CERAMICHE ECCELENZA D’ITALIA

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 PUGLIA, “LA TERRA INCANTATA” DI GIOVANNI E DONATELLO SPAGNULO. (Prima parte di 2)

di Vito Nicola Cavallo

La più nota famiglia di artigiani dell’arte figulina della Puglia è stata quella dei “puparieddu”, gli Spagnulo appunto, Giovanni Spagnulo, antesignano della famiglia, raccontava ai figli ed ai nipoti, nelle serate d’inverno, la sua meravigliosa dote di telepatia, in particolar modo, al rientro a casa dopo una faticosa giornata di lavoro, il momento in cui la lucidità della mente si abbandonava al misticismo. Giovanni raccontava che mentre si apprestava al portone di casa, pensava e declamava ad alta voce “ apriti portone…non conosci il tuo padrone…giuanni di puparieddu!?”, invito lanciato nel vuoto serale del quartiere delle ceramiche, infatti puntualmente il portone rimaneva inesorabilmente chiuso e sordo all’invito, e con peripezie inenarrabili conquistava in fondo alla tasca il chiavistello che più realisticamente le consentiva di entrare in casa.

Questa fantasia ed estro si è materializzato nel tempo nella produzione ceramica, che come abbiamo scritto, prende forza dalla “Manifattura Calò” ,dalla Regia Scuola di Ceramica di Grottaglie e dalla scuola pittorica di Grottaglie. In questo contesto si sviluppa la storia culturale e produttiva della famiglia Spagnulo ed in particolare oggi di Giovanni e Donatello Spagnulo, titolari dello studio d’arte ed azienda artigiana “La Terra Incantata”

I fratelli Spagnulo, apprendono dei I primi rudimenti dell’arte ceramica, che è fra le arti del fuoco, la più vaga ed attraente (cit. prof. Cosimo Calò), dal padre Mario, grande maestro nella realizzazione di “miniature” in ceramica ( che i due fratelli, hanno continuato in parte, a produrre)  per proseguire successivamente, all’istituto Statale  d’ Arte sezione Ceramica, che come si ricorderà venne istituita  con  Regio Decreto 27 settembre 1887.

Laboratorio di ceramiche artistiche ed artigianali, è collocato   nel suggestivo quartiere delle ceramiche di Grottaglie, dal gennaio del 2000,nel corso degli anni l’azienda è cresciuta sviluppando diverse linee produttive dal fischietto alla maiolica tradizionale, dalle riproduzioni d’arte al design.

Incontriamo i due fratelli nell’antica bottega del padre Mario, dove li ho visti crescere. Quindi Gianni e Donatello, presentiamo la vostra produzione e le relative esperienze tecnico- artistiche?

Nel corso degli anni la nostra ricerca creativa si è arricchita di numerose esperienze tecnico-  artistiche  e culturali che in un colorato viaggio virtuale ispirano la nostro laboratorio artistico  e studio d’Arte “ La Terra Incantata”, in cui abbiamo materializzato la realizzazione di nuove numerose collezioni. Un racconto della storia dei luoghi e dei paesaggi pugliesi racchiuso in piccoli e grandi “opere” di sapiente manifattura artigianale.

Nel dettaglio, quali sono le realizzazioni di particolare interesse e che meglio vi rappresentano?

Tra i primi esperimenti tecnico-artistici è stato il canto fiero del “gallo” che annuncia il sole e accompagna lo sguardo sulle mediterranee  “cupole maiolicate” e filtra nei “rosoni” delle nostre chiese fino ad illuminare gli altari e le colorate pavimentazioni piastrellate di lucide maioliche decorate dalle sapienti pennellate dei “faenzari”  grottagliesi.

i “PUMI  DE’ FIURI” colorano i balconi dei vicoli e dei borghi di Grottaglie  accompagnando il visitatore fino al quartiere delle ceramiche, trovando ristoro qua e la alle fresca acqua della “fontanella” il  simbolo dell’Acquedotto Pugliese, dove nasce la storia antica e affascinate della ceramica. “il Capasone” culla e cornice di pregiati vini, troneggia tra le piccole grandi forme “ Capasa , trimmone , minzana…che accompagnano la vita contadina.

“La puglia” terra di gravine oltre ad offrire paesaggi mozzafiato e piena di insediamenti e rifugi dei “Monaci Basiliani” i quali hanno portato a noi la storia e la cultura pittorica e religiosità delle icone ortodosse il vento caldo di scirocco che muove le fronde verde argentato degli austreri e monumentali “Ulivi secolari”. nelle assolate distese di terra cinte da “Muretti a Secco”. L’ ulivo nato dal tocco sulla terra della lancia di Atena come dono di pace e nutrimento al suo popolo arriva a noi e accompagnando la nostra  storia sotto lo sguardo vigile e sapiente della civetta (l’uccello che vede al buio diviene allegoria della ragione, i cui occhi penetrano anche il buio dell’incertezza).

Dunque da questa approfondita lettura delle contaminazioni culturali ed ambientali pugliese avete preso spunto per le vostre collezioni ?

Si ,“La Terra Incantata” con le sue  ultime collezioni intende reinterpretare la ceramica Grottagliese, arricchendola dei contenuti e delle tematiche della pittura sacra e profana,  esplorando linguaggi vicini e lontani dalla nostra cultura tradizionale, punti di partenza e stimolanti mondi visivi nei quali sviluppare percorsi creativi che si fondono nell’arte della terra e del fuoco. Vi presentiamo “IL Graffito”,  una tecnica dalle antiche radici le cui origini in Italia sono legate probabilmente alle crociate e quindi alla civiltà Araba Saracena. Tramandata nei secoli e dalle varie culture questa tecnica, si rinnova e diventa particolarmente attuale e largamente utilizzata nella produzione artistica odierna. Quindi i “pumi  de’ fiuri”, manufatti, che ricordano vagamente dei boccioli di fiori stilizzati e hanno forma tondeggiante di solito terminante a punta; la loro superficie può essere liscia oppure modellata plasticamente con foglie a rilievo. Sotto la base c’è un foro che consente di infilare i “pumi” in coppia negli appositi fermi metallici alle estremità delle ringhiere di finestre, terrazzini e balconi. Quest’oggetto particolarmente diffuso a Grottaglie ha una funzione apotropaica e simboleggia il buon auspicio e la difesa dal male.

“ I Capasoni” il termine  deriva dall’aggettivo capase (capace) ed indica il più capace e il più ampio di tutti i recipienti in passato era usato soprattutto in Puglia per conservare il vino utilizzato al posto delle botti il termine capasone deriva dall’ aggettivo capase (capace) ed indica il più capace e il più ampio di tutti i recipienti. In passato era usato soprattutto in puglia per conservare il vino utilizzato al posto delle botti prima che entrassero in funzioni le cantine sociali. oggi da contenitore per il vino il capasone diventa la culla e cornice di pregiati vini, in una rielaborazione delle forme, gli oggetti della nostra ricca tradizione ceramica grottagliese rivivono e si ridisegnano in una elegante commistione tra passato e moderno.

IL GUFO e LA CIVETTA I Greci e i Romani lo ritenevano un uccello sacro, accompagnatore di Atena  dea della saggezza e di Minerva dea della guerra.
Anche nel Medioevo era considerato simbolo di saggezza e  di sapienza, gli studenti sostenevano gli esami portando addosso amuleti a forma di gufo.
Il gufo è un simbolo molto fortunato per le persone nate sotto uno dei tre segni di Terra (Toro, Vergine e Capricorno).Una piuma di civetta veniva cucito sul vestito delle spose come portafortuna.


Le civette, oltre a portare fortuna, possono anche essere sinonimo di protezione. Nei tempi antichi si credeva che queste tenessero lontano il male dalle case. ”Atena”. La parola glaucopide  viene interpretata secondo due possibili accezioni: dea “dagli occhi glauchi” (azzurri, lucenti) o dea “dagli occhi di civetta”. Le due accezioni in greco antico si sovrappongono. La civetta (e in generale gli strigiformi, cioè i rapaci notturni, fra cui la specie più caratteristica è appunto noctua Minervae), essendo un uccello sacro, un animale totem, veniva indicata con un appellativo indiretto, che significava la glauca, l’uccello dagli occhi lucenti, il cui connotato tipico era la sapienza (l’uccello che vede al buio diviene allegoria della ragione, i cui occhi penetrano anche il buio dell’incertezza).La civetta, e in genere i rapaci  notturni, erano associati, sin dal tardo mesolitico, a una dea madre della

morte e della rigenerazione. Tale divinità femminile preindoeuropea viene a vario titolo assimilata dai popoli semiti e indoeuropei venuti a contatto col mondo del Mediterraneo e dell’Europa del neolitico. In Grecia, le Arpie e le Chere (e in origine le stesse sirene, che nel mito più arcaico erano immaginate come metà uccello e metà donne), sono filiazioni, insieme ad Atena, dell’antica dea madre uccello, il cui culto sopravvive, fra recuperi e demonizzazioni, fino alla diffusione del cristianesimo. Ritornando agli “Ulivi secolari”, ed ai   “Muretti a Secco”, l’ulivo in Puglia ,una magia che dura da oltre 3.000 anni. E tuttora il grande testimone del popolo mediterraneo. ogni ulivo si porta dentro, sin dai tempi del mito di Atena , i profili dei suoi migliaia di custodi. Questi monumenti  di austera e rara bellezza di respiro messapico,

sono una evidente dichiarazione d’amore per l’umanità oltre che una ricchezza culturale. infatti  il solenne ulivo plurisecolare è divenuto un bene d’interesse storico-artistico oltre che architettonico e archeologico. per esso si dice che  il passaggio attraverso le grandi cavità dei suoi tronchi sia di buon auspicio. per le genti questo rito sarebbe servito ad allontanare gli spiriti indesiderati  e chi avrebbe dimostrato ostilità nei confronti di tali  generose piante. dal sacro al profano :l ‘ulivo ha unito le genti e attraversato la storia dell’ umanità.L’ULIVO non vuole per crescere, ch’aria, che sole Che tempo ,l’ulivo! Nei massi le barbe, e nel cielo le piccole foglie d’argento. G. Pascoli”. Un’antichissima leggenda mediterranea narra che Atena e Poseidone un giorno si sfidarono per offrire il dono più bello al popolo, Zeus sarebbe stato il giudice della gara tra le due potenti divinità. Poseidone, colpendo con il suo tridente il suolo, fece sorgere il cavallo più potente e rapido, in grado di vincere tutte le battaglie. Atena invece colpì la roccia con la sua lancia e fece nascere dalla terra un albero bellissimo il primo albero di ulivo. La splendida pianta illuminava la notte, medicava le ferite e curava

le malattie e inoltre offriva prezioso nutrimento, donando benessere e quindi pace a tutte le genti che lo avrebbero coltivato. Zeus scelse questa, benedì le foglie argentee e disse: «Questa pianta proteggerà una nuova città che sarà chiamata Atene da te, figlia mia. Tu donasti agli uomini l’ulivo e con esso hai donato luce, alimento e un eterno simbolo di pace». Atena da quel giorno divenne la dea della città di Atene. Qualche tempo dopo uno dei figli di Poseidone cercò di sradicare l’albero di Atena, ma si ferì nel commettere l’atto sacrilego e morì. Gli ateniesi decisero così di far sorgere in quel punto l’Acropoli e far presidiare notte e giorno dai soldati la sacra pianta dell’ulivo.

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