GIO’ DI SARNO UNA VERA MACCHINA DA GUERRA UNA FUCINA DI IDEE

GIO’ DI SARNO UNA VERA MACCHINA DA GUERRA UNA FUCINA DI IDEE
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DAL GIOCO SERIO DEL TEATRO, A QUELLO DELLA VITA

di Giovambattista Rescigno

Giovedì 22 Luglio, nel cortile del museo diocesano di Salerno, Napoli e non solo, uno spettacolo teatrale di e con la cantattrice Giò Di Sarno, uno spettacolo che ha coinvolto proprio tutti, dalla prima apparizione, fino alla fine, con un duetto musicale, “solo il ritornello” della mitica Maruzzella di Renato Carosone, con Mons. Andrea Bellandi, una scena stupenda, sembrava una di quelle scene di Benvenuti al Sud,

essendo il nostro Arcivescovo di Firenze, davvero bello assistere a queste aperture della chiesa, e davvero grazie a Mons. Bellandi e don Luigi Aversa, per aver accettato di portare il teatro all’interno del museo diocesano, di aver accettato, che gli attori, quella categoria da sempre additata quale libertina e fuori degli schemi, potesse esprimere in quel luogo la propria arte, il proprio trasformismo, si perché la scena trasforma l’attore, lo porta in un’altra dimensione quella dell’interpretazione di un altro. Cosa che ha Fatto Giò di Sarno, una lunga corsa, nei dedali della musica e del teatro, da Viviani a Don Backy a Gabriella Ferri, da Strehler a Eduardo.

Un percorso canoro-teatrale, che ha attratto e commosso tutti, poichè ognuno dei presenti era legato a una canzone, ad un passo teatrale. Giò Di Sarno, nonostante fosse reduce dalla serata precedente, dove nell’ambito della manifestazione, ‘Lungo il Tevere…Roma’ dove aveva portato in scena lo stesso spettacolo e successivamente condotto il suo salotto, ha entusiasmato ed emozionato. Magnifica e penetrante l’interpretazione di ‘A Madonna de Rose’ tratta dalla commedia Filumena Marturano di Eduardo, e poi ancora con la canzone Le Mantellate di Strehler e Carpi, brano scritto per Ornella Vanoni, quindi a seguire la parte comica con ‘Addò Sta Zazà’ di Raffaele Cutolo (Ma vi è solo omonimia con il Professore di Vesuviano), brano interpretato alla maniera di Gabriella Ferri, e non macchiettisticamente alla Nino Taranto. Insomma uno spettacolo a cui dover assistere, con attenzione per poi poter uscirne appagati, per aver rivissuto il teatro.

Ma come se non bastasse lo spettacolo, ha avuto solo alcuni momenti di relax, per sottoposri alle domande di due giornaliste salernitane. Due penne che nel panorama del giornalismo occupano il posto in prima fila; Erminia Pellecchia e Giovanna Sica. Con loro Di Sarno  ha parlato a 360 gradi della Giò di Sarno fanciulla, cresciuta nelle terre ai piedi del Vesuvio, dove la mentalità patriarcale, la indusse a fare delle scelte, quelle di preparare “La Mappatella” (ovvero mettere i capi di abbigliamento in due buste) e partire, andando incontro ad un destino sicuramente per una ragazza di 16 anni non tutte rose e fiori Ha parlato dell’aver studiato musica con un maestro nelle ore pomeridiane approfittando che i genitori riposassero dalle fatiche dei campi affrontate il mattino; sacrifici che poi nel tempo l’hanno ripagata, partendo dalle feste di piazza, dove facendosi strada e facendosi notare grazie alla sua bravura l’hanno fatta raggiungere mete e mietere successi. Successi quale teatro 10, Spagnapoli, la trasmissione radiofonica l’emigrante, che le fece conoscere il regista Antonello De Rosa e Pasquale Petrosino, ideatori di ‘Il Gioco Serio del Teatro…la ripartenza’, dove oltre ad esibirsi la Di Sarno, conduce il suo salotto, dove intervista sera dopo sera, ma solo 7 incontri gli artisti e le personalità del cinema, del teatro e del giornalismo, sono state sue ospiti l’attrice Nadia Rinaldi, la giornalista e scrittrice salernitana longa manus, punta di diamante, fiore all’occhiello di Porta a Porta, Vittoriana Abate, che si è raccontata dalla sua partenza da Salerno per Roma fino ad oggi, senza mettere alcun limite al futuro.

Poi ancora l’intervista a Rino di Martino, al termine del suo spettacolo teatrale Hamletmachine, una vera satira-comica. Insomma un vero vulcano sempre a lavoro, una macchina da guerra, ecco proprio così, una fucina di idee, perché solo una persona come lei poteva dividersi tra Salerno e Roma contemporaneamente, senza dimenticare, il ruolo più importante per una donna, quello della mamma, attenta ed a volte sin troppo premurosa, accorta nel dare ai figli, quello che lei non ha avuto, a volte forse rendendola anche possessiva ed ossessiva. E’ vero e Giò lo sa, e sa fin troppo bene che quello della mamma fa parte di un altro capitolo dell’esistenza, è si fa parte de “Il gioco serio della vita… la continuità”

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