CERAMICHE ECCELLENZA DI PUGLIA: “UN ANGOLO DI PARADISO” LA CASA-MUSEO E BOTTEGA DI COSIMO DETTO “MIMMO” VESTITA IN TERRA DEL SALENTO.

CERAMICHE ECCELLENZA DI PUGLIA: “UN ANGOLO DI PARADISO” LA CASA-MUSEO E BOTTEGA DI COSIMO DETTO “MIMMO” VESTITA IN TERRA DEL SALENTO.
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“GROTTAGLIE CHE HA FATTO DELLA CERAMICA IL SUO MARCHIO DI RICONOSCIMENTO, È LA PRESENZA DI UNA GRANDISSIMA QUANTITÀ DI CERAMICA MEDIOEVALE” SESTA PARTE /6

di Vito Nicola Cavallo

Diversa è la nicchia (l’acquasantiera) che è da porre in relazione comunque alla chiesa, sostenuta anche dal rinvenimento in tutta quest’area di una grandissima quantità di frammenti ceramici che afferiscono a diverse epoche diverse, il che nonostante non abbiamo dati stratigrafici affidabili, fa pensare

ad un utilizzo continuativo, almeno fino all’età moderna, non necessariamente con scopo culturale dell’ambiente.  In merito ai ritrovamenti ed ai decori, diciamo che tutta la ceramica che abbiamo avuto la possibilità di analizzare, nella fase preliminare dello studio non và messa direttamente in relazione con la chiesa, ma a una frequentazione di età medioevale dell’ex gravina di San Giorgio, e sicuramente la cosa interessante per la città di

Grottaglie che ha fatto della ceramica il suo marchio di riconoscimento, è la presenza di una grandissima quantità di ceramica medioevale che, ovviamente mette in discussione una serie di discorsi che si erano fatti sino ad oggi sulle produzioni; nel senso che, ed il dato sembra confermato dagli studi effettuati, non solo su questa gravina ma su tutte le gravine del territorio, che ci fossero dei centri di produzione in età basso medioevale anche qui a Grottaglie.” Ancora abbiamo voluto sapere, dal professore Angelofabio Attolico, qualcosa in più, sulle decorazione  pittorica della “Chiesa Maggiore” della gravina di Riggio a Grottaglie, a  seguito delle sue  ricognizioni  eseguite nel territorio di Grottaglie ed afferma che  “le ricognizioni di superficie eseguite nel territorio di Grottaglie (TA) dalla Cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte Paleocristiana e Altomedievale dell’Università degli Studi di Bari hanno permesso l’individuazione e l’analisi di un significativo numero di insediamenti rupestri di età medievale; tra essi un ruolo di primaria importanza è rivestito dal villaggio della gravina di Riggio, che presenta, oltre a numerose grotte antropiche adibite a scopo abitativo e produttivo, due chiese affrescate.

La decorazione pittorica della “Chiesa Maggiore” è stata sottoposta ad indagini storico artistiche, archeologiche ed archeometriche che hanno permesso l’individuazione di due fasi diverse di stesura degli intonaci: la prima, ascrivibile al X secolo d.C., presenta alcuni temi iconografici desueti e trova confronti in area cappadoce; la seconda, databile intorno alla metà del XI secolo d.C., è caratterizzata da sette santi vescovi, la cui cifra stilistica rimanda ad analoghi esempi documentati in Puglia e in Grecia. Contestualmente allo studio (condotto con una lettura stratigrafica da Maristella Miceli) delle testimonianze storico artistiche è stata condotta anche l’analisi stratigrafica dell’architettura della chiesa mediante una attenta lettura dei segni in negativo ancora presenti sulla superficie rocciosa. Le fasi di frequentazione identificate sono da mettere in relazione all’utilizzo liturgico dell’invaso, che a partire da un’epoca cronologicamente non precisabile, ha conosciuto anche una rifunzionalizzazione non cultuale. Il modello icnografico, ad aula unica con due absidi orientate, trova confronti in

numerosi altri edifici ipogei e subdiali presenti in una vasta area che comprende le coste del Mediterraneo occidentale ed orientale”. Ma proseguiamo nell’approfondimento della conoscenza della ceramica graffita nel territorio salentino, con l’ approfondimento della  Dott.ssa Daniela De Vincentis, in “La ceramica graffita in Puglia in età medioevale-la ceramica graffita ed invetriata: le origini ”, del 2008,  nel catalogo  del XIII concorso di ceramica mediterranea, svoltosi a Grottaglie nel 2006,a cura dell’amministrazione comunale, riporta la studiosa ” l’interesse per la ceramica graffita medioevale dell’Italia  meridionale risale soltanto agli ultimi anni, poiché si riteneva che questa classe ceramica fosse stata prodotta soltanto nell’Italia settentrionale, in Liguria e nell’area padana. Dagli studi recenti e dai ritrovamenti effettuati in Puglia (cfr. A. Attolico), Basilicata, Campania e Sicilia, si è rilevata l’ampia diffusione della graffita anche nell’Italia meridionale. Si tratta di una tecnica elaborata ed impegnativa che

implica, sicuramente, una piena acquisizione tecnica da parte del figulo. L’incisione veniva realizzata tracciando il disegno sull’ingobbio, un rivestimento terroso cocente bianco, con il quale veniva ricoperto il manufatto allo stato di semi secchezza, e che, in seguito alla cottura, conferiva all’oggetto un colore bianco. Seguiva la graffiatura del decoro, eseguito con punte metalliche, in legno o osso. L’uso del diverso strumento graffiante favoriva un risultato ben distinto: lo stilo appuntito elaborava decorazioni in sottili linee, mentre la stecca a punta piatta accentuava il contrasto tra il bianco dell’ingobbio e l’argilla scura sottostante. Successivamente, il manufatto veniva sottoposto ad una prima cottura alla temperatura di 950° circa e poi dipinto con ossidi coloranti, fra i più comuni il verde ramina e il giallo ferraccia; veniva poi rivestito da una vetrina trasparente, ottenuta da una miscela di ossidi di piombo e sabbia. La seconda cottura, alla temperatura di 920° permetteva una perfetta fusione del rivestimento vetroso con i colori applicati. …Volendo tracciare una via di diffusione della graffita, si può ipotizzare che dalla Mesopotamia abbia raggiunto la penisola anatolica e poi l’Egitto, giungendo nel X secolo in Persia e in tutto il territorio dell’impero bizantino; l’area bizantina viene comunemente indicata quale secondo centro fondamentale per lo sviluppo e la produzione della graffita. Per quanto riguarda l’Occidente, ed in particolare l’Italia, si deve ai crociati l’introduzione della ceramica graffita di

provenienza  orientale; si pensa che in Puglia, nel genovese e nel veneziano , sia stata introdotta alla fine del XIII secolo proprio con il ritorno dei Crociati dall’area siriana….In un lavoro del 1988, Stella Patitucci Uggeri ha fornito ulteriori chiarimenti sulla diffusione di tale tipologia nel Salento; ha fornito una mappa dettagliata della distribuzione,  asserendo che si tratta di una produzione  locale seppure non risulti supportata dalla conoscenza di scarti di lavorazione  che avrebbero permesso di localizzare i principali centri di fabbricazione. Dall’elenco emergono i centri di Brindisi, Mesagne, Oria, S. Cecilia (Oria), Taranto, S. Cosimo della Macchia, Le Terragne di Manduria, Fasano, Lecce e Castrignano dei Greci. Nel recente studio sulla ceramica graffita nel Salento, pubblicato da Cosimo Castronovi e da Salvatore Matteo, tale carta di distribuzione è stat ampliata alla luce degli scavi archeologici effettuati negli ultimi anni dall’Università degli Studi di Lecce (ndr… e non solo ma anche prof. Angelofabio Attolico, collaboratore del dipartimento di studi classici e cristiani della cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Paleocristiana e Altomedievale dell’Università di Bari, diretto da Gioia Bertelli) in contesti postclassici del Salento; oltre ai centri già elencati, risultano annoverati Martano, Otranto, Soleto, Sogliano, Muro Leccese, Cutrofiano, Vaste e Manduria, quest’ultimo di recente poiché fino al 1987 risultava sconosciuto.

Nella mappa della ceramica graffita in Puglia fino ad oggi conosciuta, è opportuno aggiungere anche Grottaglie poiché ritrovamenti casuali (ndr, si ipotizza anche nel giardino ottocentesco di casa Vestita , nel quartiere delle ceramiche) avvenuti in passato nelle immediate vicinanze del castello medievale, vale a dire nell’attuale quartiere delle ceramiche (ndr..come confermato dal prof. A. Attolico in precedenza), sembrano testimoniare sempre più diffusamente la presenza di reperti archeologi (ndr..vedasi foto allegate tratte da (5)) di età medioevale e postmedievale, far cui la ceramica graffita  fino ad oggi conosciuta come “tipo Castrignano” e, da alcuni anni, anche come “ tipo Manduria”. Dai frammenti rivenuti nel Quartiere delle ceramiche-dipinti con la consueta tricomia costituita dal giallo, verde-ramina e blu- si possono cogliere alcune tipologie formali ricorrenti come boccali decorati con una coppia di linee verticali alternate ad una coppia di linee serpentinate dipinte in verde e giallo; le ciotole decorate con un

motivo decorativo ad archetto ripetuto unito a guisa di corolla continua oppure con una linea incisa che corre orizzontalmente singola, doppia e tripla; i piatti con motivi zoomorfi attorniati da archetti ripetuti ed elementi vegetali o incisi con motivo decorativo a catena reso con S a treccia. Sebbene si tratti di frammenti che chiaramente limitano la lettura globale del manufatto ceramico, tuttavia, assumono particolare importanza nell’ambito del riconoscimento di Grottaglie quale centro di produzione poiché la presenza di scarti di fornace- alcuni dei quali documentati nel presente lavoro-avvalorono sempre con più forza la tesi di una “ceramica graffita di Grottaglie”.

(1) Eugenio Imbriani (Ceramica artigianale in Puglia) e Simona Di Giulio ed Emanuela Di Palma (Bottega Cosimo e Carmelo Vestita). In “La ceramica di Grottaglie, ovvero l’importanza della tradizione a cura di Stefania Massari e Pasquale Izzo-De Luca Editore d’Arte. Roma, Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari-26 novembre 2003-30 giugno 2004

(2) PIER LUIGI CERVELLATI. RELAZIONE NORME DI ATTUAZIONE CODICE DI PRATICA CITTÀ DI GROTTAGLIE Piano di Recupero del Centro Storico particolareggiato per la Città Antica e il Quartiere delle Ceramiche 2001/2002.Grottaglie

(3) “La ceramica dei fratelli Vestita di Grottaglie” – FAI giovani Bari organizza, sabato 13 maggio 2017.

(4) https://www.salentoacolory.it/la-cripta-nascosta-di-grottaglie/

 

(5) “La ceramica graffita in Puglia in età medioevale-la ceramica graffita ed invetriata: le origini”, del 2008, della Dott.ssa Daniela De Vincentis nel catalogo del XIII concorso di ceramica mediterranea, svoltosi a Grottaglie nel 2006, a cura dell’amministrazione comunale.

 

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