LA RUBRICA SETTIMANALE: L’AVVOCATO NEL CASSETTO LE NOVITA’ DAL PIANETA GIUSTIZIA

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L’INDENNIZZO PER I DANNI DA VACCINO

 dell’Avv. Damiano Lo Monaco

E’ riconosciuto un risarcimento per danni irreversibili da vaccino?

Il tema in esame risulta di estrema attualità.

Punto di partenza per l’approfondimento è la Legge n. 210/1992 ove il Legislatore stabilisce espressamente che “chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge”.

Quindi, questa legge riconosce un indennizzo ai soggetti danneggiati in modo irreversibile da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati infetti.

La copertura normativa, pertanto, si riferisce espressamente alle sole vaccinazioni di carattere obbligatorio. Un decreto ministeriale stabilisce, poi, come quantificare l’indennizzo in base alla gravità del danno e alle condizioni economiche del richiedente.

A erogare questi indennizzi sono chiamate le Regioni a statuto ordinario, mentre per quelle a statuto speciale e per le province autonome di Trento e Bolzano l’ente erogatore è direttamente il ministero della Salute.

Venendo alla stretta attualità, vista la vaccinazione di massa che oggi interessa la nostra collettività, ci si domanda se anche in ipotesi di danni irreversibili – lievi o gravi- da vaccinazione da covid-19 sia applicabile o meno la normativa sopra detta e quindi se sia possibile ricevere un “risarcimento”.

Partiamo dal presupposto che non vi sono ancora pronunce della giurisprudenza e quindi proveremo a rispondere utilizzando le norme di diritto e le pronunce giurisprudenziali, in attesa del verificarsi di un caso concreto c.d. “apripista”.

In primo luogo, è bene chiarire la differenza tra risarcimento e indennizzo, proprio per comprendere la natura e differenza dell’eventuale ristoro.

Il risarcimento è un ristoro che deriva dalle conseguenze di un atto illecito che ha causato un danno ingiusto, da cui scaturisce una responsabilità civile per una condotta punita dalla legge. L’indennizzo invece è un ristoro previsto anche senza il verificarsi di atti illeciti e viene contemplato dalla legge per riequilibrare una situazione ingiusta.

Esempio di scuola in tema di indennizzo è quello derivante dallo stato di necessità.

L’art. 2045 del codice civile stabilisce che chi causa ad altri un danno per salvare se stesso o altri dal pericolo di un danno grave alla persona (sempre che il pericolo non sia stato causato da lui) non è tenuto al risarcimento, ma il giudice può comunque riconoscere una somma al danneggiato a titolo di indennizzo.

Tornado al tema dei danni da vaccino, quindi, si potrebbe ottenere un mero indennizzo.

Ma tale situazione è applicabile anche alle note vicende da covid-19 ?

La mancanza di obbligatorietà della vaccinazione da covid-19 farebbe propendere per una risposta negativa.

Tuttavia analizzando la giurisprudenza della Corte di Cassazione in pregressi casi di simile portata, ovvero in materia di vaccinazione antiepatite A, si potrebbe anche cambiare idea.

Richiamiamo una recente sentenza della Corte di Cassazione, sentenza n. 7354 del 16 marzo 2021. Il caso giudiziario aveva come esame il ricorso di Tizio per una patologia riscontrata a seguito di vaccinazione antiepatite A. Il Giudice di primo grado aveva riconosciuto il nesso di causalità tra la patologia e la vaccinazione in forza di C.T.U., ma nulla aveva precisato circa la possibilità di riconoscere il diritto all’indennizzo richiesto.

La Corte d’Appello di Lecce esponeva che la fattispecie rientrava nella sfera di applicabilità delle Legge n.210/1992 e che la vaccinazione antiepatite A, pur non imposta come obbligo giuridico, era stata fortemente incentivata dalla Regione senza lasciare spazio alla discrezionalità del singolo. Dunque, non poteva differenziarsi il caso in cui la vaccinazione era imposta per legge da quello in cui era raccomandata da specifici atti normativi.

Contro la sentenza della Corte d’Appello, proponeva ricorso il Ministero della Sanità cui resisteva Tizio.

Con ordinanza interlocutoria la Corte di Cassazione sollevava questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, L. n. 210/1992 nella parte in cui non prevedeva il diritto all’indennizzo ai soggetti che avessero subìto lesioni per effetto della vaccinazione antiepatite A non obbligatoria ma raccomandata.

Con sentenza n.118/2020 la Corte Costituzione ha accolto l’eccezione e forniva una lettura costituzionalmente orientata all’intera vicenda.

Così statuiva la Corte costituzionale: “il mero riscontro della natura raccomandata della vaccinazione, per le cui conseguenze dannose si domandi indennizzo, non consente ai giudici comuni di estendere automaticamente a tale fattispecie la pur comune ratio posta a base delle precedenti, parziali, declaratorie di illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, della legge n. 210 del 1992 (analogamente, sia pur in diversa materia, sentenza n. 110 del 2012). Infatti, in caso di complicanze conseguenti alla vaccinazione, il diritto all’indennizzo non deriva da qualunque generica indicazione di profilassi proveniente dalle autorità pubbliche, a quella vaccinazione relativa, ma solo da specifiche campagne informative svolte da autorità sanitarie e mirate alla tutela della salute, non solo individuale, ma anche collettiva. All’accertamento in fatto dell’esistenza di raccomandazioni circa il ricorso alla vaccinazione in esame, che certamente spetta ai giudici comuni, deve perciò necessariamente seguire – nell’ambito di un giudizio di legittimità costituzionale – la verifica, da parte di questa Corte, circa la corrispondenza di tali raccomandazioni ai peculiari caratteri che, secondo una costante giurisprudenza costituzionale, finalizzano il trattamento sanitario raccomandato al singolo alla più ampia tutela della salute come interesse della collettività, ed impongono, dunque, una estensione della portata normativa della disposizione censurata (sentenza n. 268 del 2017)”.

Concludeva la Corte di Costituzionale stabilendo che “la ragione che fonda il diritto all’indennizzo del singolo non risiede allora nel fatto che questi si sia sottoposto a un trattamento obbligatorio: riposa, piuttosto, sul necessario adempimento, che si impone alla collettività, di un dovere di solidarietà, laddove le conseguenze negative per l’integrità psico-fisica derivino da un trattamento sanitario (obbligatorio o raccomandato che sia) effettuato nell’interesse della collettività stessa, oltre che in quello individuale.

 

Venendo alla stretta attualità e tornando al tema dei trattamenti vaccinali anticovid 19, si potrebbe pertanto protendere per estendere le conclusioni sopra esposte anche in caso di danni da somministrazione del vaccino anti covid19, concedendo ai soggetti che hanno patito complicanze e danni il diritto all’indennizzo.

Sarebbe forse auspicabile da parte del Legislatore sancire l’obbligatorietà del vaccino in esame per sgomberare il campo da ogni questione a conferma della tutela normativa di cui alla L.210/1992.

damiano.lomonaco@gmail.com

A cura di Catalina Mioara Georgescu

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