VENTI DI GUERRA ACCOMPAGNATI DA COMPORTAMENTI POCO O NIENT’AFFATTO ADEGIATI

VENTI DI GUERRA ACCOMPAGNATI DA COMPORTAMENTI POCO O NIENT’AFFATTO ADEGIATI
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Quanto è difficile essere all’altezza della parte che si tenta di interpretare.

di Domenico Ocone
Non è semplice rimanere sereni o quanto meno tranquilli di fronte a spettacoli che si credevano ormai sublimati e accantonati nel soffitto della memoria. Quanto si è potuto vedere in TV nei giorni scorsi, in primis quelli che possono essere definiti a giusto titolo I fatti di Roma, ha dato un segnale a doppia valenza. La prima è a che punto sia arrivata l’esasperazione degli italiani appartenenti a quasi tutti i ceti. La seconda è che a innescare questo embrione di guerra civile concorrono con un peso almeno uguale i militanti di formazioni che di politico hanno poco ma di facinoroso tanto. Fin qui quanto è accaduto coram populo. Merita maggior approfondimento invece quanto è accaduto in parlamento ieri pomeriggio tra la parlamentare Meloni e la ministro Lamorgese. Una premessa è d’obbligo: le riunioni parlamentari hanno per ipotesi la caratteristica di essere come le competizioni verbali negli antichi fori, sul cui pavimento si confrontano e si scontrano idee e proposizioni nel loro significato più ampio.. Basta pensare a quanto accadeva a Atene e a Roma. Però proprio nell’ Urbe, quando la discussione montava tutti i gradini dell’animositá, chi ne aveva titolo richiamava l’assemblea all’uso di toni più adatti alla circostanza, esclamando: “est modus in rebus!”, c’è un limite a ogni cosa. Così ieri la parlamentare di cui innanzi ha lanciato contro la ministra per gli affari interni un’invettiva al calor bianco. Pur avendo offerto quella veemente prolusione a chi l’ha seguita  spunti validi per valutare l’accaduto, si è trasformata più volte durante l’esposizione in uno strumento omeopatico più che fuori luogo. È mancato solo l’accenno al bivacco di manipoli perché non si dovesse assistere a una scena riveduta e non corretta rappresentata nei primi anni dei terzo decennio del secolo scorso. Sicuramente è preferibile  che la stessa resti in fondo al mare dell’oblio. Gli amici del Bar dello Sport ieri pomeriggio commentavano che a volte il bue da del cornuto all’asino e è preferibile non riportare il seguito di quella conversazione. Domani è previsto un dies irae, come già sta succedendo oltreconfine, a causa del mancato possesso della carta verde di molti lavoratori di ogni categoria. Ciò che è peggio è che oramai la Roma dei palazzi del potere è diventata una specie di torre di Babele ultima generazione e i vari addetti ai lavori, a ogni livello, viaggiano non sempre con il necessario coordinamento.
I risultati sono facilmente intuibili, talvolta osservabili anche de visu. Mancano poche ore alla introduzione dell’obbligo di essere in possesso della carta verde per poter accedere al posto di lavoro.
Ciò nonostante si è ancora ben distanti dal poter disporre di un manualetto di comportamento, anche diffuso solo a mezzo telefono. Sarebbe particolarmente prezioso per non correre il rischio di restare intrappolati nel dedalo delle prescrizioni di legge. Le conseguenze sono pesanti e altrettanto le sanzioni pecuniarie: di questi tempi da considerare più che mai una vera iattura. Quanto narrato fin qui va a inserirsi in uno scenario che, man mano che questa parte del mondo si approssima all’inverno, è animato da scene sempre più inquietanti. Tra di essa spicca per la sua portata negativa quella che, a pieno titolo, si può definire fin d’ora la seconda crisi energetica degli ultimi cinquanta anni.
Tale assunto è reso ancora più destabilizzante in quanto, a livello internazionale, già si ipotizza che non sarà di breve durata.
Quindi è necessario che il Paese si prepari a un disagio composito, non limitato solo alla pandemia, ma accompagnato dagli effetti simili a quelli di una reazione a catena. È augurabile che, ognuno per il suo, gli italiani si facciano una ragione che l’umanità intera, anche se con modalità diverse, quando sarà, approderà a una  normalità di diverso genere. Essa quasi certamente non si presenterà simile a quella di prima della pandemia. E tanto sarà, bere o affogare. Ne consegue la opportunità per ciascuno di prepararsi per tempo, per quel che sarà possibile. È questa l’epoca della vendemmia che si accavalla in parte con quella della raccolta delle olive. Se si va nei campi di questi tempi, nel primo pomeriggio, non è difficile ascoltare qualche contadino che, rivolto alle donne vivandiere, ripeta di  tanto in tanto che chi si predispone per tempo a cucinare, cena all’ora canonica. Andando avanti a piè sospinto, che la strada è ancora lunga.
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