precisamente sono state scoperte piaghe che evidenziano una gestione non valida sotto il profilo economico. Volendo spazzare via ogni possibilità di equivoco, quell’azienda produce perdite. La Kkr è una società americana con sede a New York tra le più importanti nel suo settore, quindi è da escludere a priori che nasconda al suo interno avventurieri spericolati capaci solo di fare tanto rumore per nulla. Al momento un forte brusio intorno alla vicenda, più o meno pertinente, si sta avvertendo solo nel Paese. È già accaduto molte volte solo per interessi di cortile. Data per buona l’analisi fatta in casa che la valutazione della TIM da parte dell’interessata ha i connotati del cosiddetto prezzo vile, all’indomani della ufficializzazione della proposta c’è stata una levata di scudi non diversa da quelle visibili nei colossal cinematografici biblici.

Governo, sindacati, politica, c’è mancato solo il Vaticano, alla ufficializzazione di tale OPA hanno immediatamente innalzato barriere contro il probabile invasore straniero. Che il settore delle telecomunicazioni debba essere considerato sensibile e, più di altri, bisognoso di vigile attenzione per quanto riguarda la sua proprietà, è un dato di fatto. Che si voglia invece conservare, ognuno per il suo, degli attori nazionali comunque la possibilità di poter condizionare le scelte aziendali della compagnia telefonica, è tutt’altra faccenda. Fa bene ricordare che nel capitale sociale della TIM sono già presenti investitori di altri paesi EU. Altresì non deve essere trascurato il particolare che il potenziale compratore è di nazionalità americana. È quindi fuori di dubbio che possa trattarsi di un cavallo di Troia di provenienza medio orientale o addirittura cinese. Osservando la situazione dal lato esattamente opposto, cioè dell’esecutivo, era sembrato che lo stesso facesse voti perché arrivassero d’oltre confine capitali in cerca di collocazione. Sempreché fosse soddisfatta un’unica condizione, cioè che quei capitali fossero di provenienza lecita. Del resto la stessa EU non disdegna affatto questo tipo di operazioni, anche perché sono di valido aiuto al consolidamento dell’alleanza con gli USA. È prematuro formulare previsioni mentre sarebbe bene accogliere con animo sereno l’eventuale conclusione dell’affare Kkr/TIM con la soddisfazione di chi vende e di chi acquista. Quanto fin qui descritto presuppone una serenità d’animo che, a causa della pandemia, tarda a avvicinarsi un pò dovunque. Il pericolo è che si configurino sempre più situazioni socioeconomiche paragonabili al cane che cerca di mordersi la coda e intanto gira inutilmente su se stesso. Evitando di affrontare ancora una volta le ragioni addotte dai no vax, green paper e fra non molto si potrebbe arrivare, con la stessa disinvoltura, ai no tax, deve essere ancora una volta rimarcato il danno che stanno arrecando alla economia minuta, soprattutto quella di quartiere, già provata non poco dalle chiusure forzate provocate dalla pandemia. A chi ha guardato in TV i notiziari di questi ultimi giorni, non sarà sfuggita, almeno di massima, la violenza con cui i signori no si sono scagliati contro gestori di bar, di ristoranti, degli stessi operatori televisivi. Quegli esercenti, a chi li intervistava, rispondevano che avrebbero finito per sospendere la loro attività fino a nuovo ordine, cioè a quando si sarà calmato il mare della violenza. Nei confronti dei secondi, gli addetti all’informazione, l’atteggiamento generalizzato dei contestatori era stigmatizzato, come una parola d’ordine, l’invito perentorio a quei giornalisti e operatori delle varie TV a sgombrare il campo perché non c’era niente da riprendere. A questo punto la vicenda sembra tingersi di giallo: una dimostrazione, qualunque essa sia, perché riesca dovrebbe essere connotata del massimo della visibilità.

Gilet Gialli

Ne sono stati testimonianza eloquente i Gilet Jaunes in Francia, che arrivavano a mettersi in posa. Se i loro corrispondenti che si esibiscono sul patrio suolo si prestano a mala pena e con parsimonia di parole a essere intervistati, assumendo posizioni da contorsionisti per non essere ripresi dalle telecamere, dovrà pur esserci una spiegazione. Senza spremersi le meningi, al momento l’unica cosa che conviene fare è lasciare che quei signori quociano nel loro brodo, salvo in tempo.

Del resto, nel villaggio ricorre il detto che il pazzo prima scappa e poi torna a casa. Inoltre bisogna sempre assecondarlo, pena lo scatenarsi della sua rabbia. Fatto qualche piccolo aggiustamento, e difficile riscontrare differenze sostanziali tra questi e il popolo dei cultori dell’anti scienza.

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