CAMORRA ESEGUITI 28 ARRESTI A CARICO DEL CLAN “SENESE”

CAMORRA ESEGUITI 28 ARRESTI A CARICO DEL CLAN “SENESE”
Read Time4 Minute, 13 Second

IN UN OPERAZIONE DELLA DDA ROMANA, DELLA SQUADRA MOBILE E DELLA GUARDIA DI FINANZA, SEQUESTRATI BENI PER CIRCA 15 MILIONI DI EURO AL CLAN CAMORRISTA, “SENESE” IL CLAN CHE CONTROLLAVA ANCHE VARI RISTORANTI E UNA FAMOSA CATENA. IL GIP SCRIVE «BASTAVA IL NOME PER INCUTERE TIMORE NELLE VITTIME E FERMARE LE VELLEITÀ DI ALTRI CONCORRENTI CRIMINALI»

DI GIOVAMBATTISTA RESCIGNO

Ecco cosa rivela una intercettazione telefonica nel corso delle indagini sul clan Senese “Cioè, qui stiamo parlando de.. che è il capo di Roma! Il capo… il boss della camorra romana! Comanda! Comanda tutto lui!”. Una frase che serve a dare l’idea agli investigatori di fronte a chi si trovano e quant’altro dello stesso tenore dovranno ascoltare, e con chi avranno a che fare, frasi come queste presentano un quadro ben ampio della personalità di Michele Senese agli investigatori e dello spessore dello stesso a cui la criminalità di Roma porge particolare attenzione, per meglio capire la personalità del soggetto, tra le altre cose soprannominato “O Pazzo”. E la DDA, la Squadra Mobile Romana e la Guardia di Finanza, ieri hanno assestato un duro colpo al clan del temuto Michele Senese sfoltendo le fila con 28 arresti (dei quali 16 in carcere) e il sequestro di 15 milioni di euro. Ecco cosa scrive nel merito il GIP Annalisa Marzano, nella sua ordinanza “La notorietà della famiglia Senese, era così diffusa che bastava evocare il nome del clan per persuadere i destinatari della intimidazione a piegarsi ovvero per frenare velleità di altri concorrenti del crimine organizzato di espandere il proprio controllo su zone, affari o ancora su canali di impresa già controllati dal clan di impronta camorristica”. Una personalità quella di Michele Senese salita alla ribalta sin dal periodo della Faida tra NCO e NF, allorquando venne inviato dal Clan Moccia di Afragola (NA), del quale era sodale a ricercare d eliminare gli uomini di “U’ Prufessore di Vesuviano” rifugiatisi a Roma nel corso della prima guerra di camorra, poi la sua fama e la sua potenza sono cresciute a dismisura ed in modo del tutto autonomo, omicidi, traffico di stupefacenti, estorsioni, usura, riciclaggio, e intestazione fittizia di beni. Michele Senese, oggi ristretto nella casa circondariale di Catanzaro ha sempre avuto un ruolo di primo piano e questo negli ultimi 30 anni il suo un ruolo di spicco, ha sempre avuto buoni rapporti con le altre famiglie malavitose della capitale, del litorale laziale e dintorni, quali i Fasciani, i Casamonica, i Gambacurta, e non essere mai sceso in guerra con loro poiché rispettosi dei patti tra loro stretti. Ha sempre intessuto anche buoni rapporti con le famiglie calabresi e siciliane e da ultimo Fabrizio Piscitelli, cresciuto nel suo mito e forse ammazzato perché aveva tentato troppo l’emulazione ed a certi livelli le parità non si accettano e tantomeno si condividono e mentre la Squadra Mobile eseguiva i suoi arresti, la Guardia di Finanza procedeva al sequestro dei beni sottoponendoli nel contempo ad amministrazione giudiziaria, tra questi, i quattro ristoranti della catena “Da Baffo” di Daniele e Mauro Caroccia, il caseificio Oro Bianco, oltre a svariate società per il commercio all’ingrosso di abbigliamento di marca nelle città di Frosinone, Verona, Milano, Brescia e Bergamo. Le fiamme gialle hanno eseguito sequestri anche a Napoli quali un immobile dal valore economico di 1 milione di euro e una barca da diporto, mentre a Cologno Monzese, quattro appartamenti. Il capo della DDA di Roma Ilaria Calò, che ha coordinato le indagini affidate dal PM Francesco Minisci alla Squadra Mobile e Alle Fiamme Gialle del Nucleo di polizia valutaria, l’ha definita “Un’operazione strategica”. Ma ritornando al perno Michele Senese, è stato capace di comandare anche in regime di detenzione facendo pervenire i suoi ordini all’esterno, alla sua famiglia che era pronta dal più anziano al più giovane ad obbedire al Capo, occupando all’interno dell’organizzazione un ruolo ben preciso, lo stesso Senese dal carcere, così come accertato dagli investigatori, era stato il mandante dell’omicidio Carlino, per vendicare la morte di suo fratello Gennaro. Maz un ruolo di vitale importanza all’interno del clan era quello del figlio Vincenzo, 43enne, tratto in arresto in Puglia presso un resort di lusso, il quale per l’Agenzia delle Entrate risulta nulla tenente, e del quale gli investigatori hanno ricostruito minuziosamente la vita di elevato tenore che conduceva. La sua persona godeva di gran rispetto, sia a Roma centro che fuori le mura, pronto a dare protezione, a commercianti, ristoratori, imprenditori e ricevere dagli stessi in cambio qualsiasi cosa loro chiedesse. Duro e articolato il lavoro dei magistrati e degli investigatori, per portare alla luce anche tanti intrecci e retroscena, tant’è che al clan, i magistrati contestano l’aggravante del metodo mafioso. Per quanto concerne poi la presunta instabilità mentale o pazzia del boss, usata per passate scarcerazioni e fughe, scrive ancora il GIP: “Si esclude, radicalmente, che l’equilibrio psicofisico di Senese sia inficiato da patologie psichiatriche; il tenore di numerosi dialoghi intercettati dimostrano lucidità, freddezza, piena coscienza e consapevolezza delle sue opere”.

 

0 0
Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleppy
Sleppy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

Archivio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

it_ITItalian
it_ITItalian