L’INTERVISTA AL MAESTRO SARTORIALE SALVATORE RESCIGNO “IL PRIMO SARTO DELLA MIA FAMIGLIA FU’ MIO NONNO LUIGI POI MIO PADRE ED INFINE IO”

L’INTERVISTA AL MAESTRO SARTORIALE SALVATORE RESCIGNO “IL PRIMO SARTO DELLA MIA FAMIGLIA FU’ MIO NONNO LUIGI POI MIO PADRE ED INFINE IO”
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IO HO SEMPRE SEGUITO LA SCUOLA SARTORIALE NAPOLETANA, LA PIÙ FAMOSA AL MONDO, LA SCUOLA NAPOLETANA, SI DIFFERENZIA DALLE ALTRE IN QUANTO SI CUCE A PICCOLI PUNTI, IN PARTICOLARE NELLE RIFINITURE
DI GIOVAMBATTISTA RESCIGNO
“C’era una volta l’antico mestiere”, oggi ci intratterremo in un interessante colloquio con: – Salvatore Rescigno, oggi in pensione erede e poi titolare dell’omonima sartoria, con sede in Castel San Giorgio, attività che ebbe inizio nel 1800 col nonno Luigi. Maestro Salvatore, lei è figlio d’arte? Tengo a chiarire che non sono figlio d’arte, sono nipote d’arte, già mio nonno Luigi era sarto, poi mio padre Pietro, io sono la terza generazione, la sartoria di mio nonno già era operante nella metà del 1800, e su ciò voglio essere più chiaro, il primo sarto della famiglia fù mio nonno Luigi, poi mio padre Pietro, ed altri suoi cugini, poi mio fratello Luigi, le mie due sorelle, delle quali la seconda Carmelina, era anche insegnante di taglio, infine io. La sua una famiglia, cresciuta tra stoffe, fodere e tavoli da taglio, un ricordo? Tanti i ricordi, ma la cosa più bella per me è ricordare i momenti in cui nella sartoria eravamo seduti io mio padre e mio fratello, l’immagine di mio padre, maestro di vita e di lavoro, non solo per noi figli, ma anche di tanti ragazzi che venivano ad apprendere l’arte sartoriale, e anche di nostre due pantalonaie. Ricordo, mio padre, il quale anche se non un omaccione, solo con uno sguardo ed un piccolo rimprovero, ti faceva constatare gli errori e rimetterti in carreggiata, ecco ricordo la delicatezza con la quale faceva capire a chi non era portato per l’arte del cucito, di avviarsi ad un altro lavoro. E’ vero che il sarto da uomo non confeziona i pantaloni, ma viene collaborato dalle “pantalonaie”? No, non è detto che il sarto artigianale, non confeziona i pantaloni, cucire un pantalone, porta via molto tempo, ed il tempo per un sarto è prezioso, quando a bottega il sarto aveva delle signore e signorine, che confezionavano i pantaloni, ed erano brave, a volte anche più brave dello stesso sarto, comunque c’erano anche bravi pantalonai. Si può dire che il pantalonaio è uno specializzato, il sarto lo taglia, la pantalonaia confeziona, ma la responsabilità del confezionamento è sempre del maestro sarto, in quanto è lui che impartisce le direttive. Oggi lei consiglierebbe ad un giovane di avviare un attività sartoriale? Certamente, nel modo più assoluto, ma oggi, per un giovane è difficile, innanzitutto, dovrebbe avere alle spalle un discorso sartoriale, ovvero di bottega, non si diventa sarto da un giorno all’altro, si impiegano anni e si ci realizza solo con tanta passione. Io iniziai dopo avere terminato le scuole medie inferiori, ma dopo tre anni, ero già un buon sarto, in quanto di mattina andavo a bottega, la sera poi mi dedicavo alla lettura di riviste e libri per sarti, in modo tale che il giorno dopo, quando tornavo “Ndo Mast’” potevo cimentarmi in altro, e io sono stato presso varie sartorie per imparare, ma non con mio padre, perché con lui il discorso sarebbe stato ben diverso, un rapporto tra padre e figlio, è sicuramente diverso da quello che si ha con chi ti insegna c’è molta più confidenza, anche se a volte come già detto stavo a bottega con lui e mio fratello. Per conseguire ottimi risultati oltre l’impegno bisogna avere bravi maestri lei li ha avuti, che ricordo ha? Ricordo tutti i miei maestri sarti, e tutti ho un ottimo ricordo, ma come tutti gli scolari, il primo maestro non si dimentica mai, inizia a cucire, nella vicina Siano, da mastro Giovanni detto “o pazz”, per la sua estrosità, era un grande artista, un mago dell’ago, poi sono stato presso varie botteghe, finanche da Pavone a Salerno, da lui ho appreso tanto, la raffinatezza ed il modo di abbellire gli abiti, il segreto della manica delle giacche da uomo, il segreto di come far combaciare le righe delle giacche a quadri, un grande maestro. Ottimi ricordi. L’arte sartoriale a Castel San Giorgio è stata sempre in voga, quante sartorie ricorda operanti sul territorio? Solo a Castel San Giorgio centro vi erano 13 sartorie, poi 2 per ogni frazione, tenga presente che le frazioni sono 13, quindi nel territorio comunale, operavano, ben 39 sartorie e lavoravamo tutti, forse io un poco di più perché ero giovane ed essendo tale portai alcune innovazioni. Quale scuola sartoriale ha seguito nel corso della sua attività? Io ho sempre seguito la scuola sartoriale napoletana, la più famosa al mondo, la scuola napoletana, si differenzia dalle altre in quanto si cuce a piccoli punti, in particolare nelle rifiniture, la stessa tende ad esaltare ciò che attira subito l’occhio, in particolare le impunture, ovvero le rifiniture che evidenziano in particolare gli orli dei colli delle giacche. Invero anche le altre scuole sono di grande formazione, ma tra i sarti bravi figurano gli ebrei d’America, e da uno di essi con il quale avevo uno scambio amicale e professionale ho appreso tante cose, come egli ha appreso da me, ecco ad esempio l’impuntura. Ad un tratto della sua vita professionale, cambia e sceglie l’insegnamento perché questo cambio di rotta? Non fù un’inversione di tendenza, ma i tempi iniziarono a cambiare, la produzione industriale cominciò ad invadere il mercato, le spese erano tante, dal fitto della bottega, ai contributi, e tante altre cose, a quel punto lessi di un concorso e vi partecipai, e per ben 25 anni sono stato il maestro sarto dell’orfanatrofio Umberto I di Salerno, poi divenni membro di commissione per gli esami di stato per sarti, nei corsi formativi professionali regionali. Il prodotto industriale abbatte l’artigianato e dimezza il lavoro, è vero? Si è vero, perché in media per confezionare un abito sartoriale ci vogliono all’incirca 15 giorni, in fabbrica, un vestito viene confezionato in 2 ore, questo grazie alla catena, ma ahimè il risultato non è lo stesso, ciò comporta l’abbattimento dei costi, a volte con i soldi che si spendono per la stoffa ed il lavoro sartoriale, in un negozio se ne riesce ad acquistare anche due di media importanza. Poi se parliamo di quelli confezionati nei paesi orientali, lì il costo, si abbatte di cinque volte. Come sarto, quali stoffe ha prediletto e tutt’oggi predilige? Un sarto italiano, predilige le stoffe italiane, da quelle di Ermenegildo Zegna a quelle dei fratelli Zegna, Cerruti 1881, l’odierno l’oro piano, non disdegno o disprezzo il prodotto estero, ma io ho sempre amato le stoffe italiane, il nostro prodotto, su tutti i campi, dalla sartoria ai mobili, agli alimenti, perché credo che noi italiani, posso anche sbagliarmi, siamo maestri un po’ su tutto. Un ultima domanda, si ritiene soddisfatto? Soddisfattissimo, potendo rifarei tutto il mio percorso da capo, non nego che oggi prossimo alla soglia ottanta anni, di tanto in tanto mi diletto a confezionare per me qualche abito. Le dirò di più, oggi se dovessero riaprire le scuole per sarti, andrei ad insegnare anche gratis, con lo spirito e la passione di sempre per trasmettere ai giovani quello che ho imparato.

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