OPERAZIONE “PORTA A PORTA”. A SALERNO, SGOMINATA FITTA RETE DI SPACCIO ARRESTATE 23 PERSONE

OPERAZIONE “PORTA A PORTA”. A SALERNO, SGOMINATA FITTA RETE DI SPACCIO ARRESTATE 23 PERSONE
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LO SPACCIO PORTA GUADAGNI FINO A 1 MILIONE DI EURO ALL’ANNO CON GUADAGNI GIORNALIERI DAI 500 AI 1000 EURO. AL SERVIZIO DEGLI ASSUNTORI UN CALL CENTER

di Giovambattista Rescigno

Gli Arresti

Ieri mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno agli ordini del Comandante Provinciale Colonnello Gianluca Trombetti hanno sgominato una rete di spaccio operante in Salerno che forniva sostanze stupefacenti ‘porta a porta’. Arrestate 23 persone (di cui 13 sono stati tradotti in carcere e 10 sottoposti alla misura degli arresti domiciliari), sul loro capo pende l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio. Gli arrestati quelli destinatari di ordinanza per detenzione intramuraria sono stati tradotti presso le carceri di Salerno, Avellino ed alcuni anche a Poggioreale.

La conferenza stampa

L’indagine dei Carabinieri sono durate due anni dal 2018 al mese di Agosto del 2020 al termine della quale il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Salerno, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno ha emesso l’ordinanza riguardante i 23 soggetti tra i quali anche tre donne finite agli arresti domiciliari, impegante come gli uomini nelle varie operazioni di spaccio a partire dal confezionamento, la consegna e l’occultamento sia della droga che dei soldi. La complessa attività d’indagine, ha fatto emergere uno spaccato delinquenziale operante nella città di Salerno ed in alcuni comuni limitrofi, dove la recrudescenza dell’attività, ha avuto grandi sviluppi, passando dalle piazze di spaccio al call center messo su per le prenotazioni in chat, con l’utilizzo di parole chiave. La droga trattata dai “Guaglioni di via Irno” era quella pesante, “del tipo cocaina, eroina e crack”. Un’organizzazione piramidale retta dal pregiudicato Aniello Pietrofesa che, in occasione di più riscontri su attività tecniche, viene definito come “capo promotore” o “capo dei capi”. Le indagini hanno portato ad individuare un’organizzazione di drug delivery, con veri e propri centralinisti alternati in turni in possesso di utenze telefoniche “dedicate” (intestate fittiziamente) per ricevere le ordinazioni, disponendo di conseguenza l’appuntamento o anche la consegna a domicilio dello stupefacente. Da diverse testimonianze di acquirenti, è stato inoltre accertato come “i Guaglioni di Via Irno” utilizzassero anche sms “promozionali” per stimolare l’acquisto di droga, ovviamente con linguaggio criptico e/o convenzionale “Tutte e 3 le kose a 15 euro lento veloce per fumare”, dove “lento” sta per eroina, “veloce” per cocaina e “per fumare” fa riferimento al crack. Mezzi di comunicazione rapidi per una vasta popolazione di giovani acquirenti, un traffico veloce fatto di dosi preparate e pronte al consumo immediato.

Il comandante della compagnia Carabinieri di Salerno Maggiore Castellari

Il Maggiore comandante della compagnia dei Carabinieri di Salerno Adriano Fabio Castellari ha dichiarato “L’operazione si intreccia anche con la lite sfociata nell’accoltellamento a Santa Teresa. Questo è stato un nuovo tassello verso la continua attenzione alle dinamiche criminali. Ci sono i ragazzi di via Irno, ma anche i ragazzi di Pastena e di altri quartieri. Il delivery è porta a porta: gli arrestati sono 13 condotti in carcere, a Salerno, Avellino e Poggioreale, altri 10 agli arresti domiciliari. Sono quasi esclusivamente salernitani: via Paolo de Granita, via Nizza e dintorni. La trasmissione di messaggi continuava attraverso linguaggio convenzionale: lento o cd d’amore per l’eroina, veloce o cd discoteca per la cocaina oppure per fumare quando si faceva riferimento al crack”.

Il Comandante Provinciale Carabinieri di Salerno Colonnello Trombetti

Il Comandante Provinciale colonnello Gianluca Trombetti nel corsoi della conferenza stampa tenutasi presso la sala stampa del Comando Provinciale di Salerno si è così espresso: “I ragazzi ci fa ricordare un termine adolescenziale e buono. Tutto erano, tranne che buoni. Era una organizzazione fitta, strutturata, con una serie di competenze specifiche al proprio interno. Parliamo di volumi di sostanza stupefacente, fatturato annuo di circa un milione di euro e guadagni giornalieri per gli associati da 500 a 1000 euro. Guadagni ma anche effetto devastante per gli assuntori, da 18 a 30 anni. Il mercato dello spaccio si era organizzato durante il periodo del Covid e gli inquirenti lo avevano già monitorato: aveva solo cambiato volto e lo ha fatto con il take away e il delivey, per autosostentarsi e perché le richieste erano continue e incessanti anche nel periodo della pandemia. Si sentivano tranquilli, avevano creato una chat e pensavano che gli inquirenti non avrebbero intuito. C’erano stati, invece, già fermi, sequestri”.

Il Procuratore Aggiunto di Salerno dr. Cannavale

Il procuratore Luigi Alberto Cannavale, ha parlato di: Rete strutturata con rider e call center, dal quale partivano anche offerte per acquisti di più sostanze a prezzo conveniente. Siamo davanti ad una nuova generazione dello spaccio di sostanze stupefacenti: siamo passati dalla piazza di spaccio alle consegne domicilio, che rappresentano una frammentazione degli spacciatori, divisi per singole zone di spaccio. Il pusher fermato, di solito, ha con sé una modica quantità di droga. Bisogna essere, dunque, abili e fortunati, come è capitato a noi, riuscendo a rintracciare il call center”. Una operazione quella dei Carabinieri salernitani, che pone un altro argine e ridimensiona lo spaccio nella città dell’ippocampo, ma che purtroppo non basta a debellare il fenomeno, da sempre presente in tutti i quartieri cittadini.

 

 

 

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