AFGANISTAN ANNO ZERO

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LA DEBACLE AMERICANA E DI TUTTO L’OCCIDENTE DIVENTA UN’ABITUDINE

di Antonio Del Gaudio

L’ombra violenta delle milizie talebane ha compiuto il suo scempio, perfezionando il disegno criminoso annunciato e prendendo tutto l’occidente dal sonno e scaraventando i sogni di un popolo intero nel de profundis senza una proroga alle nostre coscienze.

Siamo qui inermi ad ascoltare le voci del popolo Afgano, con le mani legate osserviamo le immagini nell’aeroporto di Kabul senza avere la minima idea da dove sbrogliare questa matassa intricata di rapporti internazionali, promesse non mantenute e miliardi di dollari spesi senza ottenere il minimo risultato di democrazia.

Il senso di impotenza è così gravoso che andare al supermercato ci oltraggia al solo pensare che nello stesso istante un Kamikaze si è fatto esplodere compiendo l’ennesima carneficina di soldati e civili innocenti.

Questa guerra, tutte le guerre sono paradossali a loro stesse.

E pensare che il proprietario di Amazon il signor Jeff Bezos oggi possiede circa 200 miliardi di dollari grazie anche alla pandemia e grazie anche a questa paura inconfessata che abbiamo di uscire di casa per recarci ad acquistare un televisore.

La forbice ricco-povero ha raggiunto il suo apice, la montagna sacra del capitalismo svetta fra le nuvole della nostra più abominevole ipocrisia.

Chiedersi che cosa succede nel mondo sta diventando un mesto discorsetto da bar mentre si sorseggia il cappuccino a latte freddo, la tempesta mediatica ormai ci trapassa mentre la sofferenza quasi ci sembra un normale ponte tra un canale televisivo e l’altro.

Gino Strada è diventato un nome comune, persino dal tabaccaio ho sentito qualcuno che lo nominava, quasi a testimoniare che se gli eroi diventano di tutti forse non lo sono di nessuno.

Date a un popolo sempre la stessa notizia e si abituerà a sopportarla senza fare una piega, come la sabbia che si attacca ai sandali, come la cenere nel camino, come quella porta che si apre sempre facendo cingolare i suoi gangheri.

L’abitudine, la quotidianità, come nei rapporti d’amore incancreniti di gesti senza senso, come il cane che abbaia di notte quando vede passare una macchina, tutto scorre tutto va  nel nostro bunker chiamato casa con il ventilatore e il frigorifero pieno.

Masaniello fu un personaggio che nella Napoli del diciassettesimo secolo si mise a capo di una rivolta per pretendere i diritti minimi al popolo ma che si fece ammaliare dalla politica e dai potenti e tradì la sua gente e gli ideali che lo avevano fatto ergere a capopopolo.

Masaniello diventato anche un epiteto – a voler indicare chi prima si schiera contro i potenti e poi biecamente si siede allo stesso tavolo per mangiare le brioches… già la famose brioches date al popolo perché avevano fame ma questa è un’altra storia.

Forse il paragone è senza dubbio non centratissimo ma siamo un po’ tutti Masaniello del resto Pier Paolo Pasolini aveva già predetto tutto circa mezzo secolo fa – diverremo tutti merce – e mi sembra che ci siamo.

La soluzione a tutto questo?

L’uomo medio, io, tu, noi tutti riusciamo a scappottarcela con la frase:

….E che possiamo fare noi… noi che siamo completamente senza potere… noi che a stento portiamo la pagnotta a casa.

Già la pagnotta a casa, quella magnifica trappola che ci perdona tutte le nostre malefatte e ci condona l’anima come il confessore, dieci Ave Maria e stasera non bere vino.

 …E’ così che vi appartiene questo mondo:

fatti fratelli nelle opposte passioni,

o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo

a essere diversi: a rispondere

del selvaggio dolore di esser uomini.

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