CASTEL SAN GIORGIO (SA), INAUGURAZIONE DELL’OPERA “SOLIDARIETA’ E FELICITA’ “

CASTEL SAN GIORGIO (SA), INAUGURAZIONE DELL’OPERA “SOLIDARIETA’ E FELICITA’ “
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DOMENICA 21 NOVEMBRE SI E’ TENUTO UN VERNISSAGE DEL MAMUFATTO “SOLIDARIETA’ E FELICITA’ ” A CASTEL SAN GIORGIO. UN’OPERA DI DUE ARTISTI DI CUI UNO SCOMPARSO IMPROVVISAMENTE A LUGLIO 2021 – A SEGUIRE LA LETTERA DI ANTONIO DONADIO IN RICORDO DELL’ARTISTA ED AMICO ALFONSO VITALE –

di Annamaria Noia

In occasione dei festeggiamenti per l’Immacolata Concezione – culto molto sentito e partecipato a Castel S. Giorgio (Valle del Sarno, nell’hinterland salernitano) – previsti nei prossimi giorni, la parrocchia di “S. Maria delle Grazie e S. Croce” e la confraternita “Maria santissima Immacolata Concezione” invitano la cittadinanza (ma non solo) all’inaugurazione dell’opera “Solidarietà e felicità”. Esposizione in atto domenica 21 novembre – dopo la celebrazione eucaristica delle 18.30.
Si tratta del consueto appuntamento con l’arte religiosa, già… “sperimentato” (se così si può affermare) – con molto successo – negli anni scorsi, grazie all’appassionato lavoro “a quattro mani” degli artisti sangiorgesi Vincenzo Avagliano e Alfonso Vitale. Come da programma, gli affiliati della congrega – di concerto con il parroco, don Gianluca Cipolletta – introducono i solenni festeggiamenti, in onore della Madonna Immacolata (8 dicembre), con una sorta di “prologo” ai vari eventi, che poi avranno luogo fino alla data in cui ricorre il giorno che osanna la Vergine concepita senza peccato. Prima della novena – che dovrebbe iniziare il 29 novembre, come da “copione” – ecco appunto l’occasione in cui gli artisti succitati (ovvero Avagliano e il compianto Alfonso Vitale, scomparso improvvisamente la scorsa estate) danno prova della loro abilità e manualità, ma anche della grande amicizia che li ha legati da decenni. E che ancora li accomuna, in un connubio ideale e reale che si traduce in segno grafico; in artigianalità; in sapienza manuale e simbolica.

Vincenzo Avagliano

Tutto questo già da parecchie edizioni delle celebrazioni mariane, verso l’8 dicembre. Ciò in maniera molto suggestiva; soprattutto prima dell’avvento del Coronavirus. Dopo la Santa Messa delle 18.30, quindi, avrà luogo la presentazione del manufatto denominato, per quest’anno: “Solidarietà e felicità”. L’avvenimento si terrà nella chiesa accanto all’arciconfraternita – retta, da tanto a questa parte, dal priore (nonché hair-stylist per uomini) Gennaro Cibelli. Sebbene Vitale sia deceduto, a causa di un infarto fulminante che non gli ha lasciato scampo – lasciando tutti costernati e provocando un vuoto incolmabile, anche dal punto di vista della creatività artigianale – il pannello disposto sull’altare, ove sorge l’antico simulacro dell’Immacolata, è anche opera sua. Si può dire che pure quest’elaborato sia stato approntato, compiuto, “a quattro mani”. In realtà la locandina dell’happening afferma che Vitale sia il “co-autore”. Come dichiara, intervistato, l’amico del pittore Vitale – per l’appunto Avagliano – l’opera (lo stesso pannello istoriato, a completare come in un puzzle la visione pittorica e poetica della Madonna Immacolata; dapprima col tema delle colombe, poi con tante altre variazioni e aggiunte policrome) è stata concepita “idealmente ma anche fattivamente a quattro mani”. Si tratta – per la cronaca – di un allestimento (un trittico – per la precisione) dalle dimensioni di tre metri per un metro. In legno colorato, con aggiunta di cemento e vinavil. La “base” (morale, più che materiale) insiste sempre sull’idea, sul tema delle colombe – a rappresentare purezza, candore, ma anche prudenza e scaltrezza; il tutto riferito al salmo 67 – versetto 14 – contenuto nell’Antico Testamento.
Un salmo denso di sapienza e di poesia, come d’altronde la Bibbia intera. In questo pannello, afferma Avagliano, vi è un reale “gioco del pieno sul vuoto” – librandosi verso l’alto e dunque incontro alla Madre di Dio: Maria Santissima. L’Odigitria, la Teotokos: la Madre dell’umanità. Nel passato, l’affiatata “coppia” Avagliano/Vitale si è prodotta anche in allestimenti (sempre in vista dell’otto dicembre, ed oltre) incentrati sullo Spirito Santo e sul “Sì” dell’umile Vergine di Nazareth – nella sua semplicità e tra molti dubbi (“Com’è possibile? Non conosco uomo!” – sospira infatti la Donna, all’apparizione dell’Angelo annunciatore – Gabriele – che le rivela di dover partorire il Re dei re). Una creatura angelica (e non “angelicata” – ossia “resa” angelica, come nel Dolce Stil Novo toscano); perciò degna di venerazione e di lode.
Ma torniamo a noi. “Solidarietà e felicità” narra di una fitta… “corrispondenza” intessuta di foto/videochiamate (WhatsApp) tra i due colleghi e amici; compagni di esperienze creative: il manufatto, il cui vernissage avverrà – come detto sopra – domenica 21 dopo la Messa, era già in fieri da metà 2020. L’anno scorso, infatti, Vitale subì un intervento chirurgico all’anca – che gli impedì di potersi incontrare “a quattr’occhi” con Vincenzo Avagliano. Il feeling tra i due non per questo è venuto meno, anzi: connettendosi sui social (proprio su WhatsApp) entrambi si sono potuti scambiare consigli e decisioni su come realizzare al meglio questo bel lavoro – che sarà inaugurato in onore di Maria Vergine. Quindi Vitale può essere, a tutti gli effetti, considerato (almeno) il coautore (se non, propriamente, il realizzatore materiale, “manuale”) del poetico e struggente messaggio evocativo di tale opera. Inoltre, “Solidarietà e felicità” è stata definita, da un pittore avellinese – Pio Barzaghi – quale “un ottimo lavoro, di spazialità emotiva; dove si evincono l’amore e la pace. Bella la figura del Cristo Signore centrale, dove il volto vien fuori dal sapiente uso del colore – vedo e non vedo. L’apertura delle due braccia – a mano aperta – che protendono verso l’abbraccio, incontrano e accolgono le colombe; simbolo di pace e libertà. Belle sculto-pitture”.
Questo, in sintesi, il pensiero di un altro valido interprete di emozioni su tela. Sì, perché – come emerge e si evince dalle foto, ma pure dalla descrizione dello stesso Avagliano – tutto consiste (oltre che nelle forme delle colombe) nella figura del Padre Eterno e/o del serafico padre Francesco d’Assisi, oppure di S. Antonio abate o del “suo” simbolo: il Tau. Oppure, semplicemente, l’uomo che distende le braccia “a mano aperta” (come asserisce Pio Barzaghi, poco sopra) è Cristo Gesù o anche un angelo – piuttosto “umano”, però. Il gioco cromatico indugia e indulge sul turchese, sul blu – ad identificare il Paradiso e le sue celestialità – ma poi le braccia di Dio sono marroni: il colore della terra! Non dimentichiamoci che i vocaboli “homo”, “humilis”, “humus” derivano (come l’ebraico “Adam”) dal sostantivo “terra”. Umile è – difatti – colui/colei che viene dalla “bassa” terra. Donde traggono origine le creature, all’inizio della creazione del mondo. Ancora, il braccio orizzontale (oltre a rappresentare una figura paterna, spirituale) può evocare la presenza di padre Pio. Oppure, anche, il tabernacolo (come Maria custodiva il Mistero nel suo cuore – a mo’ di tabernacolo “dell’Eterna Grazia”).

Le personalità

L’opera – in realtà – era stata pensata (sempre… “religiosamente”) – in maniera primigenia – per un’associazione laica: l’Agci – Associazione generale cooperative italiane. In seguito è stata ultimata, donandole un senso e significato pieni di ieraticità. Nei fitti messaggi tra i due – con i loro profondi legami – si percepiscono le fasi della lavorazione; piene di perplessità, incertezze ma anche di consigli e di proposte per migliorare il tutto. Si è cominciato con una riproduzione (fotografica) su tela, poi – sempre originariamente – il “feto” del pannello constava (consta) in un bassorilievo ligneo che poi è stato riempito dalla fantasia e dall’ispirazione dei due. E – infine – ecco il bel trittico a “dominare” (sempre però rapportandosi alla devozione verso la Madonna) l’altare già sfolgorante della chiesa attigua alla confraternita.

Ed ecco, allora, l’omaggio ad Alfonso Vitale. Che – nelle commosse parole dell’amico Vincenzo Avagliano – ha contribuito a realizzare il pannello anche “a distanza”. Pannello pensato come effettuato “a due mani ma con due cervelli”. A degna “conclusione” del sodalizio “di vita” tra Avagliano e lo scomparso Vitale. Infatti – tra i prossimi happening, sempre riguardo ai festeggiamenti per l’Immacolata (edizione 2021) – vi saranno degli omaggi e/o delle dediche (almeno) a Vitale. Proprio per questo – tra domenica 21 novembre e le altre occasioni… “decembrine” – saranno presenti il parroco don Gianluca Cipolletta; il priore Cibelli; lo scrittore di origini cavesi (Cava de’ Tirreni – provincia di Salerno) Antonio Donadio – trapiantato a Bergamo (amico di Vitale ed Avagliano) e dovrebbe prendere parte alle svariate manifestazioni anche la famiglia dello scomparso. Interverrà poi il sindaco, avvocato Paola Lanzara. In ultima analisi, la morte non avrà mai prevalenza sulla Vita: è ciò che il dipinto vuol comunicarci. Infatti i colori un po’ più smorti (marroni come la terra) divengono più leggiadri quando toccano, incontrano il Cielo (Dio padre, lo Spirito Santo). Come le eteree colombe, in un turbine di gioia (quali colombe dal disio chiamate – secondo il Poeta) e di incessante movimento – quello dell’Empireo e del vortice infuocato prodotto dal Creatore.
Possiamo allora – tranquillamente – asserire che quest’opera di materiali vari può essere “soggetta” (ma non è la parola giusta) a tante letture e/o riletture. Avendo in sé e con sé molteplici chiavi di interpretazione. Proprio come Dio. Proprio come il Signore della Vita, contemplato adesso in Paradiso da Alfonso Vitale – a godere della Beatitudine senza tramonto, come vorremmo tutti noi essere umani. Ingresso consentito solo presentandosi con Green Pass ed indossando l’apposita mascherina; in ottemperanza alle norme anti contagio da Sars Cov-2.

Per Alfonso. Un saluto dai suoi colori di Antonio Donadio

Alfonso Vitale

Alfonso amava moltissimo i colori e anch’essi lo amavano moltissimo. Tutti i colori amava l’uomo e l’artista Alfonso Vitale, ma alcuni in particolar modo: l’Azzurro, il Verde, il Giallo, il Rosso, il Bianco.

L’AZZURRO. L’azzurro cielo e soprattutto l’azzurro mare nelle sue infinite, sorprendenti gradazioni tonali che troneggiava, a volte misterioso e impenetrabile, quasi costantemente nelle sue tele. Mai imperioso e tracotante da offendere gli occhi e la mente, ma sempre sicuro messaggero di luce, la stessa luce azzurra come manto della Vergine che Alfonso, in questi giorni d’Avvento, adagiava sapientemente e dolcemente sulle simboliche celestiali figure plastiche dell’amico fraterno Vincenzo Avagliano.

Il VERDE. Il verde ora intenso e vigoroso, ora tenue e quasi etero come cosa impalpabile, ma sempre avvolgente come solo Madre Terra sa e può essere. Il verde delle colline della sua amata città di Cava de’Tirreni, ma anche il verde come simbolica forza che spinge alla speranza, alla fiducia verso le cose umane, seppure fragili e mortali, e tra queste, l’Uomo, principale destinatario delle sue opere.

Il GIALLO. Il giallo del sole generatore di vita e fondamentale custode delle nostre vicende mortali. Ma anche il giallo dei limoni, quelli splendidi dell’amata divina costiera, così cari ad Alfonso da far tante volte capolino discreto e mite nelle sue tele. O simbolicamente, il giallo come emblema del dubbio, delle mille perplessità esistenziali che squarcia i veli dell’azzurro mare per imporsi declinando verso un orizzonte che va a perdersi nell’infinito.

Il ROSSO. Il rosso sangue, passione. Simbolo d’amore di uomo che palpita e gode della sua piena vitalità esistenziale.  Ma il rosso anche sangue, dolore, sofferenza, emblema del piacere e del soffrire allo stesso tempo, ma soprattutto il rosso sangue che nasconde in sé la femminea forza della procreazione, del donare la vita cui Alfonso ha dedicato un intero ciclo del suo percorso artistico.

Ed infine, il BIANCO. Il colore più amato da Alfonso. Il bianco immacolato delle tele, quel bianco che, come altro fuori da sé, pennellata su pennellata l’interrogava con la sapienza di un maestro e con la cattiveria di un giudice: nulla poteva nascondere Alfonso alla sua tela che prendeva vita dalle sue mani, come creatura sua e assolutamente mai sua. Attraverso la tela Alfonso “rompeva l’equilibrio delle emozioni” come amava egli stesso spesso ripetere, per poter  rinascere  ogni volta  con la sua  pienezza di Uomo Libero.

Ciao, carissimo amico. Antonio

 

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