DIALOGANDO CON IL CANTAUTORE FRANCESCO SGRÒ

DIALOGANDO CON IL CANTAUTORE FRANCESCO SGRÒ
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FRANCESCO SGRÒ E LE LACRIME CHE QUELLE SCUSE TACIUTE ED ALTRE NEGATE HANNO ABORTITO

di Giulia Quaranta Provenzano

 

Il Cantautore Francesco Sgrò

Desidero ammettere sin da subito che rimasi elettrizzata della chiacchierata di più di due ore con questo giovane uomo. La nostra avrebbe dovuto essere una breve intervista ed invece il tempo scivolò dalle lancette dell’orologio accelerando, per poi cristallizzare, la piacevole sensazione di conoscerci da sempre. Soltanto a distanza alcuni mesi viene alla luce questo scritto in quanto e, forse, anche un poco perché la distanza temporale potesse esser termometro e rivelatore del se fu soltanto una sintonizzazione, sulle medesime frequenze emozionali e caratteriali, dettata da un entusiasmo momentaneo o se una tanto bella impressione che mi fece, quel celere terminare le frasi l’uno dell’altra e viceversa – seppure non ce ne sarebbe davvero stato bisogno dacché già la sostanza del pensiero giunta molto prima e più forte nel taciuto, effettivamente corrispondeva ad una faccia e non piuttosto ad una maschera, al falso. Francesco Sgrò tuttavia, a differenza di alcuni artisti per altro ingiustificabilmente insistenti, non ha preteso nulla in così lunghe settimane ormai trascorse a conferma, ma invero non ne dubitavo realmente, che lui l’attenzione quanto l’amore non lo mendica né reclama per alcun motivo …E anch’io sono di questo avviso: qualsiasi focus, se fuoco non fatuo ma capace di brillare e non spegnersi neppure al vento, o quanto meno il suo calore in grado di covare sotto la cenere, non può mantenersi nell’imposizione a reclamo e lui non ha preteso alcunché, palesando la mia medesima voglia e capacità di sincerità (per quanto spesso cruda).

Ma chi è allora Francesco Sgrò, nato a Lucca dove ha studiato pianoforte e chitarra? Chi è Francesco Sgrò che, appena diplomato, scappa dalla sua città natale e si chiude in una casa di studenti a Bologna dove si laurea nella magistrale di Lettere Moderne e dove vive tutt’ora? Magari potrei, perfino, dire che è quel corpo che dopo molti anni chiuso in casa, a inizio marzo scorso trova finalmente la spinta a mettersi in gioco e decide di uscire con il suo primo singolo intitolato “In Differita” [https://youtu.be/jo9riqjrr_0] e di cui poche settimane dopo, in pieno lockdown, esce anche il relativo videoclip, diretto da Pietro Borzì e animato da Giulia Conoscenti, che racconta la storia d’amore di un cowboy e della sua dama; per l’uscita del video il sito del cantante si trasforma in un mini-gioco di love coaching in cui l’utente può testare le proprie abilità amorose [cfr. appunto il mini-gioco cliccando su https://www.francescosgro.com/in-differita/] però no, Francesco Sgrò non è soltanto questo bensì è piuttosto esattamente tutto quel che cerca senza sosta di celare, paradossalmente con finta pelle da lupacchiotto, per neutralizzare in tal modo il troppo intimo ed insistente desiderio si scoprirsi invece fenice che è di continuo in grado di rinascere pur morendo incessantemente in ogni istante che, qual incerto baro, soltanto finge di truccare da astuto Pierrot ché non v’è al contrario reale doppiezza nell’innamorato della luna.

Francesco Sgrò sostiene d’essere e si definisce “cantante domestico” eppure mi perdonerà se lo credo più propriamente definibile quale “zi-zzi” tant’è che quella che a taluni apparirà magari come “piaccioneria” a me appare al contrario fastidio nel simulare piacevoli voli d’uccello che il più delle volte e nella maggioranza dei casi sono caleidoscopio di traumi risalenti all’infanzia ed in seguito ferite mal ricucite dalla silenziosa indignazione serbata non saprei se per la maggiore nella mente oppure nel petto. Fatto sta, comunque, che questa è di sicuro sol una mia fantasticheria dettata dall’essermi fatta l’idea che qualcuno riesca e voglia, come la sottoscritta, andare al di là di quelle sovrastrutture ereditate a vario titolo e mai digerite che, quali sabbie mobili, impediscono qualsiasi scorrere e possibilità ulteriore al passato cosicché esso si riveli finalmente trapassato. Sarà perciò meglio che invece di farmi prendere la contusa mano da freddi quanto duri sassi e dal tormento per i lacci delle parole ed emozioni taciute e strette troppo strette nelle vene, per i graffi procurati da vetri appuntiti, vi lasci adesso il link del brano in occasione del quale telefonai a Francesco Sgrò, per fare la sua conoscenza, ossia “Le Piante” [https://youtu.be/oqYSIftwyUA]. Canzone, questa, distribuita da Artist First e con la quale il lucchese ha presentato un lato di sé e della propria sensibilità artistica riflettendo e facendo riflettere su quanto sia difficile liberarsi ed uscire da una determinata postura e chiusura emotiva e aprirsi a qualcosa di inedito ed inaspettato.

Vale infine sottolineare come sul sito ufficiale dell’artista, “Le Piante” si trasformi altresì in una rivista botanica [visibile al link https://sgrodesktop.cargo.site/le-piante], la cui estetica ricorda i siti anni ‘90. La rivista contiene foto di Francesco Sgrò, il video della canzone e lo speciale test in edizione limitata “Che fiore sei” dal momento che, tra il serio e l’ironico (poiché l’ironia parte sempre da una base, da un dato, di realtà al fine soltanto apparente di dissimularne la vera natura), egli ha affermato <<Durante il primo lockdown, non avendo voglia di fare pizze fatte in casa e non avendo voglia di fotografarle e postarle su Instagram, mi sono dedicato allo studio delle piante e dei fiori. È stato il mio modo per evitare autolesionismi strani causati dalla quarantena trascorsa in pochi metri quadri. Mi sono preso cura delle piante, non riuscendo a prendermi cura di me. È nata così questa mia rivista di botanica, in cui scoprirete l’influsso dei fiori sulla vostra personalità. Provare per credere!>>.

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