MORES DESSOLUTI E NON SOLO

MORES DESSOLUTI E NON SOLO
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La caduta degli Dei. Non il film di Luchino Visconti, ma molto più riprovevole.

di Domenico Ocone
Ieri, quasi con una forma di comprensibile imbarazzo,  i mezzi dell’informazione, rincorrendosi sui fusi orari, hanno lanciato una notizia decisamente sconcertante. Eppure in Italia la stessa è stata a mala pena accennata, sia su carta stampata che via etere. Nonostante il tentativo di tenere risevato l’argomento, è stato svelato al mondo un altro altarino. Il FMI, Fondo Monetario Internazionale, con sede a Washington, per mano dei  suoi vertici più alti, l’avrebbero fatta grossa.Senza citare i nomi dei presunti responsabili e andando diritto al sodo, questa importante istituzione, per un anno in particolare, avrebbe contribuito a alterare, è un eufemismo, in positivo il rating della Cina. Al di là della gravità intrinseca del fatto, tutto lascia prevedere che l’accaduto sia destinato a lasciare strascichi di notevole portata. Vale a dire che, fatta salva la formula “fino a prova contraria”, difficilmente non si manifesteranno assunzioni di riserve nei confronti dei giudizi che emetteranno anche tutte le altre agenzie specializzate. Quelle stesse che, fino all’altro ieri, avevano fatto tremare le vene ai polsi a chi passava sotto la loro lente.
Come spesso è accaduto per il passato, i periodi brutti portano con loro anche decadimento morale, quello che i Romani definivano ” mores dessoluti” e molto spesso anche un crollo della deontologia in ogni settore della vita sociale. Se non bastasse l’episodio appena illustrato, in contemporanea il mondo ha appreso che Stati Uniti, Inghilterra e Australia, senza informare gli alleati storici, hanno raggiunto un’intesa sui comportamenti di difesa, quindi militari, da tenere insieme nelle acque dell’ oceano pacifico. Si intuisce che solo la Cina, esasperando le conseguenze eventuali e remote di tale decisione, potrebbe sentirsi parte lesa.  Quest’ ultima, con una dichiarazione che somiglia molto a una excusatio non petita, ha infatti già espresso pesanti riserve nei confronti delle nazioni autrici. Ma c’è di più: all’ultimo minuto, l’Australia ha dirottato una importante commessa di sommergibili dalla Francia all’Inghilterra. Probabilmente l’accordo raggiunto con Washington e Londra ha riportato Canberra al filo rosso che la tiene ancora legata al paese d’oltremanica. Parigi, che riteneva concluso quell’accordo di fornitura, si è comportata più o meno come il cane a cui è stato sottratto l’osso che stava per azzannare: ha richiamato in patria sia l’ambasciatore a Washington, sia quello a Canberra. Che piaccia o no, si è aperta un’altra crisi diplomatica, per giunta di particolare importanza. Ancora una volta ciò che ha fatto orientare nel senso del provocato incidente diplomatico l’Eliseo, è stata une question d’argent, così, se potessero, lo definirebbero i suoi autori. Come se non fossero sufficienti i venti di guerra che già soffiano con forza crescente dappertutto nel mondo. Sembra che l’ intero pianeta sia coinvolto nella sindrome di Sisifo, cioè, banalizzando il risultato, fa un passo avanti e due indietro.
È chiaro che cosi lo stesso no fa nessun avanzamento. Ciò che è peggio è che, restando così le cose, questo processo non potrebbe fermarsi allo stato attuale, quindi il mondo sarebbe condannato fin d’ora a indietreggiare. Intanto in Italia la politica si azzuffa, tra l’altro, per la green card. Se si potesse fermare il mondo e scendere, con molta probabilità questo sarebbe il momento più adatto.
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