“LA LIBERTA’ E’ COME L’ARIA, CI SI ACCORGE DI QUANTO VALE QUANDO COMINCIA A MANCARE” – Gaetano Calamandrei”

“LA LIBERTA’ E’ COME L’ARIA, CI SI ACCORGE DI QUANTO VALE QUANDO COMINCIA A MANCARE” – Gaetano Calamandrei”
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I 6 PERSONAGGI SANGIORGESI DA RICORDARE OGGI XXV APRILE IL LORO CONTRIBUTO DI VITE E DI IDEE PARTI INTEGRANTI DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE.
DI GIOVAMBATTISTA RESCIGNO
Nella guerra di liberazione nazionale del 1945, non spiccano solo le città come Napoli Roma Milano ecc. ecc., che per la loro estensione e densità di popolazione, nonché strategica, ma prendono parte alla storia dell’unificazione e ci rientrano a pieno titolo anche tanti paesini come Sant’Anna di Stazzema, ed altri piccoli centri, e tra questi anche Castel San Giorgio, che nel suo piccolo contribuì, sia come ideali, sia come costo di vite umane (nella guerra regolare), combattuta accanto ad un folle, sia quella delle brigate partigiane, o delle file politiche di opposizione, persone perseguitate per i loro ideali, quali aderenti al Partito Comunista d’Italia, sono qui a volerne ricordare solo 6, quelli che più si misero in mostra in quel periodo Biagio Alfano (partigiano), Carmine De Caro, (componente della direzione nazionale del P.C.d’I.) Giuseppe Della Monica, meglio ricordato (come Peppino U Barbier, componente della federazione provinciale del PCI), l’Avvocato Raffaele Lanzara, il Tenente Bruno Lombardi, Gaetano Rescigno (Maestro Muratore, ucciso per rappresaglia a Napoli), e l’avvocato Aniello Capuano. Questi i personaggi che diedero in prima linea il loro contributo per la liberazione d’Italia, ma di costoro, solo in tre ebbero la gioia di scendere in piazza quel XXV Aprile e festeggiare la tanto attesa di liberazione, gli altri, non potettero vivere tale gioia, la barbarie Nazifascista, glielo aveva impedito, “Come scriveva qualcuno, dell’uomo si può cancellare la vita, lo si piò sopprimere, ma di loro non si potranno mai cancellare le gesta ed i pensieri). A queste preminenti figure della resistenza, è doveroso affiancare quella di

                                   

Avv. Aniello Capuano

Aniello Capuano, un giovane avvocato immediatamente inviato in guerra dopo la laurea in (Africa Orientale Italiana), quale ufficiale di fanteria che non appena rientrato iniziò la sua attività nella lotta clandestina, e proprio per questi motivi, venne nominato il 26 Aprile, dal CLN sindaco del comune di Castel San Giorgio, alla sola età di 27 anni, in quanto i componenti del CLN avevano saputo, che “Aniello, anche in quel periodo e nonostante lo status di Ufficiale che lo condizionava, non aveva rinunciato come già in precedenza palesato le sue idee a favore della classe operaia e del P.C.d’I). Ma è d’uopo ora tracciare una piccola biografia dei 6 partigiani e antifascisti sangiorgesi, partendo dal meno noto, ma dal più giovane.

” Biagio Alfano”
Biagio Alfano, della cui storia personale e familiare si conosce ben poco. Nato nel 1925, non seppe domare i giovanili ardori e la sete di libertà che lo animava ed appassionava. Spinto da tanto ardore, raggiunse la Romagna e precisamente la provincia di Piacenza ed aderì alla 142^ Brigata Divisione Val d’Arda, ivi assunse il nome di battaglia Pantera; cadde in combattimento a Groppo Visdano, frazione del comune di Groppello (PC) il 05.05.1944, riposa nel cimitero di Piacenza nel settore riservato a i partigiani area IV posizione 35 la sua tomba è curata dall’ANPI, ed è ricordato in una lapide a Genova Campi (GE), a Castel San Giorgio, solo il marmoreo cartello stradale con sopra il suo nome che indica la strada a lui dedicata.

Ten. Bruno Lombardi”
Bruno Lombardi era nato a Castel San Giorgio il 4 luglio 1912. Partecipò alla guerra in Africa ove fu fatto prigioniero, a seguito del ferimento ad una gamba. Nel corso della prigionia mantenne alto il senso del dovere e l’amore per l’Italia lontana che nei suoi pensieri vedeva grande e libera. Durante il periodo nazifascista affrontò numerose volte la morte, prese parte attiva in una organizzazione partigiana e combattè duramente il nemico, fornendo ai suoi superiori preziosissime informazioni che furono fondamentali per la liberazione di Roma. Dopo essere rientrato a Castel San Giorgio, ritornò quale volontario sul fronte interno a combattere a fianco degli Anglo-Americani, quale comandante di sezione impiegata per il rifornimento delle truppe. Il 23 Ottobre 1944, in Sassoleone (BO) rientrando all’accampamento, venne colpito a morte da una granata che gli scoppiò a distanza ravvicinata. A lui è intitolato il corso principale ed il circolo sociale che si trova al centro del capoluogo.

“Giuseppe Della Monica”
Giuseppe Della Monica, nacque a Castel San Giorgio il 26.09.1898 ove morì nel 1955, ricordato e chiamato da tutti “Peppino ‘o Barbiere, fu un fervente antifascista e anti Sabaudo”, intellettuale sangiorgese, perseguitato nell’intero periodo fascista dai gerarchi locali e dai componenti della camera dei fasci del suo paese. Nel dopoguerra, grazia alla sua attività ed alla sua preparazione da autodidatta fece parte dei dirigenti della Federazione del PCI di Salerno. Giuseppe Della Monica, fù un uomo dalla straordinaria ironia, e sfidando la politica e le restrizioni della dittatura del tempo, ebbe il coraggio di travestirsi da Negus, durante la Guerra d’ Etiopia e farsi trasportare su di un carretta, chiuso in una gabbia, lungo le strade del paese. Per protestare contro l’Imperialismo dei Savoia e del capo del partito fascista Benito Mussolini. A lui l’amministrazione comunale intitolò un strada, dalla quale si raggiunge, l’attigiua via Raffaele

“Il Pluridecorato Avv. Raffaele Lanzara”

Raffaele Lanzara, nacque a Castel san Giorgio il 2.10.1987, ove morì nel 1945 pochi giorni dopo la liberazione. Avvocato, politico, antifascista fu una figura generosa, ed a ebbe in cuore la venerazione per la Libertà. La Patria, come unità di tutti gli Italiani, occupò nel suo animo il posto privilegiato. Tutto questo lo spinse a partire volontario negli arditi. Fu decorato con medaglia d’argento al valor militare e, per altre azioni, con medaglie di bronzo: nel corso della prima guerra mondiale. Di pensiero liberale, affrontò con coraggio gli avversari, e fu vittima di agguati e minacce. Di Raffaele Lanzara si conservano numerosi discorsi rievocativi, celebrativi e commemorativi. Ed un saggio scritto nel 1920 saggio che conserva il figlio Raffaele junior. “Le religioni del diritto”, libro di grandissimo interesse culturale. A lui è intitolata una strada che è il prosieguo di via Biagio Alfano.

“Carmine De Caro”
Carmine De Caro nacque a Castel San Giorgio il 23 settembre del 1895. Carmine andò a studiare a Napoli, dove divenne perito agrimensore. Fu proprio a Napoli che maturarono le sue convinzioni verso gli ideali del Partito Comunista d’Italia. La frequentazione dell’ambiente napoletano lo avvicinarono al movimento operaio, movimento che cominciava a nascere intorno all’Italsider di Bagnoli. Ben presto ebbe a frequentare lo studio dell’ingegnere Amadeo Bordiga, il primo segretario del Partito Comunista d’Italia e mente propulsiva delle innumerevoli iniziative a fianco del proletariato nei primi anni del 900. Occupò un posto di prima grandezza nel panorama politico del movimento operaio agli albori della sua nascita. Fece parte della fazione chiamata “Massimalista”, intransigente e rivoluzionaria, la quale predicava la socializzazione dei mezzi di produzione e l’abbattimento violento del regime borghese. Fu tra i nomi più illustri della tendenza intransigente, come Luigi Repossi, Bruno Fortichiari, Ferdinando Garosi, Arturo Carati, Mario Trozzi di Sulmona, Pio Carpitelli di Livorno. Questi furono i protagonisti della corrente del Partito Comunista d’Italia a cui appartenne Carmine De Caro. Giacinto Menotti Serrati, successivamente diventato direttore dell’Avanti, dopo la direzione Mussoliniana, e di altri giornali come il “Proletario” e “l’Avvenire del Lavoratore” insieme a Gramsci, Vella, Lazzari e Serrati stesso rappresentavano la parte meno intransigente del Partito Socialista dell’epoca. Tanto da essere ritenuto persona pericolosa dai capi del regime, più volte arrestato e mandato al confino, controllato giorno e notte, e dovette riparare anche all’estero. Nel periodo politico ebbe una forte produzione letteraria, sia in libertà che nei periodi di detenzione e confino, la produzione venne distrutta dalla sorella Genoveffa che temeva ripercussioni e ritorsioni da parte dei fascisti. A lui è stata dedicata una strada del Capoluogo, e l’Aula Consiliare.

“Sig. Gaetano Rescigno”
Gaetano Rescigno, nacque a Castel San Giorgio 20.08.1908, Napoli 30.09.1943, Reggia di Capodimonte. Gaetano era un bravissimo maestro muratore, una mattina del 28 Settembre 1943, come al solito si stava recando a lavoro a Napoli, località Capodimonte, dove giunto a bordo di un bus, appena sceso, mentre stava per entrare nel palazzo dove doveva effettuare dei lavori veniva rastrellato dalle unità Naziste, ignaro di cosa fosse accaduto nei giorni antecedenti il rastrellamento. Nel Real Bosco si erano stabiliti i soldati della Wehrmacht, e nelle scuderie del palazzo reale molte unità della Divisione Corazzata “Hermann Göring”. La mattina del 29 settembre su Via Miano all’altezza del Regresso di Capodimonte, era in transito un automezzo militare tedesco, preceduto da un sidecar da ricognizione. Ad un tratto l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco fanno sì che il mezzo arresti la sua marcia, l’autista rimane ucciso intanto il sidecar inverte la marcia e corre a dare l’allarme. La reazione dei Nazisti è furibonda: dopo poco una colonna corazzata si dirige verso il borgo bloccando le vie principali: un carro armato, discendendo da Viale Colli Aminei, scoperta la presenza di alcuni insorti sul muro di cinta del Real Bosco, fa fuoco con la mitragliatrice colpendo indelebilmente a Reggia. Entra poi dalla Porta Piccola e risponde al fuoco degli insorti nascosti anche sui tetti del Fabbricato Palazzotti che viene distrutto. I tedeschi rastrellano gli uomini del quartiere e li radunano al maneggio nel bosco, tra essi capita anche Gaetano Rescigno. Nella serata, Eva Schmitt, una signora tedesca residente da anni nel quartiere, è chiamata dalla gente per spendere una parola convincente presso il comando, ci riesce, ma solo in parte. Il giorno dopo, i tedeschi, fanno uscire tre uomini e un ragazzo, accusandoli dell’uccisione del soldato tedesco, li conducono tra i viali del bosco. Gaetano Rescigno, Salvatore Palumbo con suo figlio Ciro, appena quindicenne, e l’aviere scelto Angelo Ciòrciari, vengono portati sul ciglio di una fossa per il deflusso delle acque e glielo fanno allargare, dopodichè, vengono raggiunti alle spalle da varie scariche di mitragliatrice. A Napoli la loro sacrificio è ricordato con una lapide apposta all’esterno del parco di Capodimonte, per Gaetano Rescigno, fino ad oggi nemmeno una lapide, ma è inserito nell’elenco a cui intestare le nuove vie della cittadina.

Queste le storie personali di cittadini di un piccolo paese che entrano, o meglio, sono entrati con passi da gigante nella storia della 2^ guerra mondiale e di liberazione, facendo conoscere a tanti italiani anche Castel San Giorgio . Mi preme ringraziare, l’amico, il Priore dell’ Arciconfraternita Maria Immacolata sig. Gennaro Cibelli, che ieri, mi ha contattato telefonicamente, dicendomi testualmente, “Non dimenticare, se scriverai sul 25 Aprile, che alla liberazione d’Italia chi in modo diretto, chi indiretto e chi per mera combinazione hanno contribuito anche dei nostri concittadini”, mi ha così rinverdito i ricordi e riportato alla mente questi esempi di vita e di estremo sacrificio fino alla morte. Il giornale di Artestv.it, non poteva rinviare questo appuntamento con la Storia, narrando in modo giornalistico ed alquanto sintetico la loro vita di alcuni dei tanti eroi, che con il loro sacrificio, ci hanno permesso di vivere oggi e per i posteri in libertà.

 

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