INTERVISTA A LUCA CASELLA E RICCARDO SABBATINI, IL DUO ARMODIA

INTERVISTA A LUCA CASELLA E RICCARDO SABBATINI, IL DUO ARMODIA
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<<IL NOSTRO BRANO L’AMOUR CACHÉ” È NATO PER CASO QUANDO, LEGGENDO TESTI DI VARI POETI, NE CERCAVAMO UNO IN FRANCESE DA MUSICARE (…)>>. A SEGUIRE L’INTERVISTA AL DUO ARMODIA

di Giulia Quaranta Provenzano                                            

Buongiorno! Come Vi descrivereste interiormente come persone ed in quanto creativi? “Buongiorno Giulia, e grazie per l’intervista. Noi non ci riteniamo persone fuori dal comune, bensì semplici individui che guardano il mondo con occhi infantili e che amano le cose umili. In quanto creativi cerchiamo di riportare ciò che proviamo e sentiamo, quotidianamente, nella nostra musica. Non c’è dubbio sul fatto che appunto la nostra musica sia introspettiva, possiamo pertanto dire di essere due uomini che vanno oltre il materialismo”.

Da piccoli chi sognavate di diventare “da grandi” e che bambini siete stati? “Da piccoli nessuno dei due ambiva a diventare un musicista …Luca [oggi cantante e pianista] voleva fare il barbiere o il postino, mentre io [chitarrista] il poliziotto o il vigile del fuoco. Per entrambi l’infanzia è stata piuttosto burrascosa e, per dirla alla spiccia, ne abbiamo combinate di tutti i colori”.

Vi è qualcosa che vorreste rivelare ai nostri lettori che, magari, non avete mai avuto occasione di condividere prima con alcuno? “Io non ho mai confidato ad alcuno che, dopo la prima “fase-barbiere/postino”, avevo il sogno nel cassetto di aprire un “ristorante al buio” chiamato “Le 4 Stagioni” mentre Riccardo non ha mai detto che in adolescenza, colpito molto dall’ambiente Western e dalla Country Music, sognava di diventare un Cow-boy e pur un cantante Country”.

Cosa rappresenta per Voi la musica in generale e il vostro fare musica in particolare? Quale cioè ritenete essere il potere della Musica nonché il suo principale pregio, valore e finalità? “Per noi la musica rappresenta il linguaggio delle emozioni, a prescindere che siano positive o negative… e nel fare musica cerchiamo di trasmetterle all’ascoltatore. Siamo del parere quindi che il suo principale scopo sia di condividere e sottolineare le sensazioni del vivere umano, dalla più semplice alla più complessa”.  

Dal vostro punto di vista c’è un qualcosa che dovrebbe o no caratterizzare l’Arte e gli Artisti “autentici”? “A nostro avviso, la vera Arte lascia – in ogni caso, anche quando è considerata incomprensibile – un segno… e l’Artista autentico deve avere la capacità di creare un capolavoro altresì dagli elementi più semplici”.

Vi è qualcuno al quale Vi ispirate nel vostro fare musica e con il quale vorreste collaborare? LUCALe mie influenze musicali derivano dalla musica classica a partire da Claudio Monteverdi, per arrivare a Johannes Brahms, ma non dimenticando il melodramma e la scuola francese di Achille-Claude Debussy ed Erik Satie. Mi sento poi anche molto influenzato da Arvo Paart ed Henryk Gòrecky. Una forte ispirazione inerentemente a ciò che scrivo l’ho inoltre avuta pure grazie ai “Rondò Veneziano”, nello stile di Gian Piero Reverberi. RICCARDOSono stato influenzato da autori classici sia di epoca barocca, che dell’800 e dei Primi Anni del ‘900… mentre, per ciò che concerne il panorama musicale attuale, penso di risentire di influenze derivanti dalla musica Country, Ambient, New Age e Celtica – che sono generi musicali che mi piace tantissimo ascoltare. Come duo, invece, vorremmo collaborare propio con l’esemble musicale “Rondò Veneziano”, con Enya e con alcuni registi per creare musiche da film”.

Ebbene, con quale aspettativa e proposito è venuto alla luce il vostro singolo “L’AMOUR CACHÉ[pubblicato dall’etichetta Terzo Millennio, https://spoti.fi/2LI76Lp] e vi è un messaggio che, tramite codesto brano, vorreste trasmettere? “Il nostro brano “L’AMOUR CACHÉ” è nato per caso quando, leggendo testi di vari poeti, ne cercavamo uno in francese da musicare. Ci ha colpito il narrare di un amore celato, dacché molti individui possono rispecchiarsi in tale situazione (tra cui anche noi!). Il messaggio che vogliamo trasmettere è che l’amore è un nobile sentimento, da non tacere a causa del timore di non essere corrisposti …il dubbio ha sempre roso l’essere umano”.

La vostra idea di mettere in musica testi poetici di autori vissuti a cavallo tra il 1800 e il 1900 quando e da quale proposito è sorto? “L’idea di musicare testi poetici di autori vissuti tra l‘800 e gli inizi del ‘900 è nata a gennaio 2020, da un incontro a Milano con Francesco Caprini che, dopo averci sentito in una nostra esibizione milanese risalente al novembre 2019, ci ha spronato a creare brani nostri. Riconoscendo però di non avere le adeguate capacità letterarie per scrivere testi da musicare, abbiamo tuttavia risolto di attingere da poeti vissuti nel passato”.

Sulla scia di “Le golose” e “Il vento”, l’ispirazione per il vostro terzo brano dal titolo L’AMOUR CACHÉ” – avete affermato – nasce dal sonetto del celebre Félix Arvers, poeta e drammaturgo francese vissuto tra il 1806 e il 1850. Cosa ammirate particolarmente del detto poeta e della sua produzione? “Non abbiamo, purtroppo, approfondito la conoscenza di Félix Arvers in quanto – impegnati nella ricerca di testi da musicare – non abbiamo avuto il tempo materiale di soffermarci su alcun autore in particolare”.

In “L’AMOUR CACHÉ”, conosciuto anche come Il sonetto d’Arverso Un secretè stata descritta l’esperienza dell’amore non corrisposto. Ordunque, a vostro avviso, quali sono i lineamenti dell’Amore ossia cosa ritenete sia tale? E cosa poter provare a fare di fronte all’amore a senso unico – credete nell’“anima gemella”? “Pensiamo che l’amore significhi conoscersi un poco di più giorno dopo giorno, accettando le sfide della vita …da affrontare insieme alla propria compagna. Per quanta riguarda l’amore a senso unico anch’esso merita di essere sempre espresso benché, ovviamente, rispettando la libertà altrui. L’anima gemella, secondo noi, esiste ma non immancabilmente ci si riesce a stare assieme poiché la vita può allontanare”.

Credete nel destino, avete fede in qualcosa/qualcuno di invisibile – e, in caso affermativo, cosa ne pensate della Teodicea ossia del problema della sussistenza del male nel mondo (male non soltanto morale, ma altresì presente in natura) in rapporto alla giustificazione della bontà, onnipotenza ed onnipresenza divina? “Dal nostro punto di vista il destino è quel filo sottile che ci ha fatto incontrare. L’incontro è avvenuto in chiesa. Noi siamo Cattolici praticanti e crediamo in un’entità superiore. Ammettiamo di non aver mai sentito parlare di “Teodicea”, però come concetto lo abbiamo ben chiaro in mente. Credendo in Dio (quale Bene Supremo), crediamo anche nell’esistenza del diavolo (quale male estremo). Se venisse rispettato il <<Non fate agli altri ciò che vorreste non fosse fatto a voi>>, il male morale non ci sarebbe. Quando accade una malattia, all’opposto, non vi è colpevole”.

Infine quali le vostre priorità e quali i vostri  prossimi progetti artistici e, perché no, non di meno personali a breve e a più lungo termine? Il nostro prossimo progetto è un album di nuovi brani che abbiamo creato sulle poesie dell’800/‘900. Ultimato l’album, ci piacerebbe anche fare concerti per farci conoscere a più persone possibile. E ci piacerebbe scrivere musiche da film, e creare spettacoli internazionali con la nostra musica”.

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