“LETTERA 150” CHIEDE DI FERMARE L’ITER DI APPROVAZIONE DEL DDL ZAN

“LETTERA 150” CHIEDE DI FERMARE L’ITER DI APPROVAZIONE DEL DDL ZAN
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ANCHE IL CONTENUTO DEGLI ATTI DISCRIMINATORI VIETATI NON È DEFINITO DALLA PROPOSTA DI LEGGE.

Lettera 150, il think tank di circa 300 professori universitari, manifesta forti preoccupazioni per il contenuto della proposta di legge Zan. Essa, infatti, cristallizza in norme giuridiche alcune definizioni non chiare, oggetto di ampio dibattito sul piano scientifico. Queste definizioni -prosegue Lettera 150– sono trasformate in dogmi che possono limitare in maniera illegittima la libertà di manifestazione del pensiero, caposaldo delle liberaldemocrazie, protetto dall’art. 21 della Costituzione. La proposta di legge Zan, infatti, -secondo Lettera 150– rende punibili non solo, come è giusto, parole che istigano alla violenza o ledono la dignità di una persona, ma anche qualsiasi forma di critica o dissenso rispetto ai temi oggetto del provvedimento.

L’esperienza comparatistica dimostra come norme analoghe a quelle contenute nel ddl Zan abbiano portato all’incriminazione di persone, come la parlamentare finlandese Päivi Räsänen, per aver ribadito che il matrimonio si fonda sulla unione di un uomo e di una donna o per essersi espresse criticamente verso alcuni atteggiamenti sul piano della sessualità, senza nessun legame con la violenza, con l’odio e senza aver leso la dignità di alcuno.

Anche il contenuto degli atti discriminatori vietati non è definito dalla proposta di legge. Così possono essere oggetto di sanzione penale molte scelte delle persone che sono espressione di libertà protette dalla Costituzione, come quella di religione, di riunione, di associazione, d’iniziativa economica: si pensi alle associazioni aperte solo a persone di uno o dell’altro sesso, alle valutazioni sulle tematiche oggetto del provvedimento da parte delle confessioni religiose, alla scelta delle imprese di pubblicizzare prodotti con immagini di coppie eterosessuali, alla decisione di artisti di non mettere il proprio genio a servizio di determinate associazioni etc..

L’esperienza comparatistica ha visto negli USA un pasticciere convenuto in giudizio per non aver voluto preparare una torta per celebrare una unione tra persone dello stesso sesso; nel Regno Unito associazioni cristiane che promuovevano l’adozione costrette a chiudere perché contrarie a quelle di persone dello stesso sesso, ivi ammesse. Pericolose appaiono anche le norme che utilizzano la scuola non per promuovere rispetto e amicizia tra i ragazzi, che sono il fondamento della vera istruzione, ma ideologie di vario tipo, come quella di genere, che vengono imposte per legge ai bambini, ai giovani e alle loro famiglie.

La disciplina sottoposta all’esame del Senato è anche fondata per molti aspetti su concetti assai ampi e indefiniti e rimette così le scelte dei comportamenti da punire alle valutazioni arbitrarie dei giudici, in contrasto con i principi di legalità, di tassatività e di certezza in materia penale, garantiti dalla Costituzione repubblicana. “L’art. 4 del ddl -osserva Giuseppe Valditara, coordinatore di Lettera 150– finisce addirittura per rendere punibili ‘comportamenti legittimi’, cioè garantiti dallo stesso ordinamento, qualora essi siano idonei ‘a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori’”. “Si tratta -prosegue Valditara- di una prescrizione illiberale e pericolosa”. Per tali ragioni Lettera 150 auspica che la proposta di legge Zan non sia approvata in questa forma dal Senato e si apra invece un serio confronto tra le forze politiche e tra queste ultime e la società civile sui temi oggetto del provvedimento.

 

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