LA VIA DELLA SETA. CHE SIA UN’ AUTOSTRADA, PERÒ, A DUE AMPIE CORSIE E, SOPRATTUTTO, SENZA PEDAGGIO

LA VIA DELLA SETA. CHE SIA UN’ AUTOSTRADA, PERÒ, A DUE AMPIE CORSIE E, SOPRATTUTTO, SENZA PEDAGGIO
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DA TIGRE FEROCE A GATTO DOMESTICO, AZZARDANO ALCUNI COMMENTATORI: MOLTO IMPROBABILE CHE PER LA CINA VADA COSÌ, ALMENO ANCORA PER DIVERSI ANNI.

di Domenico Ocone

La crisi immobiliare in atto all’interno dellla Grande Muraglia dovrebbe aver aperto gli occhi a coloro i quali accoglievano fideisticamente il verbo proveniente da quelle lande sulle performances-monstre ottenute da quel sistema economico e finanziario. Anche diversi investitori fuori di quel paese si erano fidati nel modo innanzi descritto, cioè con gli occhi foderati di prosciutto, come si usa dire nel contado. Cosa in realtà sembra che stia succedendo a Pechino e non solo limitatamente a essa, può essere dedotto da un rapido excursus della evoluzione di quel sistema sociale. Partendo dell’avvento al potere di Mao Tse Tung per arrivare a oggi, passando per la presidenza di Deng Xhiao Ping, una caratteristica domina il lungometraggio delle leadership che si sono alternate in quel paese. Ognuna di esse è stata espressione speculare del locale partito comunista e ne ha interpretato pedissequamente i desiderata del momento. Quando ciò non é successo, il tutto è finito nel sangue, come avvenne con la cosiddetta banda dei quattro. Non si comprende diversamente come si stia cercando da anni di far convivere artificiosamente un sistema economico di tipo statale con un mercato libero e concorrenziale. Il diavolo e l’acqua santa in più di due millenni non sono riusciti ancora a trovare punti di contatto, figurarsi se possano riuscire nell’intento due espressioni del vivere quotidiano. Può darsi quindi che sia l’attuale nomenclatura che quelle più recenti che la hanno preceduta, stiano cercando di far fare le uova al gallo, come descrivono i villici i tentativi di realizzazione di un’impresa impossibile. Le contraddizioni e le incompatibilità sulla distanza sono destinate inevitabilmente a scontrarsi e a venire allo scoperto. Semmai non lo stessero già facendo, pur non trapelando niente o quasi in merito fuori della Grande Muraglia. Che potrà verificarsi allora? Sembra scontato che si dovrà assistere a un implosione di quella realtà: sarà principalmente la classe operaia, fin quando sarà tenuta sotto controllo, cioè affamata, sia dal governo che dal partito che indirizzerà in altro modo le loro impostazioni. Quel connubio avrebbe dovuto accompagnare la popolazione fin dal tempo di Mao alla emancipazione. Fino a allora, in un modo o nell’altro, la stessa continuerà a influire in maniera determinante sull’economia mondiale, anche la parte di essa che continuerà a prendere la via dell’emigrazione. C’è una chiosa che, prima o poi, darà segno di se, probabilmente con il coinvolgimento di altre istituzioni internazionali. La premessa: in un duello si direbbe “fronteggiarsi ad armi pari”, in una gara sportiva ” a parità di condizioni,” comunque agli incontri-scontri le varie società, almeno da che sono state corredate da un minimo di civiltà, hanno fatto in modo di arrivare in maniera tale da far classificare la loro una belligeranza leale. Accade invece che nel Celeste Impero esistano condizioni per uno dei fattori della produzione, la forza lavoro o, con termini più al passo con I tempi, le houman resources, che di umano hanno meno di niente. Si sapeva già prima che scoppiasse la bolla Evergrande, seguita a ruota da altre realtà simili di minori dimensioni, che il personale occupato nell’edilizia in quel subcontinente viene sottopagato, vive precariamente negli immobili in costruzione e riceve il saldo delle sue spettanze dopo la vendita dell’immobile che ha contribuito a realizzare. Evergrande, quando si è vista chiudere le porte in faccia dal sistema creditizio, ha comunicato ai suoi schiavi, pardon dipendenti, che se avessero voluto mantenere il posto di lavoro, avrebbero dovuto sottoscrivere un prestito a favore della stessa. In Toscana definirebbero la condizione di quelle “anime morte”, il riferimento al libro di Gogol è voluto, ” becchi bastonati”.

Gli emigranti italiani negli USA del secolo scorso, quando tornavano in patria, raccontavano ai parenti attoniti di mirabilia apprese “oltre l’acqua”, espressione che stava a indicare aldilà dell’oceano.

Per dare ancora più sensazionalità a quei fatti, aggiungevano che essi erano stati riportati anche da “u monitore”, The Monitor, un importante giornale cattolico di Boston che, nella prima metà del secolo scorso, riportava a grandi titoli le notizie dal mondo.

Qualcuno di loro che aveva imparato un po’ di inglese lo leggeva a alta voce perché gli altri potessero ascoltarle e, sbigottiti, a loro volta commentarle e raccontarle.

Quanto potrà durare ancora una situazione del genere è impossibile dirlo. SI può però dare per scontato che, man mano che le notizie su quanto accade nel resto del mondo arriveranno fin là, in molti di loro si farà strada la domanda: “perché la si è qui no”. Sarà prudente perciò per chiunque ci stia facendo il pensiero, di avere rapporti con Pechino strutturati in maniera tale che possano essere modificati o annullati step by step. Del resto qualcosa già sta cambiando l’enorme fabbisogno di gas di quel paese, stante la forte contrazione globale dell’offerta di quel combustibile, ha indotto il governo di Pechino a ricucire i recenti strappi con quello di Canberra per poter riprendere in pieno a rifornirsi di carbone australiano. Sono punti di debolezza che lasciano intuire che il gigante di ferro ha i piedi, forse qualcosa in più, di argilla. Stanti le sue dimensioni a livelli colossali, sarà necessario, a tutti i costi, che non cada rovinosamente. Quando, il prima possibile, come, al momento non si sà. Una cosa è certa e è che sarà sempre più opportuno che i paesi che vogliano approcciarsi a quella realtà cerchino, a costo di qualsiasi sforzo, di realizzarlo da pari a pari. Facendo di tutto per evitare il più possibile di cadete in forme di dipendenza. Non sarà facile, ma sarà più che mai necessario. Per evitare di dover correggere nella vecchia espressione “mamma li turchi” quella etnia con l’altra gialla.

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