RIAPERTA L’INCHIESTA NEL 2019, È STATA PRESE NTATA UNA RICHIESTA PER DESECRETARE TUTTI GLI ATTI.
DI CARLOTTA PISCOPO
Roberto Fico ha incontrato a Montecitorio i familiari di Italo Toni e Graziella de Palo, i giornalisti scomparsi a Beirut il 2 settembre del 1980 e mai più rintracciati. A distanza di 40 anni i parenti hanno rinnovato la richiesta che vengano messe a disposizione dei magistrati ed avvocati tutti i documenti dell’archivio di Stato mentre, in merito alla vicenda, il presidente della FNSI Giulietti che ha partecipato all’incontro, ha assicurato che il sindacato dei giornalisti continuerà a battersi per far piena luce sulla scomparsa. Graziella De Palo e Italo Toni uscirono dall’Hotel Triumph di Beirut, il 2 settembre dell’80 per salire su un’auto mandata dall’organizzazione palestinese Al Fatah. Avvertirono l’ambasciata d’Italia in Libano: “Se non torniamo entro tre giorni, venite a cercarci”. Infatti non tornarono, se ne perse ogni traccia.Lei aveva raccontato il traffico delle armi che partivano dall’Italia ed invece che ai destinatari ‘ufficiali’, finivano ai terroristi di vario genere, compresi i brigatisti nostrani. Lui aveva descritto i campi di addestramento in cui i miliziani palestinesi si preparavano alla guerriglia. Il viaggio in Libano, organizzato con la collaborazione dei rappresentanti in Italia dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, li portava nel cuore delle loro indagini. Nel mezzo la figura del colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi a Beirut, vecchia conoscenza di Aldo Moro che lo aveva nominato due volte nelle lettere scritte durante la prigionia, prima di essere ucciso dai brigatisti.
Giovannone era stato tirato in ballo dalla De Palo nella sua inchiesta sui traffici d’armi, ma è proprio a lui che, di fatto, viene assegnato il compito di indagare sulla sorte dei giornalisti. Giovannone sostiene tesi diverse, prima diffondendo la notizia che la De Palo è viva, poi che è morta.
Nel 1982 la Procura di Roma apre una vera inchiesta giudiziaria, ma il colonnello muore a sua volta nel 1985, quando è in attesa di giudizio. Della sorte dei due giornalisti italiani, oggi non si sa molto più di allora, nonostante le inchieste giornalistiche e vari libri scritti sull’argomento.
Nel 1984 il Governo Craxi applicò all’inchiesta il segreto di Stato, in seguito prorogato dal Governo Berlusconi. Nel 2014, essendo trascorsi i trent’anni previsti come limite massimo a tale provvedimento, una parte dei documenti è stata desecretata, non però le carte decisive, tanto da spingere la Federazione Nazionale della Stampa, il 25 giugno di quest’anno, a chiedere il sequestro presso la presidenza del Consiglio di tutti gli atti relativi all’inchiesta.
I familiari dei due giornalisti, non si sono mai arresi in tutti questi anni insieme ad alcuni esponenti politici e intellettuali. Nel dicembre del 2019, su richiesta di alcuni colleghi di Graziella De Palo e Italo Toni, la Procura di Roma ha accettato di riaprire le indagini. L’esperienza non offre larghi margini di ottimismo, ma la tenacia della famiglia, si è mostrata più forte di tante, troppe delusioni.
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