“L’ITALIA DEI MILLE CAMPANILI” E’ IL TEMA DEL TESSERAMENTO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONE FUTURA PER L’ANNO 2021,

“L’ITALIA DEI MILLE CAMPANILI” E’ IL TEMA DEL TESSERAMENTO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONE FUTURA PER L’ANNO 2021,
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IL NOSTRO BELPAESE RAPPRESENTA UN INSIEME DI TRADIZIONI, PAESAGGI, CITTÀ, OPERE D’ARTE ED ENOGASTRONOMIA.

di Ciro Francesco Miale

“L’Italia dei mille campanili” e’ il tema del tesseramento dell’associazione Nazione Futura per l’anno 2021, di cui sono coordinatore a Grottaglie, per testimoniare l’unicità e l’identità locale italiana.

Difatti, il nostro Belpaese rappresenta un insieme di tradizioni, paesaggi, città, opere d’arte ed enogastronomia.

In tale contesto, un posto di riguardo spetta alla ceramica, intesa come arte e nobile fonte di sostentamento per molte famiglie italiane, antico mestiere e bell’artigianato.

Ed e’ proprio dalla mia città, Grottaglie, da cui intendo iniziare, toccando via via altre principali realtà italiane che si occupano di produzione di oggetti in ceramica e che mi hanno visito, in questi anni, turista curioso ed in cerca di informazioni e parallelismi nel segno della vitalità creativa e produttiva.

Grottaglie è tra i 26 centri italiani che hanno il riconoscimento di Città con antica tradizione ceramica.

Nel 1887 nasceva la Scuola d’Arte di Grottaglie, poi “Istituto Statale d’Arte” ed oggi Liceo Artistico “V. Calò” , con sede ai margini dello storico Quartiere delle Ceramiche.

La ceramica di Grottaglie rappresenta una tradizione plurisecolare e continua a ricoprire ancora oggi un ruolo importante dal punto di vista economico-territoriale.

La produzione ceramica avviene principalmente nelle antiche botteghe -una cinquantina- della Città di Grottaglie ubicate nell’omonimo quartiere fuori dal centro storico e sia in altre zone del territorio grottagliese.

La produzione degli oggetti con argille di tipo calcareo/ferruginose, le cui fasi sono caratterizzate da uno specifico fascino che riporta al passato, include la ceramica da tavola e quella da giardino, famosi sono i “capasoni” (otri), le “craste” (vasi di grande portata) ed i “pumi” (oggetti di buon auspicio e simbolo del decoro tipico grottagliese).

Nei pressi del Quartiere delle Ceramiche e’ possibile visitare il Museo della Ceramica di Grottaglie, sito nell’ala sud-orientale del Castello Episcopio, in cui sono raccolte varie opere che provengono da collezioni pubbliche e private.

Nel campo dell’attività di promozione della ceramica, i ceramisti grottagliesi trasferiscono la conoscenza dei propri manufatti, sia a livello nazionale che internazionale, attraverso la partecipazione a convegni, mostre e fiere.

Nella bella Romagna troviamo la città di Faenza, con il suo Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC) a promozione della produzione ceramica, riconosciuto come “Monumento testimone di una cultura di pace”, secondo il programma lanciato dall’UNESCO. Nella città romagnola opera l’Ente Ceramica Faenza, un’associazione culturale con lo scopo di promuovere e tutelare l’attività e lo sviluppo delle botteghe d’arte ceramica del Comune di Faenza, oltre ad organizzare sin dal 1980 “Mondial Tornianti” e dal 2017 “Mondial Tornianti in Tour”. Sempre a Faenza, è stata realizzata la “Strada Europea della Ceramica” che mira a creare un’offerta turistica sostenibile e competitiva attorno alla ceramica. La Strada Europea della ceramica, nel 2012, si è anche aggiudicata il prestigioso riconoscimento di “Itinerario culturale del Consiglio d’Europa”, che le permette di beneficiare di una maggiore visibilità in tutto il territorio europeo e di collocarsi come “destinazione d’eccellenza” presso gli operatori turistici ed il grande pubblico.

Un altro viaggio collegato alla ceramica è stato quello di Gubbio. Anche la città di Gubbio è sulla guida “Le Città della Ceramica” pubblicata da Touring Club Editore e AiCC. L’intera Umbria e Gubbio non hanno bisogno di pubblicità, perché meta riconosciuta a livello internazionale, con capacità ricettiva diffusa e di alta qualità, con bellezze artistiche e architettoniche e con millenarie tradizioni folkloristiche. Anche qui vi è “La strada della ceramica in Umbria”, di cui fanno parte i Comuni di Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto, la prima associazione umbra nata dalla volontà degli amministratori locali per condividere una progettualità di ampio respiro a livello regionale, nazionale e internazionale e con l’obiettivo di essere da traino nel marketing territoriale, di sviluppo economico delle città di antica tradizione ceramica, incentivando nuove forme di turismo, valorizzando la storia, la cultura, l’arte e il tessuto artigianale della regione Umbria.

Altra tappa obbligata le ceramiche di Castelli, un’eccellenza tutta abruzzese. Oggi le botteghe di Castelli sono specializzate nella sola decorazione. I semilavorati sono realizzati da un’unica azienda che fornisce tutti i ceramisti del posto. Fuori dal centro abitato di Castelli è situata la chiesa di San Donato. Vista da fuori sembrerebbe una semplice chiesa campestre eppure gli interni nascondono quella che Carlo Levi ha definito “la Cappella Sistina della Maiolica”. Qui è possibile ammirare il soffitto completamente maiolicato composta da oltre 800 mattoni decorati da motivi geometrici e soprattutto fitomorfi recanti le date 1615, 1616 e 1617.

Ciò nonostante, il settore Ceramica in Italia non e’ tutto rose e fiori come sembra, basta parlare con i nostri artigiani per rendersi conto che, ogni anno, subiscono perdite di quote di mercato a causa di un aumento delle importazioni cinesi a basso prezzo.

La bellezza della ceramica italiana e la maestria dei nostri ceramisti, pertanto, dovranno essere necessariamente preservati e tutelati.

Tutto questo e’ compito della politica.

A tal proposito, mi permetto di suggerire ai nostri Parlamentari di farsi portavoce con i colleghi deputati al Parlamento Europeo perché possa arrivare all’attenzione della Commissione Europea la proposta di introdurre l’obbligatorietà dell’indicazione del marchio di origine su tutti i prodotti in ceramica importati dai Paesi Terzi, passaggio essenziale per consentire al consumatore di fare acquisti consapevoli e alle nostre imprese di “limitare”, ove possibile, i pregiudizi derivanti da una prassi consolidata di concorrenza sleale.

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