NORMALITÀ, DOLCE CHIMERA SEI TU.

NORMALITÀ, DOLCE CHIMERA SEI TU.
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SE IL PERIODO ATTUALE NON È COME UN DOPOGUERRA, POCO MANCA.

di Domenico Ocone

Sta dilagando a macchia d’olio una pesante conseguenza del dopo fase acuta della pandemia. È sufficientemente lecito poter affermare che la stessa, con ogni probabilità, non era stata presa, come è comprensibile che fosse, nella benché minima considerazione. Si tratta del circolo vizioso che si è creato nella catena che unisce le materie prime e i prodotti finiti, passando attraverso una gestione delle scorte, pur non volutamente, fuori dei consueti canoni di gestione del magazzino. Le autorità dei vari paesi, appena lo hanno ritenuto possibile, hanno dato il via libera alla rottura delle righe. Nella maggior parte dei casi ciò è avvenuto in ordine sparso e non secondo una sequenza logica. Di conseguenza nella produzione e nella vendita a livello globale si è verificata una corsa all’accaparramento di quanto-poco-era disponibile presso i fornitori. Come la logica economica prevede, in un mercato che non sia artificiosamente calmierato, è giocoforza che i prezzi, tutti, in queste condizioni, sbalzino verso l’altro e con loro l’inflazione. Se poi a ciò si aggiungono provvedimenti che alterano negativamente le regole di scambio tra i vari paesi, il quadro è completo. Al momento la corsa in salita di un prodotto finito che, partendo dall’origine, la materia prima, fino a arrivare alla disponibilità nelle mani dell’utilizzatore o fruitore che dir si voglia, si è arricchita di ostacoli. La serie di complicazioni si sta allargando giorno per giorno e, partendo dalla carenza di disponibilità di materie prime dovuta in prevalenza al lockdown, arriva all’ultimo e più recente portone chiuso. Esso è rappresentato dai catenacci legislativi che ciascuno stato, in maniera disarmonica, ha deciso di applicare. Ciò perché ogni genere e tipo di prodotto di provenienza straniera possa varcare i suoi confini.

L’Italia si trova aggravata da una situazione comune solo a un numero limitato di paesi del mondo. Essa si concreta in una serie di divieti e sanzioni per chi, da oggi, non ne sia in possesso e intenda continuare a fare il suo lavoro. Addentrarsi a commentare l’opportunità dell’introduzione di tali misure non porterebbe da nessuna parte, essendo ormai divenuta una vexata questio oggetto di contesa politica. Può valere invece la pena di cercare di intravedere cosa accadrà di qui a qualche mese nel sistema produttivo e commerciale. A bocce ferme, cioè se la situazione dovesse rimanere tal quale, le ripercussioni sarebbero destinate a aumentare. Dato per scontato l’aumento dei costi energetici, ci si può solo augurare che non si arrivi a una qualsiasi forma di contingentamento degli stessi, dipendendo l’Italia per essi in larga misura dall’estero. Quanto invece è ancor più preoccupante è che mancano due mesi e mezzo alla fine dell’anno e alle festività che lo precedono. È lo stesso il periodo in cui, per una serie disparata di motivi, la quantità di acquisti sale ben oltre la media. Potrebbe quindi essere una leva vantaggiosa per sollevare il masso del ristagno dell’economia. La stessa, pur avendo raccolto di recente valutazioni attuali e prospettiche senz’altro lusinghiere, come tutte le altre del mondo è in una situazione di attesa che sia scritta la parola fine sul dossier pandemia. Una considerazione che dovrebbe essere tenuta ben presente da tutti, addetti ai lavori e non. Vale a dire che, mai come in questo momento storico, assumere comportamenti del tipo muro contro muro non gioverebbe a nessuno.

Di conseguenza la normalità, di qualsiasi genere, tarderebbe pericolosamente a ristabilirsi. A quel punto la paura si avvierebbe a trasformarsi in panico. Sarebbe una vera e propria iattura.

 

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