NDRANGHETA, DECINE DI ARRESTI IN CALABRIA: PILOTAVANO APPALTI PER FAVORIRE IL CLAN PIROMALLI

NDRANGHETA, DECINE DI ARRESTI IN CALABRIA: PILOTAVANO APPALTI PER FAVORIRE IL CLAN PIROMALLI
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COLPITO IL PROFILO IMPRENDITORIALE DEL SODALIZIO CRIMINALE OPERANTE A GIOIA TAURO. SIGILLI A BENI E AZIENDE PER 103 MILIONIDI EURO. L’OPERAZIONE HA COINVOLTO ANCHE NUMEROSE PROVINCE DAL NORD A SUD DELLO STIVALE, ISOLE COMPRESE.

DI GIOVAMBATTISTA RESCIGNO

Gli appalti erano pilotati per favorire le cosche della ‘ndrangheta, da una maxi indagine della Guardia di Finanza arresti dieri mattina in Calabria. Impiegati oltre 500 finanzieri in forza al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, in sinergia con i colleghi del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata ed ai colleghi dei Comandi Provinciali interessati territorialmente dalle indagini, hanno dato esecuzione sin dall’inizio delle prime luci dell’alba di ieri numerosi provvedimenti cautelari personali e patrimoniali nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia, Messina, Palermo, Trapani, Agrigento, Benevento, Avellino, Milano, Alessandria, Brescia, Gorizia, Pisa, Bologna e Roma. Waterfront così è stata denominata l’operazione che è stata coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri. L’operazione non è stata altro che l’ultimo atto delle investigazioni condotte dal Gruppo investigazione criminalità organizzata, Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria, finalizzate al contrasto dei profili imprenditoriali della cosca di ‘ndrangheta “Piromalli”, operante nella piana di Gioia Tauro. Agli indagati sono stati contestati i reati di che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta aggravata dall’agevolazione mafiosa, di frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche corruzione ed altri gravi reati, un vero e proprio cartello criminale quello sgominato dalla G.di F., che annoverava quali sodali imprenditori e pubblici ufficiali ritenuti tutti responsabili a vario titolo dei reati innanzi riportati I provvedimenti cautelari sono stati emessi a carico di 63 persone, tra i quali, ribadiamo nuovamente, imprenditori e pubblici ufficiali, i provvedimenti sono stati così suddivisi dall’A.G. inquirente:- a 14 persone è stato notificato il regime della pena alternativa degli arresti domiciliari  e sono:-  Francesco Bagalà  cl. 77, Francesco Bagalà cl. 90, Giorgio Morabito, Angela Nicoletta, Carlo Cittadini, Giorgio Ottavio Barbieri, Cristiano Zuliani, Francesco Migliore, Filippo Migliore, Alessio La Corte, Vito La Greca, Francesco Mangione, Giovanni Fiordaliso, Domenico Gallo. Nei confronti di Pierluigi Risola, Antonino Crea, Michele Gabriele, Santo Fedele, Giuseppe Currenti, Francesco Fedele, Bruno Polifroni, Santo Custureri, Luigi Bagalà, Alessandra Campisi, Caterina De Giuseppe, Marzia Granchi, Pietro Pileggi, Antonino Quattrone, Domenico Coppola, Santo Gagliostro, Vincenzo Bressi, Maria Alati, Luca Giachetti, Simona Castiglione; sono stati emessi e notificati 20 decreti di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’A.G. ha altresì emesso a carico di 29 persone altrettanti divieti temporanei di esercitare attività imprenditoriale, che sono:- Andrea Amato, Antonio Barbaro,  Francesco Cuambriello, Antonio Cilona, Sergio Cittadini, Giuseppe Cosentino, Demetrio De Angelis, Francesco Deraco,  Gianluca Fiore,  Iacopo Granchi, Rossano Granchi, Angelo Sebastiano Locatelli, Giuseppe Loprete,  Leonardo Maiolo, Mattia Mattogno, Domenico Maugeri, Ludovica Giuseppina Miceli, Giovanni Oliveri, Giuseppe Patrice Oliveri, Antonino Papalia, Alessandro Piccirilli, Francesco Pileggi, Fortunato Igor Pisano, Vincenzo Polifroni, Carlo Pollaccia, Giovanni Romano, Agostino Ruberto,  Giovanni Todarello,  Francesca Trunfio. Inoltre a carico di 45 delle persone indagate sono stati operati e predisposti provvedimenti cautelari reali per un valore di 103 milioni di euro costituiti dall’intero patrimonio aziendale, nonché dalle disponibilità finanziarie costituenti rapporti bancari/finanziari/assicurativi e partecipazioni societarie. La nuova inchiesta, ha interessato il Comune di Gioia Tauro, (ritornato da poco alla gestione normale poiché era stato commissariato per mafia), o meglio l’ufficio tecnico del Comune, che garantiva l’infiltrazione della cosa Piromalli nei pubblici appalti, grazie ai suoi vertici Franco Mangione e Pierluigi Risola suo vice. A seguito dell’attività d’indagine i magistrati inquirenti scrivono “Le indagini hanno riscontrato diffuse irregolarità di carattere contabile e amministrativo nell’esecuzione degli appalti”. Gli appalti a quanto pare riguardavano anche opere pubbliche importanti come il palazzetto dello sport, il parcheggio interrato e il centro polifunzionale di Gioia Tauro. Il tutto poi con “l’acclarata complicità” di pubblici ufficiali – dirigenti e direttori dei lavori, collaudatori, tecnici, progettisti e responsabili unici pro tempore dei procedimenti relativi agli appalti e incaricati dalle relative stazioni appaltanti. Coinvolti nell’indagine anche il segretario del Comune di Rosarno Maria Alati. Complicità alla cosca Piromalli veniva offerta dai rup, i quali facevano si che le opere affidate alla Waterfront lievitassero, permettendo loro “di poter lucrare ingenti profitti ai danni della Regione Calabria e della Comunità Europea che ha cofinanziato i progetti di riqualificazione strutturale” questo quanto scritto dagli inquirenti.

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